Archivi tag: Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Senz’ombra (di dubbio)

Sabato sera ho assistito alla seconda e ultima rappresentazione della Donna senz’ombra (Die Frau ohne Schatten) al Maggio Musicale. Come sapete essa era stata inizialmente cassata per l’agitazione promossa dai lavoratori del Teatro, ma venerdì c’è stato un ripensamento deciso "per amore della città di Firenze e degli appassionati di musica". La situazione è e rimane tesa, soprattutto perché è in stallo: prendendo a prestito il libretto, pietrificazione che non accenna a smuoversi è la sordità dei piani alti, inasprita da emblematiche generalizzazioni di certa stampa militante.
Che succederà? Spero di essere smentito, ma temo ben poco a favore dei lavoratori del settore e degli appassionati: c’è da scardinare un dato che è antropologico prima ancora che politico o congiunturale  (della cultura, nel palazzo, ormai frega a pochi se non a punti) e che si propaga viralmente "grazie" all’appiattimento dei media.
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Cloches à travers le cheval donné

venerdì scorso, grazie al buon cuore di Duccio (che sotto sotto vuole anche guarirmi dall’affezione per la contemporanea), mi sono potuto recare alla prima de l’Italiana in Algeri. Grato pel dono, che ricambierò presto in vouchers postdodecafonici, mi spingo comunque in una disamina contravvenendo al noto proverbio frammisto a Debussy nel titolo. Pur non condividendo affatto gli (in certi casi ormai prevedibili) entusiasmi còlti qua e là nel giudicare la performance complessiva, sono emerse alcune cose da sottolineare senz’altro. Innanzitutto alcune prove dei singoli orchestrali: ottimo il primo oboe Marco Salvatori già dalla sinfonia e lungo tutta l’opera, insieme al primo flauto Renzo Pelli, tramite prezioso delle figure imitative disseminate nella partitura. Continua a leggere →

Foxy Lady

Poche note su La piccola volpe astuta che siano soprattutto volte, per quanto mi riguarda, a familiarizzare con un’opera finora poco (altrove) o punto (a Firenze) proposta dalle itale parti.
Ieri ho assistito alle generali del Maggio e, a parte alcuni focolai virali di pubblico – adultissimo – che parlava a voce alta senza problemi (ìììì la mosca, ìììì i’granocchio, ìììììì i gorpìni, ììì la puzzola no gli’è i’tasso) l’anticipazione è stata godibile ed ha lasciato intuire le chances di una buona riuscita domani sera. Anche se forse non ci si potrà sottrarre del tutto all’adagio “senza Verdi ovver Puccini sono vuoti i cadreghini”.
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direktan koncerta Riccarda Mutija

oggi è il giorno del concerto del Maggio a Sarajevo per “Le vie dell’amicizia”. Esso sarà trasmesso in diretta radiofonica da RadioTre (ore 21), per poi venirci riproposto in differita televisiva il giorno 30 (raiuno).

Ho assitito alla generale di sabato mattina e, per il poco che si può dire in presenza di una prova aperta, ho avvertito in Brahms un forte contenimento delle dinamiche, mentre il Ludwig “eroico” di Muti è nello standard delle sue prove discografiche e darà una maggiore scossa all’audience.

Chef Bruno e Samuel Express

tutti son convenuti a teatro per l’omaggio al Nume Samuel Ramey, che, con la sua gran voce e presenza,  in-carna in-canta e seduce la platea da par suo nei panni di Mefistofele. Un “Boito interrotto” tuttavia, perché quei cinque minuti di performance, incastonati nel trimalcionico affresco musicale e corale del Prologo in cielo, rendono la presenza del cotonato Sam un cameo più che una prova intera.
Molto più interessante la prima metà della serata, che ha proposto due partiture importanti e per giunta dalla rara ripresa discografica. Prima il Coro di morti di Petrassi sul celebre incipit del dialogo leopardiano tra Ruysch e le sue mummie (di dedica ideale agl’italici calciantj della Coppa Confederata): opera singolare per organico (coro maschile, 3 pianoforti, orchestra senz’archi); scrittura cupa ma dalla verve prorompente nell’esordire con una prima parte accentuatamente ritmica, “di Totentanz” (Vlad), per poi imbastire una fuga a 4 voci (da "Vivemmo") e ancora squarcianti episodi corali ("Chi fummo?"). Continua a leggere →

Mit (keinem) lautem Gesang

La Creazione di ieri l’altro non mi è piaciuta quasi per niente. Salvo solo il Coro, lo sforzo di alcuni cantanti (una pulita Julia Sophie Wagner, un espressivamente volenteroso Markus Marquardt), l’assoluta correttezza esecutiva dei difficili fugati (questo non è poco in effetti) e il gradevole gran duo di Adamo ed Eva nella terza parte. Per contro, più d’una discronia dell’orchestra e soprattutto un Rilling che forse ha  preso troppo sul serio le rampogne di Berlioz (1859) sulla programmatica “ingenuità” della partitura, e tenta di rimuoverle freudianamente con una rarefazione dinamica che però la cristallizza ed appiattisce. Mi è venuto in mente con una certa nostalgia il “suonatelo come fosse Brahms” del Muti haydniano di tre anni or sono…

Patto di sauna

Domenica faceva un caldo boia e sinceramente se qualcuno, conquibus alla mano, avesse disperatamente voluto il mio biglietto per l’opera, avrei tentennato un po’. Sarebbe stato un peccato perché mi sarei perso una piacevole rappresentazione della mia tanto amata contemporanea.

Patto di sangue, opera che nel titolo del post è storpiata mercé la temperatura all’interno del Teatro Goldoni, è costituita da due quadri liberamente tratti dai drammi di Ramón del Valle-Inclán: La rosa di carta e quello che dà il nome all’opera. Il libretto è di Sandro Cappelletto e la musica di Matteo D’Amico. Regia di Daniele Abbado. Con questo titolo commissionato ad hoc il Maggio porta avanti un notevolissimo “progetto opera contemporanea” che si è snodato attraverso nomi eccellenti nella composizione e nella regia: dopo la meravigliosa Antigone Fedele/Martone e l’affascinante Phaedra di Henze, quest’anno ci siamo trovati a fare i conti con un’entità scindibile, bipartita, nella quale le due metà sono perfettamente isolabili e accomunate solo da una contingenza scenica (oggetti che piovono dall’alto e si conficcano al suolo). Continua a leggere →

Requiem aeternam deo

Obnubilato non solo dalle vicende sportive e relativi copiosi brindisi ma anche da pesanti incombenze personali e lavorative, vi sono debitore di almeno due resoconti, in ordine cronologico.
Paradossalmente, Wagner è quello meno impegnativo perché ne hanno parlato tanti amici, e bene, con sfumature diverse ma sempre competenza e proprietà. Essi sono andati ad ascoltare il Crepuscolo prima del sottoscritto che si è sorbito l’ultima recita, quella del 9 maggio, e si limiterà pertanto ad alcune considerazioni bonsai nei confronti di quella che è forse la più sinfonica delle opere della Tetralogia. Si è trattato di un autentico successo che a giorni sarà replicato a Valencia, grandi ovazioni e lusinghiere recensioni dal lato “fiorentino” e da quello “furero”.
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Mehtoven

chi trova un amico trova un tesoro, e devo dire che musicalmente parlando ho potuto sperimentare tutto ciò ieri l’altra sera quando, approfittando della benevolenza di un abituale frequentatore di questi lidi, ho acciuffato al volo un biglietto per la seconda serata Beethoven/Buchbinder/Mehta, che inizialmente avevo trascurato in favore di altri eventi di là da venire. Mi sarei così perso una serata di pregio, per merito soprattutto dell’orchestra del MMF la quale, e lo dico senza esaltazioni del momento, ha suonato con una verve e perfezione tecnica che da tempo le mie un po’ altezzose orecchie non le avallavano.
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risorgerai, lo so risorgerai…

una seconda sinfonia di Mahler non storica, a tratti svagata a tratti inappuntabile, di certo non convenzionale. A partire dalla rilevazione cronometrica del primo movimento: venti minuti spaccati (quindi più serrato, talora anche molto, delle versioni discografiche in mio possesso; con l’eccezione – a mente – di Kubelik) condotti sin dall’inizio da ZM con un piglio che di recente avevo osservato solo nel primo atto di Valchiria: un vitalismo che sgombra il campo da qualsiasi retrogusto “funebre” (Manzoni) e si pone come l’antitesi della trasfigurazione che verrà – potente sì, ma anche eterea. Continua a leggere →