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grazie agl’inganni tuoi

giovedì sera, puntuale come ogni anno, l’incontro alla Pergola con Glauco Mauri e Roberto Sturno, questa volta impegnati ne L’inganno (Sleuth) di Shaffer. Avevo visionato tempo fa la pellicola di Branagh con Michael Caine e Jude Law, ma si tratta di due adattamenti molto diversi – e infatti (e lo ignoravo fino a oggi) quello cinematografico passava per la riscrittura di Harold Pinter. Continua a leggere →

prove d’attore

La mia stagione 2008/09 di spettatore è iniziata giovedì scorso con Glauco Mauri e Roberto Sturno, impegnati alla Pergola ne Il vangelo secondo Pilato del francese Éric Emmanuel Schmitt.
Dopo “i fasti del Faust” invernale, in cui uno dei punti di forza era la perfetta interscambiabilità del ruolo di protagonista, i due mostri sacri della prosa si presentano agli appassionati con un testo che, proprio all’opposto, è nettamente bipartito. L’intervallo separa il monologo del Cristo-Mauri (o più precisamente de l’uomo che racconta/impersona Cristo) nell’orto degli ulivi, dal quasi-monologo (c’è anche il bravo Marco Bianchi nella parte dello scrivano) di Pilato-Sturno  alle prese con la notizia della resurrezione che prorompe nella sua coscienza e finanche nella sua vita personale. I due attori non si incontrano mai in scena e ciascuno signoreggia il palcoscenico per quasi un’ora, dando prova – non c’era alcun dubbio su questo – di tecnica eccelsa.
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La bénédiction de Faust

Adattare per il palcoscenico un capolavoro di 12111 versi fa veramente paura… Ma in una società così avara di poesia e di umanità, un uomo di teatro deve assumersi la responsabilità di raccontare quei capolavori del passato che ci regalano meravigliose e sorprendenti fonti di meditazione sull’oggi e anche sul nostro domani.
Così Glauco Mauri, nelle note di sala. Cosa è Mauri per questo Faust?

Mauri ne è interprete con Roberto Sturno, e i due rappresentano niente di meno della perfezione tecnica: mai un calo di voce, mai una intonazione inappropriata a ciò che si esprime o si suggerisce, mai una titubanza lungo la monumentale densità dell’opera (e a maggior ragione della sua riduzione). Continua a leggere →