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Cose che ho visto e che vedrò / vedrete

Il blocco dello scrittore non esiste solo per le prove di creatività, ma può interessare anche una misera blog entry. Così avrei dovuto riportarvi, se non in diretta, almeno in leggera differita le impressioni da alcune mostre che ho visitato; ciò principalmente per incoraggiarvi o meno a visitarle quando erano ancora in corso. In tre occasioni, invece, uno stato d’animo ostile alla scrittura ha avuto il sopravvento. Altro però è ancora visitabile, e dunque intendo rimediare.
COSE CHE HO VISTO
Innanzitutto, la mostra su Pontormo e Rosso, che mi sono goduto per benino profittando della benevolenza altrui, e per giunta munito di una guida d’eccezione (sosia della giovane Maria nella Visitazione, provolone dixit). Una bellissima esposizione che, reclamizzata adeguatamente, spero abbiate potuto visitare, e che dà conto dell’approccio visionario (nel Rosso, fin quasi al sacrilegio) dei due Maestri, affiancati con benevolenza da Andrea del Sarto. Assieme alle tele c’erano anche tantissimi disegni preparatori di grande fascino, alcuni dall’Albertina. Ho imparato, tra l’altro, che certi capolavori ospitati alla SS.Annunziata si possono visitare solo un giorno l’anno, il 18 ottobre (San Luca), quindi estote parati. Dinanzi alla Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto ho avuto anche l’allucinazione (??) che il fumo nero avesse nella parte destra (tra l’angioletto che guarda in giù e la veste rossa) occhio becco e artigli di grifone, quindi pensavo che le arpie fossero lì dietro, in agguato (e invece sono o dovrebbero essere, secondo Vasari, le figure del piedistallo). Insomma ero coinvolto perfino lisergicamente e la mostra non andava lasciata passare.

arpie

Lo vedete anche voi il grifone?

Meno probabile, perché fuori dal giro e poco reclamizzata, che abbiate visto l’esposizione della collezione di Art Club a Villa Bertelli. Sono riuscito a vederla anche grazie al fatto che contestualmente, una domenica, si è tenuto un concerto di musica da camera con l’amica Giulia Maria Dori tra i protagonisti… Anche qui si è trattato di una mostra notevole, ben presentata, contenutisticamente composita: circa 70 opere di 51 protagonisti del 900, che citare per intero sarebbe impossibile; mi limito ai capolavori di Afro, Casorati, Vedova, quelli che mi hanno colpito di più.

giuliannannetti

sinestesie: Giulia e Luigi Nannetti, alle spalle Casorati Maccari etc.

Ho trovato trascurabile invece, la mostra su Pollock, almeno nella sua parte ospitata in Palazzo Vecchio (le installazioni erano in San Firenze). Due stanzette buttate lì, e tralascio le polemiche che hanno accompagnato la curatela dell’esposizione: una di un certo interesse (i disegni di studio su Michelangelo) ma tecnicamente transitoria rispetto alle fasi della dissoluzione della figura e del dripping; l’altra con una decina di tele (due assai belle: Composition with black pouring e Painting A), ma assolutamente inabile – quantitativamente e per assenza di un percorso cronologico – a restituire la complessità almeno quadrifasica del pensiero pittorico dell’Autore. La cosa migliore della mostra è stata ripercorrere gli appartamenti medicei e ammirare almeno tre capolavori: il tondo Mittler, la capella di Eleonora de’ Medici by Bronzino (toglie il fiato) e la Giuditta del Donatello che, situata nella stessa stanza in cui avevano messo lì l’edicola coi quadri, faceva un certo contrasto. Della mostra su Pollock non avrei potuto scrivere in tempo perché l’ho visitata il giorno di chiusura.
COSE CHE VEDRETE
Ho passato il ponte di Ferragosto in fair Verona, scarpinando per tre giorni e poi rifocillandomi grazie alle amorevoli e amicali cure di Angelica e Bernardo, l’amico ritrovato dai tempi di diritto amministrativo (MCMXC). Verona è bellissima e ordinata nel flusso dei turisti, non la ricordavo così affascinante. Con Firenze e altre città d’arte condivide un doppio binario: pesca al turista luccio tramite i luoghi di Giulietta (assimilabili alla casa di Dante fiorentina o alla Musikhaus viennese) e invece grandi meraviglie, tra cui senz’altro le chiese, presso le quali è notevole l’incanto non appena si fa ingresso e si percepisce la colossale ampiezza dello spazio interno rispetto alle morigerate o anguste facciate (San Lorenzo ma anche Sant’Anastasia). Gran botta di culo, sommo godimento e gran presidio di civiltà: durante la visita al Duomo ci siamo sorbiti persino l’Adagio e fuga di Mozart, grazie al fatto che c’erano le prove aperte di un concerto gratuito per Ferragosto! Ottimi poi musei e gallerie in cui alla gran parte di notevoli autori operanti soprattutto in ambito territoriale (Liberale da Verona, il Bellini, il Turchi) fanno da contraltare una presenza massiccia di toscani alla Galleria di Arte Moderna (in cui la palma della bellezza va alla Malinconia di Hayez) e due capolavori di Pisanello: la Madonna della Quaglia al museo di Castelvecchio e il San Giorgio e la Vergine in Sant’Anastasia.
Ma è chiaro che una mezza giornata della mia visita è stata dedicata alla mostra del Veronese alla Gran Guardia. Esposizione spettacolare, non foss’altro che per la portata della collazione che riguarda almeno 50 musei e chiese in ogni angolo dell’orbe terracqueo. Poi c’è l’arte del sior Caliari, sublime per colori e ricerca sulla figura. Spiccano i tondi allegorici con le virtù teologali e la giustizia per il soffitto di San Sebastiano a Venezia, le quattro allegorie d’amore della National Gallery, e altre tele (come la “torinese” cena a casa di Simone) in cui il “cromatismo” è dolce ma esasperato come nel Tristan wagneriano. La mostra prosegue fino al 5 ottobre e non la potete mancare.

veronese

Un esaltato Bob giunto al termine della mostra 🙂

COSE CHE VEDRO’
Rimedierò al mio gap comunicativo su Villa Bertelli visitando a brevissimo la mostra di sculture provenienti dagli Uffizi e anche stavolta largamente rappresentativa del ‘900. Speriamo in suo successo dacché, per quanto può valere (ma a livello di battage vale eccome), Repubblica l’ha segnalata la scorsa domenica tra le esposizioni da non perdere in Italia ed Europa!

Caldeggiamenti al caldo – Un’idea di bellezza

Sarò telegrafico. Ieri ho approfittato dell’ultimo Free Thursday Night per visitare la mostra della Strozzina. Se non la avete ancora vista, avete ancora domani e domenica e vorrei esortarvi a sfidare il microonde cittadino e visitarla, sia pure a pagamento (5€, 4 ridotto) perché mi sembra che valga il suo prezzo. Benché il fil rouge tra le opere degli otto artisti sia sottilissimo quando non impalpabile (se si eccettua ovviamente il “che bellezza” dell’osservante, che è massimamente soggettivo), spiccano soprattutto i lavori in video (o testimoniati da un video). Quello di Isabel RocamoraBody Of War, film di un quarto d’ora circa che culmina in uno splendido pas de deux in uniforme, di combattimento che è anche comunione, ornato dalla musica di Arvo Pärt (Kanon Pokajanen).

Il video Mefite di Chiara Camoni, realizzato col fotografo Salvatore Esposito, incentrato sulla comunanza tra bellezza della natura e morte che si ha nella Valle d’Ansanto (presso Rocca San Felice, Avellino; in antichità luogo di culto della mefitica dea Mefiti) dove una pozza naturale che sprigiona acido solforico e altri gas tossici mette in pericolo di vita chi vi sosta a lungo e di fatto uccide molti animali giunti per cercare acqua. Le immagini del bollore fangoso e di carcasse inanimate o insetti intrappolati scorrono in parallelo su tre schermi.

mefite

Un fermo immagine da “Mefite” (dal sito italianarea.it

Infine la sala dedicata a VB66 di Vanessa Beecroft, dove le 50 modelle tinte di nero e frammiste a frammenti in forma di statua, il tutto in un mercato ittico di Napoli occasionalmente gremito ai lati di altre figure borghesi nerovestite, ci portano a una idea di bellezza che è Incanto, ma anche vendita all’incanto, corpo esposto, corpo mercificato. Nonché (mercato ittico) corpo incantatore di sirena, mitologico, (malrauxianamente?) mutilato nella sua rappresentazione classica, con richiami anche ai corpi cinerei di Pompei ed Ercolano. Anche qui il sottofondo musicale del video della installazione è autorevole (frammenti dall’album di Philip Glass A Descent Into The Maelström), meno azzeccata la scelta del loop in luogo di uno o più brani interi.

VB66

VB66, particolare (immagine da Repubblica ed. Napoli)

Come dicevo sopra giudico la parte video della mostra superiore a quella fotografica o pittorica – ma vanno citati in quest’ultima alcuni lavori di Wilhelm Sasnal nelle prime due sale che accolgono il visitatore.
Fossi in voi ci farei un salto.

Trompe bob

oggi se non erro si conclude a Palazzo Strozzi la mostra Inganni ad Arte dedicata a trompe-l’œil e analoghe tecniche di sviamento. Spinto da giudizi lusinghieri l’ho visitata giovedì sera e da quanto ho visto non mi sento certo di persuadervi a fare lo stesso… una mostra eterogenea, più tecnica che artistica, che assomma tele, mobilio, frammenti, cere della Specola; soprattutto una mostra che non incontra il mio gusto personale se non in tre opere (Artnica di Poirier, La citrouille di Gilou (foto) e il Cristo morto del Molteni). Continua a leggere →