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Mahler, sinfonia n.6, MMF / Gatti

photo_2020-01-26_16-06-21A prescindere dalla esecuzione, notevole, la serata presentava connotati epocali. Mancavo dal teatro da due anni e mezzo e dalla sua orchestra da quasi un quinquennio! Inoltre aspettavo di poter ascoltare una sesta mahleriana da quando ero più assiduo, per esempio quando è arrivato Barenboim e ha eseguito quinta e settima (2007, mi pare)…
Edit: ho appreso che una sesta era stata diretta da Mehta nel settembre 2016 ma… come sapete, settembre per me è sinonimo di sguazzo…

Una sesta sinfonia – pensavo – che oltre a essere ex se una vetta della scrittura per orchestra di ogni tempo, ha influito come poco altro sulla musica di Berg: che, come si sa, esagerando un bel po’ la chiamava “l’unica Sesta nonostante la Pastorale” e verosimilmente vi ha trovato ispirazione per i suoi Orchesterstücke (nonché, azzardo, nel tema del destino che chiude ogni atto della Lulu).
Così venerdì notte ho preso un biglietto senza pensare troppo a pigrizia, partite, con chi andarci… la postazione molto da vicino (sesta fila), pur non avendomi fatto scorgere il problematico e proverbiale martello – né fiati ottoni e via a salire – in compenso mi ha fatto percepire un bel volume sonoro, stendere le gambe che per un lombalgico alle prese con 90′ di musica ininterrotta non è un dettaglio da poco, infine concentrare sul gesto del direttore.

Oggi sono qui a riassaporare le sensazioni e a pensare a come parlarne (se ne sono ancora in grado, se ne sono mai stato). Poche note, sperando di togliermi la ruggine via via ai prossimi concerti.

Gatti, già protagonista di molte serate al Maggio, alcune delle quali per me memorabili (Pélleas), ha dimostrato una attenzione estrema per i dettagli di una sinfonia che contrappone fragorosi spiegamenti di massa a ripiegamenti intimistici in cui moltissime prime parti sono sollecitate. In altri spunti, singoli gruppi emergono (ieri per es. grande intesa coi violoncelli nella energica parte centrale del finale).
Prendendo in esame la registrazione del 1988 di Bernstein coi Wiener e quella (2004? l’ho lasciata nel buen retiro) di Abbado coi Berliner tra i riferimenti discografici importanti, la esecuzione di ieri si avvicina molto di più alla seconda, dismettendo buona parte dell’ubiquo e corrosivo vigore di Bernstein a favore di scelte talora più. Ma non necessariamente meno liriche.

A questo proposito viene in rilievo il movimento iniziale, Allegro energico, quello più atto a essere trasfigurato (ricordo che la composizione/orchestrazione della sinfonia è 1903-1905 e la prima del 27 maggio 1906) in una meditazione sui tempi che si approssimeranno e sulla nostra stessa condizione umana. Slanci lirici incorniciati con marce soldatesche: Paolo Petazzi nelle note di sala sottolinea giustamente il legame del movimento con Revelge, e in certi passaggi sembra di sentire anticipi di passo dell’oca. Gatti richiama l’orchestra, che risponde, alla precisione ritmica e allo staccato (talora battendosi a tempo sull’indice della mano destra come fosse un legnetto giamaicano), mentre nel cd. “tema di Alma” concede amplissima cantabilità agli archi, creando così il massimo ossimoro.
Bene anche il controllo della dinamica fortissimo/pianissimo sul maggiore/minore.
Lo Scherzo è stato forse il movimento meno forte della esecuzione di ieri, essendo richiesto per la mia sensibilità un quid energetico in più, anche se i trii e in generale gli episodi più intimistici del movimento son stati restituiti in modo ottimale.
Notevolissima in toto è stata invece l’interpretazione dell’Andante moderato, dove, al contrario del tema di Alma, Gatti chiede all’orchestra che la melodia e il suo sviluppo non assumano mai slanci retorici.
Sul gigantesco Finale, che più che un movimento è un’esperienza che ti investe per mezz’ora, sconvolgente già dal carattere straniante del primo accordo, mi resta, oltre alla già citata attenzione sui singoli gruppi orchestrali, la padronanza agogica di stringendo e rallentando nei passaggi immediatamente prima dei ritorni del tema maggiore/minore.

Per tutta la sinfonia l’orchestra è stata brillantemente all’altezza dei virtuosismi, talora di sesto grado superiore, che la partitura le ha richiesto.

Non potevo sperare in un rientro migliore. Ora spero che non ripassino altri tre anni alla prossima data.

 

“un manager, purtroppo”

Ieri il mio amico Dario che è anche un megapresidente galattico mi ha gentilissimamente donato un libro di cui è coautore e che conclude una trilogia. Tranquilli, non si tratta di romanzi softcore ma volumi che raccolgono interventi di personalità autorevoli (in vari settori dello scibile) sui temi della crescita economica, dell’etica d’impresa, del futuro dei giovani nel nostro paese. A pagina 303 di questo volume si porta avanti una similitudine tra vertice aziendale e direzione d’orchestra:

In tedesco i leider sono composizioni musicali, e c’è una curiosa omofonia tra la parola inglese leader e quella tedesca leider che offre suggestioni tra il comandare, il guidare e l’armonizzare una canzone.

Il sottoscritto ha naturalmente individuato subito il refuso (Lieder, maiuscolo = canzoni; leider = ahimé, purtroppo) e ne è seguito qualche minuto di autentico spasso dialettico tra il sinistrorso scrivente e il liberal Dario, sul tema del lapsus freudiano e del complesso di colpa imprenditoriale.
Questo refuso – tra l’altro presente, dice l’amico, nell’intervento di un autore rigorosissimo – è uno dei più gustosi ch’io abbia mai incontrato.

(peraltro avvicinare Lied e direzione d’orchestra, dunque leadership aziendale, è una trovata debole: da un lato infatti il Lied – canzone, romanza – s’impernia sulla vocalità, dall’altro il Lied per antonomasia è quello in cui il cantante è accompagnato dal solo pianoforte, anche se esiste una discreta letteratura di Lieder per voce e orchestra – pensiamo ai cicli di Mahler o ai sublimi Vier letzte Lieder di Richard Strauss, e così via)

…O avrà voluto riferirsi a Frida Leider, qui impegnata nello schumanniano Meine Rose? smile

risorgerai, lo so risorgerai…

una seconda sinfonia di Mahler non storica, a tratti svagata a tratti inappuntabile, di certo non convenzionale. A partire dalla rilevazione cronometrica del primo movimento: venti minuti spaccati (quindi più serrato, talora anche molto, delle versioni discografiche in mio possesso; con l’eccezione – a mente – di Kubelik) condotti sin dall’inizio da ZM con un piglio che di recente avevo osservato solo nel primo atto di Valchiria: un vitalismo che sgombra il campo da qualsiasi retrogusto “funebre” (Manzoni) e si pone come l’antitesi della trasfigurazione che verrà – potente sì, ma anche eterea. Continua a leggere →

di resurrezioni

Mi sto avvicinando al prossimo evento, vale a dire la seconda di Mahler diretta da Zubin Mehta. Ne sto ascoltando varie versioni, devo dire che sono rimasto impressionato dalla registrazione di Gary Bertini con l’Orchestra della Radiotelevisione di Colonia (EMI). Davvero notevole la padronanza delle dinamiche di questo direttore, che ho sempre reputato un grandissimo e che purtroppo non ho mai avuto modo di ascoltare dal vivo. Come pure eccellente è la prova di Florence Quivar, nella rosellina rossa e non solo.

Cha[nt]illy

il direttore di gran classe e l’orchestra di levatura si riconoscono già in poche battute dell’ouverture Coriolano – un bignè (per restare sul titolo, smile), o meglio una gemma da ricordare, in cui ogni nota sembra dinamicamente meditata da Chailly in rapporto al contesto generale, e l’orchestra ragginge livelli di precisione e sincrono nell’accentazione raramente riscontrati in altre compagini, compresa quella di casa. Non è estranea all’ottima filigrana sonora, a mio avviso, la circostanza per cui i contrabbassi sono collocati “operisticamente” dietro i primi violini, a differenza della usuale disposizione destrorsa.
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39 and counting

è stata una faticaccia, ma eccovi su anobii tutti i programmi di sala del Comunale in mio possesso. Sono in numero minore rispetto ai concerti che ho visto, ma sono ben rappresentativi.
Inoltre la qualità dei contributi monografici si lascia davvero apprezzare.Spiccano la mia prima opera (Bohéme 1983 – trascinato dai miei), il mio primo concerto sinfonico “cosciente e volontario” (Ottava di Mahler, gennaio 1988, intorno al mio 18° compleanno), l’opera che forse mi ha sedotto definitivamente (Salome con la Malfitano).
Se volete potete aggiungere anche voi i vostri, basta rintracciare/creare la scheda del libello e inserire, in fase di modifica, il tag “Maggio Musicale Fiorentino”.

Happy Anobiing!