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avvistamenti biennali: di nuovo all’OF per i Berliner e Dudamel

IMG_5521Come potrebbe facilmente accertare chi si prendesse la briga di scorrere l’archivio storico di questo ormai parco blog, le mie frequentazioni del “maggio” un tempo erano intensissime (il culmine un decennio fa); però il tempo ha dato un colore diverso ai reciproci destini e ora mi trovo a non esserci quasi mai. Succede però mirabilmente che io venga ogni tanto sorpreso da un imprevisto amicale e benevolente, come quello che mi ha portato ieri ad assistere al concerto speciale dei Berliner sotto la bacchetta di Gustavo Dudamel. Una serie di circostanze temporali di riferimento: non varcavo la soglia dell’OF da ben due anni e un giorno (per il Pélleas Gattesco); ieri era il “compleanno” di Abbado – avrebbe compiuto 84 primavere – al qual nume Dudamel è legato stretto, come ognun sa. Prime time per me per ascoltare la bacchetta venezuelana, ma non per i Berliner che udii e venerai a casa loro in prossimità del Natale 2009.
Ciò detto, non mi aspettavo un teatro pieno, con molti giovani (visto che i biglietti andavano fino a 250€); del pari non mi aspettavo una performance memorabile perché, in soldoni, credo che, quando le orchestre sono in tournée, un po’ di mestiere e ripetitività facciano da resistenza allo scavo e alla ricerca dell’eccellenza. In questo senso portavano anche i brani wagneriani dalla Tetralogia previsti nella seconda metà del concerto; mentre la prima metà era occupata dalla Renana di Schumann.
Qualche scarna nota tecnica scrostandosi di dosso la ruggine della lunga assenza. Il concerto è stato a mio avviso soddisfacente e ha portato alle mie orecchie alcune soluzioni interessanti. L’interpretazione della Renana è stata piacevole, benché non certo contrassegnata da slanci romantici. Spiccava la prima parte dello scherzo (Sehr mäßig, secondo movimento): nitore del timbro; precisione negli attacchi; un filo di perle la dinamica. Più fiacco il Nicht schnell successivo. Bene il fugato nel Feierlich, “maestoso” quarto movimento anche se si poteva osare più forza nel ritorno del tema principale.
La seconda parte del concerto mi ha in effetti catturato meno, come sempre accade “crescendo” (diciamo pure invecchiando), quando gli “estratti” diventano un palliativo in rapporto a un’opera o un suo atto. È stato poi fatto notare che i cinque estratti non erano disposti in ordine cronologico, ovviamente per portare in coda la cavalcata delle Valchirie: poteva starci anche di chiudere con la marcia funebre di Sigfrido, benché meno d’effetto. Una esecuzione quasi col pilota automatico per la migliore orchestra al mondo. Stesso dicasi per l’encore, cioè il Liebestod orchestrale. Nonostante ciò, un paio di dettagli interpretativi, che valuto in maniera opposta: ottima la sezione violini messa liricamente in risalto nel Mormorio della foresta; un certo stringendo nel climax della Trauermarsch che la rendeva un filo prosaica.
È stato comunque un bell’incedere e un bell’ascoltare. Arrivederci a giugno 2019? Spero un po’ prima 😉

“un manager, purtroppo”

Ieri il mio amico Dario che è anche un megapresidente galattico mi ha gentilissimamente donato un libro di cui è coautore e che conclude una trilogia. Tranquilli, non si tratta di romanzi softcore ma volumi che raccolgono interventi di personalità autorevoli (in vari settori dello scibile) sui temi della crescita economica, dell’etica d’impresa, del futuro dei giovani nel nostro paese. A pagina 303 di questo volume si porta avanti una similitudine tra vertice aziendale e direzione d’orchestra:

In tedesco i leider sono composizioni musicali, e c’è una curiosa omofonia tra la parola inglese leader e quella tedesca leider che offre suggestioni tra il comandare, il guidare e l’armonizzare una canzone.

Il sottoscritto ha naturalmente individuato subito il refuso (Lieder, maiuscolo = canzoni; leider = ahimé, purtroppo) e ne è seguito qualche minuto di autentico spasso dialettico tra il sinistrorso scrivente e il liberal Dario, sul tema del lapsus freudiano e del complesso di colpa imprenditoriale.
Questo refuso – tra l’altro presente, dice l’amico, nell’intervento di un autore rigorosissimo – è uno dei più gustosi ch’io abbia mai incontrato.

(peraltro avvicinare Lied e direzione d’orchestra, dunque leadership aziendale, è una trovata debole: da un lato infatti il Lied – canzone, romanza – s’impernia sulla vocalità, dall’altro il Lied per antonomasia è quello in cui il cantante è accompagnato dal solo pianoforte, anche se esiste una discreta letteratura di Lieder per voce e orchestra – pensiamo ai cicli di Mahler o ai sublimi Vier letzte Lieder di Richard Strauss, e così via)

…O avrà voluto riferirsi a Frida Leider, qui impegnata nello schumanniano Meine Rose? smile

etude op. 10 n. 12

generosissimo “Fima” Bronfman ieri sera: dopo il Concerto brahmsiano ha offerto i lunghissimi Arabeske di Schumann (il famoso campo di battaglia, tra gli altri, del compianto Economou) e lo studio di Chopin, che il ragazzo dietro di me e Duccio in galleria han beccato sùbito (io invece sono un po’ arrugginito).
Come dimostra questo encore bavarese dell’anno passato, il pezzo è stabilmente nel repertorio del pianista russo-israeliano.