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Sopravvalutazione

Viviamo in un tempo in cui la comunicazione è preponderante sul contenuto. Importa sempre meno ciò che si dice, importa sempre più quanta forza si impieghi nel dirlo e quante persone il nostro messaggio riesca a raggiungere.
Mi è capitato di fronteggiare aspramente un giovane affermato narratore che è riuscito, impresa non da poco, ad infilare tre sproloqui e mezzo in poche righe, più o meno in questo modo: «Mozart è uno dei musicisti più sopravvalutati della storia [#1 – devo commentare? Giò stai calma]; salvo solo le sonate per pianoforte [#2 – corpus a mio giudizio creativamente subordinato nell’opera omnia del sommo WAM] che solo Glenn Gould, il più grande pianista del novecento [#3 – amo Glenn, ma a mio avviso almeno Richter e Horowitz – vissuti a lungo, felicemente per loro e purtroppo per gli idolatri del mauditismo – lo sopravanzano di tre spanne], seppe rendere nella loro tragicità [#3/2; – esiste il tragico nelle sonate mozartiane? a me sembra solo nella qui malcerta interpretazione di Gould, che purtroppo le espone come se fossero una toccata di Sweelinck]».
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Shine ‘n’ pray

sembra che dopo il film-feticcio interpretato (bene) da Geoffrey Rush e (meglio) da Armin Mueller-Stahl risulti quasi impossibile eseguire il Terzo Concerto di Rachmaninov (orribilmente rappato in Rach3) senza una certa teatrale ieraticità.
Su classica è la volta del bravo Vitaly Samosko, in una registrazione del 1999 per il concorso Regina Elisabetta. Sudatissimo già dopo sei minuti.  Gli sguardi indugiano verso il cielo. Poi le labbra si muovono silenziose ed incessanti. Ricordate gli assoli di chitarra di Robert Cray? Uguale.
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