Archivi tag: Sergej Vasil’evič Rachmaninov

Lo Juraj, la vincerò

valcuha

foto ©maggiofiorentino.it

Proprio un telegramma perché quello di giovedì scorso (31 ottobre) al Maggio – sul podio lo slovacco under 40 Juraj Valčuha (noto per essere il direttore stabile dell’Orchestra RAI) – è stato per me un concerto difficile da descrivere poiché per una serie di vicende personali che è meglio tacere non mi è stato possibile seguirne la prima metà con la dovuta attenzione. Mi ero procurato due biglietti della “sdraiabile” fila G con grandi aspettative di godimento, però chettelodicoaffare. In più, novità assoluta nel bestiario dell’audience di musica classica (enciclopedia in vorticoso aggiornamento), dietro di me c’era il pischello che si sentiva àa partida dàa Riomma con la cuffietta aperta. L’attacco di Debussy “con cross dalla tre quarti” mi è parso un po’ troppo e per fortuna una volta tanto ho abdicato alla mia mansuetudine e l’ho fatto smettere, ma è la cosa che ricordo di più della prima metà della serata, assieme alle buone dinamiche dell’orchestra nel secondo dei tre canti popolari russi per coro e orchestra di Sergei Rachmaninov che aprivano il programma. Coro sempre impeccabile, eh. Per quello che ho sentito anche l’esecuzione di La mer è stata buona, anche se ho avvertito qua e là qualche incertezza o forse qualche soluzione interpretativa che non mi ha soddisfatto appieno, tipo un certo disunirsi nel dialogo “anemomarino” conclusivo.
Discorso diverso, scoppiata all’intervallo una pace ahimé effimera, per la seconda parte del concerto, in cui l’orchestra del Maggio e il direttore ospite hanno affrontato la sesta sinfonia di Cajkovskij con piglio sicuro e timbrica ammaliante in piena consonanza col pathos eponimo, senza esagerazioni al ribasso nella agogica. Ottima in questo senso la lettura dell’adagio lamentoso conclusivo, staccato su tempi karajaniani (9 minuti circa; Bernstein invece lo staccava esageratamente in 17 e se non ricordo male a volte persino in 22 minuti), veramente coeso nella resa dei gruppi e liricamente brillante.
Tristezza infinita, quasi a controcanto del testamento spirituale di Petr Ilic, per la pochissima gente in sala nonostante i prezzi abbordabilissimi, ulteriormente defalcati dal last minute del 50% deciso per l’ultima ora in biglietteria! C’è grossa crisi (e c’era pure il ponte per la verità, ma il concerto nel complesso meritava di lanciarsi verso il mare qualche ora dopo).

Shine ‘n’ pray

sembra che dopo il film-feticcio interpretato (bene) da Geoffrey Rush e (meglio) da Armin Mueller-Stahl risulti quasi impossibile eseguire il Terzo Concerto di Rachmaninov (orribilmente rappato in Rach3) senza una certa teatrale ieraticità.
Su classica è la volta del bravo Vitaly Samosko, in una registrazione del 1999 per il concorso Regina Elisabetta. Sudatissimo già dopo sei minuti.  Gli sguardi indugiano verso il cielo. Poi le labbra si muovono silenziose ed incessanti. Ricordate gli assoli di chitarra di Robert Cray? Uguale.
Continua a leggere →