Archivi tag: Giuseppe Verdi

Eroine (d’opera!) a Villa Bertelli (ultimi giorni)

Ancora fino a lunedì 31 a Villa Bertelli, con ingresso libero e orario 17-23, potrete ammirare carteggi foto e testimonianze su Giorgio Strehler, ma più emozionanti ancora mi sono parse le ricostruzioni di alcuni costumi originali da parte degli allievi del Corso di Sarti per lo spettacolo dell’Accademia Teatro alla Scala. In particolare la “primissima” Desdemona di Alfredo Edel (5 febbraio 1887), la prima Violetta milanese del 1859, le eroine pucciniane nelle vesti di Adolf Hohenstein. Le mostre sono simbiotiche in quanto la sala “strehleriana” ospita quattro abiti di rappresentazioni più recenti. Un piccolo slideshow via smartphone “no copyright infringement intended”.

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io son di Sir John Falstaff (e di Herr Anton)

Questa settimana, preso tra varie novità, ho soggiornato in maniera reiterata all’Opera di Firenze con una piacevole doppietta: Falstaff martedì 2 e Zukerman/Mehta mercoledì 3. Ho rivisto alcuni amici che mi hanno salutato calorosamente, ho smosso dalla poltrona o dall’aperitivo e portato a teatro parenti e congiunti, e mi son goduto ottima musica. Volendo occuparmi di entrambe le serate mi scuserete per la lunghezza del post.

Inizierei col Falstaff del 2, anche perché ci sono ancora tre date utili per ammirarlo, sebbene io desideri invogliarvi ad afferrare, se possibile, i (verosimilmente ultimi) posti per domenica 7, data di congedo di Ambrogio Maestri nel ruolo principale.
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Di femminicidi

[Tra il 14 e il 20 scorsi ho assistito a due eventi importanti e suggestivi. Come al solito dovrete accontentarvi, per il primo (sperando ci siano prima o poi altre repliche), di una nota retard, cioè confacente alla lentezza alle scarse doti e agli accadimenti dello scrivente].

Germani-Zappa

Leonardo Germani e Valentina Zappa nelle prove (foto di Alessandro Botticelli – dal sito danzaeffebi.com)

Il 14 sera Opus Ballet proponeva, al Teatro Cantiere Florida, la prémiere di Otello, con coreografie e regia di Arianna Benedetti. Nove danzatori rivisitano il dramma shakespeariano (e verdiano) con una forte accentuazione della fisicità e dell’elemento di contrapposizione sessuale, in termini di erotismo (magistrale, il passo a due di Leonardo Germani e Valentina Zappa, che con grande atletismo danno figura – secondo me – alla notte d’amore tra i due protagonisti, statici e già pensierosi invece in mezzo alla scena), violenza (il soffocamento col fazzoletto di Desdemona – l’incantevole Noemi Della Vecchia – prelude ed è ancora più crudo della sua morte) ma anche rivalsa femminile (tre donne svelano, a dramma avvenuto, l’inganno di Iago a Otello e la loro verità è l’arma incorporea e danzata che lo trafigge).
Indovinato è poi lo sdoppiamento di Iago in due danzatori gemelli, incollati a guisa di Grima vermilinguo all’Otello di Adrien Ursulet allo scopo d’insinuarvi veleno.
Belle le musiche di Massimo Buffetti, che hanno un andamento ritmico che esalta, assieme alla coreografia, la tensione tra i protagonisti. A esse si intercala l’Ave Maria dal quarto atto dell’opera verdiana, la cui rassegnazione di soprano un po’ stride con l’esecuzione tutta sui nervi  della danzatrice.
Un bell’esordio, sold-out, che ha obbligato ad aggiungere date, e sicuramente da vedere se ve ne saranno repliche in futuro.

Proprio di femminicidio in musica ho avuto modo di discutere con Lucia Baldini e Anna Dimaggio che invece in questi giorni (fino al 4 marzo) propongono alla galleria La Corte di Rosanna Tempestini Frizzi la tappa fiorentina della loro installazione Scarpe senza donne e i custodi in cammino.
118 paia di scarpe rosse rappresentano altrettanti femminicidi.

La scalinata, particolarmente suggestiva (dalla pagina facebook di scarpe senza donne)

La scalinata, particolarmente suggestiva (dalla pagina facebook di scarpe senza donne)

Ho partecipato alla performance di apertura giovedì 20 e, come agli altri visitatori, mi è stato consegnato da Lucia un paio di scarpe che ho riposizionato nell’installazione, divenendo così “custode” di una donna e dello scelus che ha dovuto subire. Il risultato è un drammatico camminamento spersonalizzato, che si sposa molto bene per contrasto con la bellezza classica dello spazio espositivo.
Al centro dello spazio, un altoparlante recita fiabe al cui interno avviene un femminicidio (Cappuccetto Rosso su tutte) a dimostrare lo stillicidio con cui la cultura ancestrale lo insinua sin dalla giovane età nelle menti come un fatto, se non naturale, possibile e persino ricreativo. In quest’ottica è ovvio ricordare come, per i meno piccini (?), lo stillicidio continui con Otello, Carmen, Pagliacci e così via. Da vedere.

mediazione musicale

“Paperin Sigfritto” visibile nell’ambito della mostra “Wagner a strisce” allo Spazio WOW di Milano fino al 6 gennaio, ingresso gratuito. (immagine scannerizzata dal supplemento Scala del Corriere).

ieri ho fatto gli auguri di compleanno a Marion e mi ha confidato che, come tanti, non è riuscita a passar sopra alla scelta di Wagner in luogo di Verdi per la prima scaligera. Allora mi è venuto in mente, in maniera forse poco originale, che una soluzione per accontentare entrambe le fazioni ci sarebbe stata: far trainare la navicella di Lohengrin da un cigno… di Busseto 😀

(non ho ancora messo la categoria bischerate domenicali, provvedo dalla prossima)

the Vienna years

l’Adagio (e fuga) K.546 di Mozart, eseguito a tutta orchestra nel marzo 1947 dai Wiener Philharmoniker diretti da Karajan ha un impatto drammatico spettacolare, pienamente romantico nonostante la matrice "bachiana" della composizione. Alla faccia dei filologi ad ogni costo, vorrei dire.

Ma non lo dico. Rifletto, piuttosto su come una parte rilevante del magistero del nostro Herbie sia quella di svelare sonorità (coerenti con la sua parabola creativa ma) non strettamente sottese allo stile del compositore preso in esame, anticipatrici o meno che esse siano. Vedasi anche la resa del Preludio di Aida del 1959, quella con la Tebaldi: «Karajan – scrive Giuseppe Rossi in una sua nota discografica – esalta proprio le deviazioni della partitura dalla tradizione melodrammatica italiana sottolineando lo sfarzo della dimensione spettacolare e allo stesso tempo la sensualità di una ricercatezza timbrica che si lega ai modelli dell’opera francese e tedesca».
In un impeto di generosità, vi elargisco entrambi gli ascolti qui sotto, in ordine di apparizione.
Anni gloriosi per la storia dell’interpretazione.

Silva S. e i ragazzi del serraglio di Numa Hava

il cospicuo approfondimento di Amfortas, con tanto di discografia, sull’opera Ernani, e che ovviamente vi invito a leggere e tesaurizzare [edit: quando sarà riportato su wordpress], giunge a fagiolo per illustrare il dettaglio fondamentale (smile) di quest’opera, che molti conoscono ma che mi piace sempre tirare in ballo.
Tutti hanno letto il Giornalino di Gianburrasca e si ricordano la marachella (8 ottobre) delle cartoline che, opportunamente commentate dalle sorelle, Giannino recapita ai non proprio irresistibili pretendenti delle stesse, con immaginabili conseguenze.
In quella di Carlo Nelli (nel disegno), ad esempio, c’è annotato Vecchio gommeux.
Su un’altra, riferita ad un ragazzo con la voce baritonale, appare il commento Pare il Vecchio Silva Stendere! com’è buffo!
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Opéra-72-minutes

Innominabile, sì. Ma anche heautetimoroumené: punitrice di se stessa. Per essere, come spesso si sottolinea, un patchwork di cose sublimi e cose dozzinali. In cui zingarelle mercuriali e guerrafondaie, al punto da sembrare nipotine di Bush, s’intromettono tra serrate ed austere agnizioni; come un panino al lampredotto in una cena di bouillabaisse chez le Vistamar, dominando Montecarlo. La logica, peraltro, era evidente: divertire, ed allentare ecletticamente la tensione, in modo da conservare l’interesse fino in fondo. E sembra aver sortito effetti – nelle quattro ore di “servizio”, compresi intervallo e cambi scena – anche tra il pubblico attuale: una biondina adolescente due file dinanzi a me, esaurita la riserva di attenzione, ciondolava lungo il terzo atto. Avrà tracciato mezzo miglio con la testa. Sulla scena del venditore ambulante si è calmata. Continua a leggere →

sf*ga e contromisure

Ai superstiziosi dico subito di non scappare a gambe levate da questo scabrosissimo post, perché ho pronto un suggerimento.Insomma, domani l’altro, con la prova generale pomeridiana, apre al pubblico l’allestimento fiorentino dell’OVI (Opera Verdiana Innominabile), spesso indicata con giri di parole “l’opera verdiana che debuttò a San Pietroburgo” o con assonanze lasciate alla fantasia di ognuno. Io me ne sono coniate tre: vegetariana (“la verza nel cestino”), sartoriale (“la forma del vestito”), liceal-softcore (“la porca del festino”, ovviamente di mia preferenza).
In realtà ero partito con le migliori intenzioni di non curarmi di questo tabù; ma alla prima (ed ultima), timida sortita del nome vietato fronte a qualche musicista, mi hanno fatto pentire di essere nato!
Inutile dire che, oltre al nome, anche l’opera in sé induce molti ad un’inveterata tensione anticipatoria del peggio.
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