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D. Ceccanti

Il violinista Duccio Ceccanti impegnato nel “Pièce pour Ivry” (foto Gianluca Moggi – © Maggio Musicale Fiorentino – tutti i diritti riservati)

Si torna a teatro, dunque, dopo una pausa “karmica” di ben diciassette mesi. Si torna al Comunale e al Maggio Musicale, anche se al “Piccolo” e non per l’orchestra del Maggio bensì per il Contempoartensemble, già ammirato tempo fa nel “quirin-principesco” cimento con la musica di Maxwell Davies. In programma cinque lavori di Bruno Maderna, nel 40ennio dalla prematura dipartita. Pubblico sparuto e attento come spesso avviene a questi incontri ahimé semi-esoterici di musica del nostro tempo: quasi religioso se si eccettua una curiosa signora della serie “il dottore mi ha prescritto la contemporanea”, che a ogni pizzicato del violinista sussurrava (rassegnata?) “ecco!” (sic; per fortuna il marito la teneva bene a bada, “sssh! Lucia!!”). Una nota anche per lo sfondo “cromoterapico” cangiante dai colori primari, al verde, al mélange blu-rossastro finale.
Aprono e chiuderanno il programma due serenate. S’inizia con la Serenata n. 2 per undici strumenti, in cui il compositore esprime la sua tavolozza prettamente avanguardistica; in questo caso campeggia un procedimento di dissoluzione (“polverizzazione”, secondo il Gentilucci) di un ben udibile enunciato di squarci tonali (arpa soprattutto), il corpo centrale della serenata risolvendosi in una polifonia puntiforme che testimonia la convinta natazione del Nostro nel postwebernismo. Un’opera serena ma allo stesso tempo programmaticamente incardinata.
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