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Le freak c’est chic? Joel Peter Witkin alle Leopoldine (e tra poco a Napoli)

Stamane mi sono recato al MNAF per visitare una mostra, quella di Witkin, che avevo puntato da tempo ma per la quale, al solito, mi sono ridotto al suono del gong; l’ultimo giorno per vederla sarà questo lunedì (San Giovanni) e poi si trasferirà a Napoli con inaugurazione giovedì 27 (con tanto di open lecture dell’Autore). La recensione è dunque soprattutto a beneficio degli amici napoletani, anche se resta ancora un weekend “lungo” ai fiorentini che non vanno al mare. Importante, vista la calura del periodo: c’è l’aria condizionata.

witkin

JPW oggi – fonte wikipedia

Mi sono interessato alle “fotografie” di Witkin da poco tempo, grazie a un libro di Morgana Edizioni nel quale si alternavano alle foto le poesie di Liliana Ugolini e Giada Primavera.
Anche se spesso chi si occupa di Witkin tende a inserirlo nel filone della Arbus, in realtà mi sembra che il lavoro sia diametralmente opposto, pur nel fondamento comune che è quello dell’interesse verso ciò che dalla società conformista è sostanzialmente reietto – i malformati, gli anziani, le “sexual oddities”: però in Arbus c’è un approccio crudo immediato e non filtrato (che a molti piace di più), mentre in Witkin la considerazione del soggetto si mischia a un dato culturale (quella che io chiamo diaphrasis, ovvero l’appropriazione di modelli culturali; ma, a differenza della ekphrasis, con finalità esplicite non di imitazione pedissequa ma di stravolgimento) e a un procedimento tecnico stratificato di manipolazione e montaggio (sempre tutto in analogico) che termina solitamente con stampa in bromuro d’argento.
Ci sono tre piani differenti da tenere presenti in Witkin. La diversità come equalizzazione scomoda, cartina di tornasole del nostro conformismo soprattutto se calata in un confortevole contesto artistico. La mutilazione – forse sulla traccia delle teorie di Malraux – perché si lavora su modelli vivi ma anche su parti del corpo, mai su cadaveri che per Witkin sono “sospensione della vita”. Infine il dato culturale, espresso da una miriade di citazioni in pose fondali od oggetti. Continua a leggere →

riposa infine sotto cieli infuocati

ovvero la versione (ancora più) jerk di Tomènchs.
Ieri indugiavo su un programma (Atlantide) dedicato all’arte ed alla politica del Quattrocento/Cinquecento italiano, e mi sono improvvisamente accorto di essere un ignorantone. Nil novi, si dirà. Purtuttavia, a trecento metri da casa mia, ebbe – parca – sepoltura uno dei Maestri dell’Arte, e io – pur frequentando abbastanza il “locale” e l’attiguo refettorio – lo scopro solo ora, dopo circa 5 lustri dal mio insediamento nel quartiere…?!?!
Così stamane, passando di lì per alcune faccenduole, pur vestito come un turista pottaione, mi sono deferentemente recato in loco e ho potuto fare ammenda, con tanto di foto… Poi son tornato alle mie trascurabili cose.