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Firenze Capitale, la mostra a Palazzo Pitti

fig-2Ieri ho assistito alla serata d’apertura della Mostra Firenze Capitale, nel 150esimo dell’ospitalità che Palazzo Pitti concesse ai Savoia. La mostra (qui il suo sito ufficiale, da cui ho preso il ritratto del Re per mano di Antonio Dugoni) si è aperta ufficialmente oggi, andrà avanti un bel po’, e si potrà visitare congiuntamente colla Galleria d’Arte Moderna.
Vista l’importanza delle collezioni di quest’ultima, la domanda “vale la pena visitare Firenze Capitale?” è ampiamente vanificata per i primetimer. Ai quali, se le cose non son cambiate in meglio rispetto alla mia visita di un triennio fa, consiglierei di programmare per la mattina.

Quanto al valore aggiunto di questa temporanea, esso risiede soprattutto nel fatto che vengono aperti per l’occasione gli appartamenti della Duchessa d’Aosta, Anna di Francia, stanze normalmente non visitabili.
Il loro fascino è più nell’arredamento (e anche nell’oggettistica esposta, per esempio i finissimi ventagli) che nell’arte figurativa. Un patito di dipinti come lo scrivente fatica un po’ con l’arte italiana di metà ottocento, anche se non mancano le cose di pregio.
E poi ci sono le bellissime sculture in marmo di Carrara, prima tra tutti la Flora del carrarese Giuseppe Ferdinando Lazzerini, opera restaurata di recente e ancora più bella con lo sfondo blu dell’allestimento.
Dal punto di vista personale, infine, mi ha colpito la presenza dei ritratti di quattro ottocenteschi “prìncipi degli studi” del Collegio Alla Querce. Per chi non lo conoscesse, si tratta di uno storico Istituto parificato di Firenze, gestito dai Padri Barnabiti fin verso il 2005, quando ahimè fu travolto da problemi di vario genere che ne han decretato la chiusura. L’usanza di decretare i “prìncipi”, ossia i diplomati più meritevoli nell’arco di tutto il liceo, e premiarli con medaglia e “onore dell’effigie” che veniva custodita nelle aule più prestigiose del collegio, è andata avanti anno dopo anno fino alla fine, e anche il modesto scrivente si fregiò del titolo alla sua maturità, nel 1988. Alla serrata dell’Istituto i quadri – che ogni principe faceva realizzare a sue spese e conferiva – han seguìto i Barnabiti (per fortuna, dopotutto, visto il successivo stato di abbandono dell’immobile) e quindi vedere queste tele dei primi studenti sottratte al mistero e all’oblio è stato un autentico flashback.

Ho provato a immortalare qualcosa e ho collocato le mie foto in questa bacheca Pinterest. Spero possano invogliarvi.

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