Archivi tag: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Mehtoven

chi trova un amico trova un tesoro, e devo dire che musicalmente parlando ho potuto sperimentare tutto ciò ieri l’altra sera quando, approfittando della benevolenza di un abituale frequentatore di questi lidi, ho acciuffato al volo un biglietto per la seconda serata Beethoven/Buchbinder/Mehta, che inizialmente avevo trascurato in favore di altri eventi di là da venire. Mi sarei così perso una serata di pregio, per merito soprattutto dell’orchestra del MMF la quale, e lo dico senza esaltazioni del momento, ha suonato con una verve e perfezione tecnica che da tempo le mie un po’ altezzose orecchie non le avallavano.
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il tartan e il cachemire

ieri, antigenerale di Lucia. Considerando l’ora pomeridiana, buono il successo di pubblico, dato confortante anche in rapporto al fatto che i biglietti in vendita vedevano il loro ricavato devoluto all’AIRC.
Qualche spunto tenendo conto del carattere di prova.
Il quadro d’insieme dell’allestimento (Graham Vick e Paul Brown) è classico, con una scenografia statica su due piani  (esterno, curato, blu metallico – interno grigio, parete liscia) resi dinamici da elementi scorrevoli  componibili, con (a mio avviso) un vago significato psicologico per cui l’apertura dello spazio riecheggia l’angoscia materiale, terrena, dei protagonisti. Continua a leggere →

finire in Gloria

due parole, giacché per meno di un’ora è ancora il 150° compleanno di Puccini, da spendere per la Messa (cd. Messa di Gloria) ascoltata ieri al Comunale nella lettura di Giuseppe Lanzetta e dell’Orcafi insieme al Coro del Caricentro. Esecuzione, mi duole dirlo, non certo indimenticabile per brillantezza  o scelte interpretative, che tuttavia ha portato alla mia attenzione per la prima volta un lavoro giovanile (scoperto postumo, come sapete, nei primi anni 50) dotato di buone soluzioni (quasi bruckneriano in certi passaggi), anche se decisamente acerbo nel trattamento vocale e di alcuni strumenti. Credo inoltre che ci sia una quasi assoluta necessità (ieri non esaudita) del raddoppio degli archi, altrimenti impalpabili in rapporto al coro pieno.
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Brahms’s in the mood

Nello stretto giro di otto giorni lavorativi, l’integrale di sinfonie e concerti del Nostro. Un po’ faticoso, ma niente affatto male. Un direttore che, come ognun sa, ha per questo compositore una vera predilezione, trasmessagli addirittura dal padre e catalizzata dagli anni viennesi di studio. Solisti di gran rango. Orchestra sui soliti alti livelli. Che volere di più?
Eppure esco da questa full immersion col bicchiere pieno a tre quarti in rapporto all’optimum che è lecito pretendere da assi di briscola come questi.
Il Maggio e Mehta sono giunti a proporre cose davvero eccellenti, come le due sinfonie mediane, la Seconda (in assoluto la prova migliore del ciclo, un ideale riferimento) e la Terza (nonostante un avvio distratto degli ottoni). Per converso, ho ascoltato una Prima assai più svogliata di quella di due anni or sono, ed una Quarta – ieri – in cui il primo movimento sembrava in certi passaggi una pagina di Ciaikoskij (non a caso atout molto forte di ZM), e in cui le variazioni  dell’ultimo movimento erano molto appesantite. Continua a leggere →

etude op. 10 n. 12

generosissimo “Fima” Bronfman ieri sera: dopo il Concerto brahmsiano ha offerto i lunghissimi Arabeske di Schumann (il famoso campo di battaglia, tra gli altri, del compianto Economou) e lo studio di Chopin, che il ragazzo dietro di me e Duccio in galleria han beccato sùbito (io invece sono un po’ arrugginito).
Come dimostra questo encore bavarese dell’anno passato, il pezzo è stabilmente nel repertorio del pianista russo-israeliano.

grazie zia

ore 8.00 am. – stordito e impossibilitato al sonno da una peraltro ottima pizza al salame piccante che, manco fosse il “gastro-incantesimo del fuoco”, mi ha costretto all’assunzione di una quantità di magnesie tale da quasi trasformarmi in flash polaroid, approfitto delle ore mattutine per scrivere del Siegfried di ieri. Ciò mentre mi ascolto il terzo atto diretto da Marek Janowski (Adam/ Wenkel/ Kollo/ Altmeyer).

Opera complessa il Zweiter Tag, che con la sua lunghezza spaventa (la vescica de) l’ascoltatore, ma non solo lui (lei): nella sua autobiografia uscita lo scorso anno, Zubin Mehta ne parla “coi guanti” ed una punta di “non congenialità”. Continua a leggere →

une transcription de Strauss

Stanotte su RAI3 trasmettevano un concerto di Buchbinder alla Scala, direttore Robin Ticciati, scorsa stagione. Dopo il KV 509 ha eseguito come encore lo stesso brano presentato martedì scorso qui al Maggio. Si tratta della Soirée de Vienne, trascrizione straussiana ad opera di Alfred Grünfeld, pezzo che come vedete ho trovato anche nell’interpretazione autentica, certamente più asciutta di come virtuosisticamente l’ha eseguita Buchbinder.

Due rilievi. A pranzo ier l’altro si bofonchiava che l’accostamento Brahms/Pipistrello fosse un poco ardito; certamente col Mozart scaligero ci stava molto meglio.  Stanotte invece ho notato che l’anno scorso Buchbinder introduceva il suo encore in italiano, quest’anno lo ha fatto – come da titolo – in francese: sarà l’effetto dei tagli?

Meredith e la cavia

al Cabaret Concert di Meredith Monk, che chiude Maggio Off, troviamo persone d’ogni età, io c’ho portato mio padre (classe 1937 d.C.) per fare un esperimento sulla sua recezione della musica d’avanguardia. Dopo quindici minuti ho visto che non applaudiva mai ed ho temuto il peggio: in realtà l’aria condizionata gli faceva freddo allo stomaco e quindi teneva le braccia raccolte. Alla fine ha gradito, e sono contento di questo, anche se penso che sia difficile per MM essere realmente compresa. Continua a leggere →

James and the city

lunedì scorso la Lady Macbeth. Opera che conoscevo pochissimo, salvo due circostanze non proprio musicologiche: l’impiego “pelvico” degli ottoni e la sbrigativa metabolé scenicamente ispirata all’insuperato volo di Blatter. Ben altre sono le ricchezze della partitura, come è ovvio, e la cifra del compositore è chiaramente avvertibile in più situazioni, ad esempio nel magistrale contrapporsi di alcuni strumenti (oboe, clarinetto) al tessuto orchestrale, con echi che rimandano ad uno dei più celebri capolavori di Sostakovic, la sua Quinta sinfonia. Continua a leggere →

Cha[nt]illy

il direttore di gran classe e l’orchestra di levatura si riconoscono già in poche battute dell’ouverture Coriolano – un bignè (per restare sul titolo, smile), o meglio una gemma da ricordare, in cui ogni nota sembra dinamicamente meditata da Chailly in rapporto al contesto generale, e l’orchestra ragginge livelli di precisione e sincrono nell’accentazione raramente riscontrati in altre compagini, compresa quella di casa. Non è estranea all’ottima filigrana sonora, a mio avviso, la circostanza per cui i contrabbassi sono collocati “operisticamente” dietro i primi violini, a differenza della usuale disposizione destrorsa.
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