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celie Palatine (e non solo)

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Il giardino di Boboli visto dal corridoio d'entrata della Palatina. Mi scusino i veneti per lo scempio dialettale, ma mi viene in mente Balasso: "Ciao poeràcio, varda che vista da la mia terrassa"

ovvero sbobinatura delle annotazioni durante una visita nel corso del Mese di Riappropriazione Museale (MRM™)

Erano davvero secoli che non tornavo alla Palatina.
Entrée ansiogena perché mi viene incontro la temporanea Bella Italia, che però all’inizio mostra cose fiorentine bellissime ma – tranne questo Masaccio – viste e straviste (Uffizi Bargello etc.) e cose torinesi scarsamente rilevanti.
Temo che mi abbiano fregato ma poi fortunatamente trovo il corridoio e inizia la visita vera e propria.

L’ambiente è ideale, pochissime persone e quelle poche si affrettano perché è ora di pranzo: siamo in pieno clima di riappropriazione. Bene.
Quasi subito una vecchia conoscenza: Furini (penalizzatissimo dalla illuminazione, che per tutta la Palatina è antica e sparata sulle tele), più un Rubens e un Rosso Fiorentino. La magnificenza del Soffitto delle allegorie mi distrae un po’.
Mi chiudono alle spalle una sala alla mia uscita. Comincio a sospettare che la copertura organico del personale abbia qualche problema di carenza…
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Trompe bob

oggi se non erro si conclude a Palazzo Strozzi la mostra Inganni ad Arte dedicata a trompe-l’œil e analoghe tecniche di sviamento. Spinto da giudizi lusinghieri l’ho visitata giovedì sera e da quanto ho visto non mi sento certo di persuadervi a fare lo stesso… una mostra eterogenea, più tecnica che artistica, che assomma tele, mobilio, frammenti, cere della Specola; soprattutto una mostra che non incontra il mio gusto personale se non in tre opere (Artnica di Poirier, La citrouille di Gilou (foto) e il Cristo morto del Molteni). Continua a leggere →