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Claudio Abbado (1933-2014)

Sull’enormità del personaggio avete già scritto tutto voi, e al meglio. Io dico una cosa personale e forse ovvia. L’ho ammirato dal vivo una sola volta, al Comunale, a prezzo in una postazione fortunata – un tizio ha scambiato il suo biglietto spettacolare col mio per poter stare accanto alla sua compagna. C’era la sua Orchestra Mozart e un programma classicissimo senza encores: la Tragica di Schubert e la 40 mozartiana. La cosa ovvia che voglio dire è che la sua lettura mozartiana dal vivo mi ha rivelato soluzioni interpretative e “minimi passaggi” nuovissimi a dispetto della mia massiccia frequentazione della sinfonia. E questo è il valore aggiunto di ogni direttore massimo: quello di trovare sempre qualcosa da aggiungere al tuo bagaglio di ascolto, nonostante la pletora di testimonianze e cimenti live e studio.
I suoi dischi cui più sono legato sono quello dei primi due concerti per pianoforte di Bartók (con Pollini e la Chicago: mi si è aperto un mondo) e, appunto, quello con le due ultime sinfonie mozartiane con la LSO – il quale, anche se giudico migliore il Karajan degli anni 50, è stato uno dei miei primi contatti col genere sinfonico.
Sit tibi terra levis, Magister.

Ovvietà funebri

vista la penuria di diffusione della grande Musica, non voglio sottrarmi agli osanna tributati a Maurizio Pollini in occasione della sua ri-uscita televisiva in primetime (della precedente parlai qui) chez Fazio: sarebbe stupido come sparare su un rinoceronte bianco perché non vede bene da un occhio. Dico solo che asserire sbrigativamente che la Musica funebre massonica (k.477/479a) di WAM è pezzo «di tragicità incredibile, addirittura più cupo della Marcia Funebre dell’Eroica» significa trascurarne quel carattere malinconico, a volte leggero e, dopotutto, sereno come un tramonto, che erompe lungo distinti momenti della partitura. Questo splendido brano mi fa sempre pensare ai funerailles d’oltreoceano: strazio mattutino e rinfresco pomeridiano.
Ovviamente molto dipende dalla versione che si ascolta. Sapete tutti che per me HvK è il re Mida della musica: questo è uno dei pochissimi casi (1947, coi Wiener) in cui la superficie non ha reagito. Monopolizzata – si può ormai dire “pollinianamente” – dall’aspetto granitico del dolore, senza la capacità di saper squarciare le nubi.
Ma ascoltate invece la versione della Staatskapelle diretta da Schreier (1988), assaporatene la sincopata leggerezza e quel dolceamaro da cui Brahms non può non avere attinto…

centerfold music

le belle addette ai lavori, se da un lato sono un piacere per gli occhi, dall’altro sono una conferma che la musica ha esaurito le sue risorse naturali, endogene, o per lo meno ha smesso di considerarle una fonte bastevole di attrattiva. Infatti, tra bella e musicista, su quale dei due vocaboli cade l’enfasi? Ovviamente sul primo.
Così il mio collega mi ha lasciato sulla scrivania dell’ufficio uno stralcio dal mensile LUNA di novembre 2007 – dal cui lancio evinco peraltro che l’età dell’oro delle donne è «dai 28 ai 48 anni». Segno che il sistema (mediatico ed extraconiugale) odierno privilegia l’argento.
Ecco dunque, da pagina 122 a 136, una affascinante parata di Donne di classica: «Sono le nuove signore del palcoscenico. Regine di charme. Talenti della nuova vague classica. Sono arpiste, violiniste, soprani e pianiste. Eleganti e con stile da vendere. Continua a leggere →