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walking down George Potters’ corridor…

finestra

"ehi tu poveraccio, vai pure per Ponte Vecchio ma stai attento a non malignare ahn, i Signori ti spiano..."

e così ce l’ho fatta a visitare anche il Corridoio Vasariano. Una leggera impasse all’ufficio prenotazioni (chi aveva raccolto la mia, qualche settimana fa, si era scordato di darmi il codice e mi han dovuto ricercare sul pc), ma tutto è filato liscio. Siamo, lo ricordo, ancora nel MRM™ (Mese di Riappropriazione Museale, che si protrae, a naso, almeno fino alla prima decade di febbraio) e quindi l’entrata agli Uffizi è stata agevole, e ho fatto un piccolo refresh di alcune tele.

Anche stavolta ho “bucato” la Battaglia di San Romano, che – se non faccio confusione – è in restauro ormai pluriennale, e mi sono limitato al piano principale senza “scendere” al primo appuntamento con le Nuove Sale, per non stancarmi né allontanarmi troppo dalla Sala 25 (quella del Tondo Doni, accanto all’ingresso della quale parte il tratto Uffizi-Pitti del corridoio). Rilevo che tramite il sito – a differenza della Galleria d’arte moderna per cui, come abbiamo visto, i problemi sono di ordine non tecnico ma organico – qualche informazione su alcune opere non visionabili (Adorazione dei magi, sala della Niobe) viene data. Ci vorrebbe una lista più capillare e aggiornata, ma in compenso la buona notizia è che il maxirestauro della Tribuna (“fine lavori prevista per l’estate 2011”, si legge nel pannello informativo…) ha fatto sì che i suoi capolavori venissero spostati in una sala del terzo corridoio… bene, finalmente li ho rivisti “in casa” con una luce decente e a una distanza appropriata! E proprio il reincontro con Bia (ammirata l’ultima volta “in trasferta” a Palazzo Strozzi, e mi accorgo ora di avere clamorosamente omesso di darvi conto della splendida mostra), assieme a una riconsiderazione più attenta dei meravigliosi accostamenti cromatici intercorporei nel Compianto, sempre del Bronzino (questo nella sua sala 27), ha costituito l’acme di questo quick tour.

Per quanto riguarda il Vasariano, che è lungo più di un chilometro e con tutte le sue difficoltà di snodo e costruzione è stato realizzato in cinque mesi (oggi in 5 mesi non si finisce manco un box auto), devo dire che ho trovato una guida molto chiara nell’esposizione (di nome Rossella, se non erro) e 24 compagni di escursione attenti, silenziosi e circospetti nel passo, e non è poco. In estrema sintesi, i miei pre-giudizi ne sono usciti rovesciati. Continua a leggere →

la maniera dolcissima

ieri ho rivisitato gli Uffizi dopo qualche anno. Come ognun sa, il periodo che va dal 7 gennaio alle prime avvisaglie carnascialesche è l’ideale per fruire dei musei fiorentini: mercé il livello tollerabile di bimbiminkia (scolaresche italiane), fàchmifàchit(studenti americani) e comitive in genere, non si fa coda all’ingresso ed è possibile avvicinarsi ai grandi capolavori senza accipere l’altrui gomito nella propria cavità orbitale.Tante cose non vanno: l’illuminazione dei quadri, a volte sconsiderata a volte assente; in particolare quella della Tribuna è davvero indecente – si è praticamente al buio e non c’è modo di ammirare i capolavori della ritrattistica che sono ivi esposti. Capolavori che per giunta fanno spesso della purezza cromatica il loro tratto distintivo. Spo-sta-te-li!
Sarebbe poi molto onesto verso i visitatori che all’entrata si desse notizia delle tele mancanti perché in restauro o in prestito. Ieri non è andata così male come altre volte, c’era però un’assenza eclatante, ossia la battaglia di S. Romano, in restauro sine die. La Madonna del Cardellino, restaurata, come sapete è a Palazzo Medici-Riccardi fino a Marzo. Infine molto Correggio era in mostra a Parma e non è ancora rientrato.  Non c’entra con l’organizzazione, ma non posso non rilevare come alle suddette categorie di gitanti i maestri, per far prima, facciano saltare a pié pari sale d’importanza capitale! Se per quella del Cranach e dei ritrattisti luterani si potrebbe pensare ad una direttiva vaticana (!), per quelle di Michelangelo e Raffaello non trovo risposte…

Detto questo è sempre un’emozione accostarsi ai grandi, e magari, complici le poche persone, affabulare ed esternare le proprie sensazioni. Ancor più bello è farsi affascinare da opere su cui si era finora sorvolato. Una di queste senz’altro è la cd. Pietà di San Remigio di Giottino, prova sensazionale e clamorosamente in anticipo coi tempi, che a mio avviso stravince il confronto con tutto il Trecento sia sensese che fiorentino per la commovente bellezza ed espressività dei volti, com’ebbe anche a convenire il Vasari. (click for a larger image).