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derby Fidelio

fidelioscala

© Repubblica.it

quasi irrealmente, una prima di Fidelio in cui son stati esaltati o comunque applauditi tutti, persino la regia che di solito è il poligono sicuro per veterani e adepti del #tiroallaScala. I siti #melozoici tacciono, i cecchini d’Arno sfornellano, e così via.
Per quanto ho potuto percepire in tv, direi che si è trattato di un bello spettacolo. Più che buono il cast vocale femminile con un’accurata Mergellina* (Mojca Erdmann, uguale a mia cugina I.) e una polmonare Anja Kampe come Lionor’/Fitelie*; buonino quello maschile (Kwangchoul Youn è un buon Rocc’*, gli altri routinari, Florestane* con un “meno”), Barenboim bene con più d’una punta d’autocompiacimento (Ouverture Leonore2 lenta nella prima parte; orchestra tanto sopra ai cantanti senza mercede alcuna della difficoltà di cert’arie), convincente (per gli #zeffirini: tollerabile) la regia di Deborah Warner che assieme ai suoi collaboratori posiziona l’opera in una fabbrica abbandonata, e in un crocevia antropologico tra galera e centro di prima accoglienza (ammesso che ci sia differenza), coi carcerieri con le pezze al culo quasi come i carcerati (e qui metteteci Pasolini e tutti i rilievi econometrici che volete). Bello il gioco delle luci a cura di Jean Kalman. Sul quartetto Mir ist mi sono un po’ commosso (forse avevo fame).
Due o tre riflessioni. Confortato da un frammento inedito di Dino Campana, mi verrebbe da chiosare così: caro Daniel-san, in questa landa ti tributano ovazioni quando sei (contrattualmente) morto, cioè quando te ne vai.
Seconda riflessione: adesso attendo col maggiore entusiasmo dato dal one-on-one la replica fiorentina con Mehta sul podio (27.04.15 e ss.).
Dovrei poi dire, calcisticamente parlando, che il Maestro, noto interista DOCG, avrebbe fatto meglio a sacrificarsi giornalisticamente e dilatare i tempi fin verso le ventitré, ma non lo dico. Ops l’ho detto. ScheiX.

(*non sapendo se trascrivere i nomi in italiano o in tedesco ho optato per la lectio sudista del professor Aloyisio Catinelle [trademark, presto lo conoscerete])

En direct de la Scala : Lohengrin

A uso non solo di chi mi legge dall’estero ma anche e soprattutto di chi sta in Italia e non vede Rai5 (a Firenze non pochi) che la diretta (o lieve differita?) del Lohengrin scaligero di domani sarà trasmessa anche da ARTE – canale bellissimo in lingua tedesca e francese, e che fino a dieci minuti fa credevo di trovare come al solito sul bouquet sky… ma evidentemente mi sono perso qualche puntata perché è stato prima spostato dal 544 al 492. E la cosa buffa è che io, a differenza di Paolo, al cui blog vi rimando per tutto quanto concerne l’opera, non ho il canale 492.
Ho provato a cercarlo tra gli “altri canali” (da “Menu” > “Gestione Altri canali” – quelli che vanno cercati poi collocati dal 9600 in poi) del mio decoder non-HD di quintultima generazione, l’ho trovato ma ricevo solo l’audio… potrebbe essere il fatto che il canale è diventato HD? Non ho elementi al riguardo: qui siamo low definition sia muscolarmente che televisivamente.(*)
In ogni caso, trattandosi di un canale free su Eutelsat (quindi visibile in teoria con qualunque impianto satellitare puntato a 13°E), vi segnalo la cosa come utile alternativa per chi ha la parabola e non ha rai5. Per tacere della diretta streaming sul sito arte.tv – nominalmente visibile solo da Francia e Germania, ma, con qualche astuzia… 😉

(*) UPDATE: è come pensavo – da un anno ARTE trasmette solo in HD su Eutelsat/Hotbird. Quindi occorre o dotarsi di impianto hd oppure avere l’impianto puntato su Astra (19°E) dove invece continua a trasmettere anche a definizione normale.

Bizereuth?

Come ogni Sant’Ambrogio stasera si è consumato il rito della prima scaligera e del correlativo "appostamento in fossa da tiro al piattello" da parte di loggionisti, non scaligerofili e appassionati che per la maggior parte hanno visto o ascoltato da fuori il teatro, per skyclassica  (come me) o per radio: quindi con tutte le riserve che la ripresa audiovideo può suscitare rispetto all’esser lì di persona.
Quest’anno, a due ore dal termine del quarto atto, azzardo che le critiche saranno più attenuate rispetto alle bordate suscitate dal Don Carlo di Gatti dodici mesi or sono. Però qualcosa è già apparso, qualcos’altro apparirà. Continua a leggere →

une transcription de Strauss

Stanotte su RAI3 trasmettevano un concerto di Buchbinder alla Scala, direttore Robin Ticciati, scorsa stagione. Dopo il KV 509 ha eseguito come encore lo stesso brano presentato martedì scorso qui al Maggio. Si tratta della Soirée de Vienne, trascrizione straussiana ad opera di Alfred Grünfeld, pezzo che come vedete ho trovato anche nell’interpretazione autentica, certamente più asciutta di come virtuosisticamente l’ha eseguita Buchbinder.

Due rilievi. A pranzo ier l’altro si bofonchiava che l’accostamento Brahms/Pipistrello fosse un poco ardito; certamente col Mozart scaligero ci stava molto meglio.  Stanotte invece ho notato che l’anno scorso Buchbinder introduceva il suo encore in italiano, quest’anno lo ha fatto – come da titolo – in francese: sarà l’effetto dei tagli?

Daniel-san

due righe a proposito del debutto scaligero, stringate come sempre, mercé l’ascolto radio-satellitare.
Campeggia lo straordinario stato di forma dell’orchestra, guidata da un “sosia di Billy Joel” in grande condizione. Una interpretazione eccezionale, caratterizzata da un suono invidiabile, mellifluo; e soprattutto da una agogica azzeccata in pieno, tra lentezze (accanto alle ricordate lezioni dei massimi interpeti, mi sembra ben tangibile quella bernsteiniana) e convulsioni cromatiche ben presenti ma non esasperate nell’effettistica. Continua a leggere →