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sono sempre GLI ULTIMI che se ne vanno

Un semplice spunto empirico di osservazione culturale, una cosa che mi era rimasta tra le bozze dopo la scomparsa di Tabucchi e che quasi sicuramente avranno esposto anche altri, ma che mi è sorta spontaneamente nella capoccia…

H.W.H., obit 27.X.2012 (img ©wikipedia)

Ogni anno ci lasciano molti “fari” della cultura: per esemplificare con la poesia che di solito trattiamo di là, nel 2012 abbiamo pianto Pagliarani, Szymborska, Mario Socrate e – ampliando alla letteratura – Antonio Tabucchi. L’anno prima Giudici, Di Ruscio, Zanzotto. Tralascio la musica (su tutti Henze, nella foto) e mi scordo sicuramente molti altri.
La sensazione che stiamo restando al buio è di solito stemperata dal retropensiero che è il gioco della vita, che si tratta di persone anziane cui succederanno altri…
Avete però mai provato a scorrere una pagina wikipedia dei “nati il giorno X”? cioè una di quelle pagine che aggregano automaticamente tutti i personaggi che vengono enciclopedizzati? Io ne ho viste tante, prendiamo ad esempio quella del 31 marzo, e la sensazione è sempre la stessa: quanto più ci si avvicina a noi tanto più i personaggi sportivi e della moda (c’è anche qualche p0rn0star) surclassano quantitativamente quelli delle arti liberali, fino a essere protagonisti esclusivi nelle annate più recenti.
Senza voler togliere nulla ad atleti etc. (anzi guai a chi mi toglie calcio, NFL, olimpiadi, 6 nazioni e così via!) questo pone una seria riflessione. Wikipedia è mantenuta dagli utenti e quindi dà lo Zeitgeist, il polso del concetto di enciclopedicità, cioè del who’s who, di chi deve stare dentro gli annali e chi anche no.
Delle due l’una: o non ci sono più poeti (letterati, compositori) oppure più probabilmente si è interrotto il circuito che li collegava alla società. E di qui a tediarvi con le mie solite considerazioni che il poeta deve calarsi al centro di essa bla bla bla il passo è breve.
Certamente c’è l’attenuante che un letterato o un musicista matura (e, soprattutto nell’Italogerontocrazia, viene legittimato) più lentamente di uno sportivo o un attore, quindi sarà enciclopedizzato più tardi, ma l’impatto visivo della pagina è sconsolante.

favola di Fedra

riuscirà il nostro eroe, in ritardo di una settimana causa force majeure, a dire qualcosa di sensato? Confido nella positiva, dato che si è trattato di un’altra bella rappresentazione, arricchita visivamente dall’ambientazione in un Goldoni sempre affascinante e dal pubblico disciplinato.
Opera od operina, oppure rappresentazione munita di voci, dire non so: certo ci troviamo di fronte ormai ad una vocalità strumentale, che non viaggia per arie o numeri chiusi, superandone anche gli ultimi residui quali il Lied der Lulu. Dall’altro lato, visto che ho citato Berg, nello stile di Henze si ritrova molta parte del carattere lussureggiante della scrittura del Nostro Venerato, come pure (e questo anche in Stravinskij o Sostakovic, per carità) la capacità di inglobare forme codificate come il bolero (ben nitido in Phaedra).
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