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Cloches à travers le cheval donné

venerdì scorso, grazie al buon cuore di Duccio (che sotto sotto vuole anche guarirmi dall’affezione per la contemporanea), mi sono potuto recare alla prima de l’Italiana in Algeri. Grato pel dono, che ricambierò presto in vouchers postdodecafonici, mi spingo comunque in una disamina contravvenendo al noto proverbio frammisto a Debussy nel titolo. Pur non condividendo affatto gli (in certi casi ormai prevedibili) entusiasmi còlti qua e là nel giudicare la performance complessiva, sono emerse alcune cose da sottolineare senz’altro. Innanzitutto alcune prove dei singoli orchestrali: ottimo il primo oboe Marco Salvatori già dalla sinfonia e lungo tutta l’opera, insieme al primo flauto Renzo Pelli, tramite prezioso delle figure imitative disseminate nella partitura. Continua a leggere →

Chef Bruno e Samuel Express

tutti son convenuti a teatro per l’omaggio al Nume Samuel Ramey, che, con la sua gran voce e presenza,  in-carna in-canta e seduce la platea da par suo nei panni di Mefistofele. Un “Boito interrotto” tuttavia, perché quei cinque minuti di performance, incastonati nel trimalcionico affresco musicale e corale del Prologo in cielo, rendono la presenza del cotonato Sam un cameo più che una prova intera.
Molto più interessante la prima metà della serata, che ha proposto due partiture importanti e per giunta dalla rara ripresa discografica. Prima il Coro di morti di Petrassi sul celebre incipit del dialogo leopardiano tra Ruysch e le sue mummie (di dedica ideale agl’italici calciantj della Coppa Confederata): opera singolare per organico (coro maschile, 3 pianoforti, orchestra senz’archi); scrittura cupa ma dalla verve prorompente nell’esordire con una prima parte accentuatamente ritmica, “di Totentanz” (Vlad), per poi imbastire una fuga a 4 voci (da "Vivemmo") e ancora squarcianti episodi corali ("Chi fummo?"). Continua a leggere →