Archivi tag: Franz Joseph Haydn

Dido & Sigfrido

Rabbado

la dedica di R. Abbado

“Gigapost”, che spero leggerete sino in fondo, dedicato alla doppietta Dido&Aeneas/Jeune homme + concerto di ieri sera, quest’ultimo presenziato per il motivo che il gentilissimo M° Roberto Abbado si è fatto incomodare dal sottoscritto e gli ha firmato persino volentieri un autografo mentre era a tavola, rendendomi felice come un anatroccolo. Di lì la compera dei biglietti, inizialmente non in programma, è andata praticamente da sé. 

1a) I will go down with this ship: Dido And Aenas. Henry ti presento Salah: sfidando, nella “mia” data di giovedì 5, la serata viola che si rivelerà storica, il capolavoro in questione ci viene proposto all’OF in un allestimento veronese di due anni or sono, per la regia di Marina Bianchi. L’opera di Henry Purcell è una delle più note e forse più importanti di tutto il patrimonio melodrammatico, non solo inglese né solo barocco, e la potenza della vicenda mitologica (tratta per lo più da Virgilio) si desume anche dalla sua attualità, spingendoci a riflettere sul fatto che la nostra grandeur, con buona pace della xenofobia mild or strong, nasce da un gruppo di migranti turchi, seduttori di nobildonne, reimbarcatisi in Tunisia alla volta dell’Italia (poi si può aggiungere che, arrivati in Italia, si sono fatti la figlia del re e ne hanno ammazzato il fratello, ma non esageriamo). Più di tutto, per quel che ci interessa e forsemaforse compete, campeggiano la melodia bellissima – caleidoscopica però sempre, nel profondo, malinconica – e l’ispirato libretto di Nahum Tate. Il celeberrimo pianto di Didone, che è stato bene eseguito e – mercé anche una dozzina di ore di sonno arretrato – mi ha suscitato più di una lacrimuccia, lo avevo incrociato giorni fa anche nella colonna sonora di un film recente di cui mi sfugge il titolo.
Sull’apparato musicale s’innesta poi la struttura del masque che vede, accanto all’azione, la danza; il coro, dal canto suo, è sempre presente negli snodi chiave, sul modello greco.
Continua a leggere →

Annunci

have your Say?

in queste ore ho potuto apprendere due notizie di cui non ero a conoscenza, slegate tra loro ma entrambe concernenti il settore della comunicazione (in un caso la libertà d’espressione, in un altro la censura).

La prima coinvolge un nome noto della musica classica: in Turchia è iniziato con un’udienza prettamente tecnica (verrà ripreso a febbraio 2013) il processo per blasfemia a carico del pianista Fazil Say, accusato di aver offeso la religione islamica tramite alcuni tweet. Ho appreso del processo via Euronews, maggiori elementi sulla prima udienza e sul contenuto dei tweet li ho poi trovati qui. Lascio la notizia all’apprezzamento di ognuno e mi limito a postare il video di un concerto del 2004 di Say – certamente “personaggio” non solo nelle esternazioni ma anche nel suo istrionismo pianistico composto di gesti accentuati, sgabello basso à la GG (si magna licet), mimica facciale; nondimeno dotato di tocco raffinato e di visione in certi casi vivificante (ma senza scorrettezze); mi piace per esempio il suo Haydn. Fazil Say si è esibito anche a Firenze ma non ho ancora avuto modo di ascoltarlo dal vivo.

La seconda notizia invece è quasi una partitura sul tema della censura…
Soggetto: come si sa in Iran vige la censura ed è impossibile la visione di alcune tv occidentali. Controsoggetto: dall’altra parte pochissimi giorni fa l’Unione Europea, in un quadro sanzionatorio più ampio, ha ordinato a Eutelsat e ad altri consorzi satellitari di impedire la ricezione in Europa di alcune tv (tra cui la più famosa è Press tv, un canale all news in lingua inglese) e radio iraniane (tra cui una in lingua italiana!). La vicenda, a parte il riportare alcune dichiarazioni del ministro Terzi, è stata sostanzialmente snobbata dalla stampa italiana; questo è un fatto grave in sé – a prescindere dalla congettura (Inventio?), tutta da verificare, che questa decisione possa essere il primo passo verso una strategia di isolamento mediatico ante conflitto.

Scherzo: L’elemento grottesco della complessa vicenda sta comunque in come le autorità iraniane, mentre bloccano faceb00k nel territorio nazionale, si siano invece affidate proprio alla creatura di Z’berg per promuovere (all’estero, a questo punto) una petizione contro l’oscuramento di Press TV!

Tutti questi spunti sulla quaestio iraniana li ho desunti dall’approfondimento dedicatovi ieri mattina su radiotre, dibattito che per ora non riesco a ritrovare nei podcast delle trasmissioni (probabilmente era nella seconda parte di Radio3Mondo); per fortuna internet offre al g00glatore accorto e magrai anglofono molte pagine di materiale.

(tre parole tre di commento complessivo non le risparmio: mala tempora currunt)

Mit (keinem) lautem Gesang

La Creazione di ieri l’altro non mi è piaciuta quasi per niente. Salvo solo il Coro, lo sforzo di alcuni cantanti (una pulita Julia Sophie Wagner, un espressivamente volenteroso Markus Marquardt), l’assoluta correttezza esecutiva dei difficili fugati (questo non è poco in effetti) e il gradevole gran duo di Adamo ed Eva nella terza parte. Per contro, più d’una discronia dell’orchestra e soprattutto un Rilling che forse ha  preso troppo sul serio le rampogne di Berlioz (1859) sulla programmatica “ingenuità” della partitura, e tenta di rimuoverle freudianamente con una rarefazione dinamica che però la cristallizza ed appiattisce. Mi è venuto in mente con una certa nostalgia il “suonatelo come fosse Brahms” del Muti haydniano di tre anni or sono…

Maestro antiruggine

sabato sera al Comunale si è avuta la comprensione dell’apporto che Riccardo Muti, quando vuole, sa fornire alla Musica. Egli è un Maestro che investe la grandissima parte della sua energia in una attività che non è di mera interpretazione, ma – si direbbe – di garanzia. Il suo interesse verte spesso verso lavori caduti nell’oblio, spostàti in seconda fila, trascurati in sede critica ed esecutiva. Il risultato è legato naturalmente alla qualità intrinseca dei brani proposti: non sempre chi scrive è stato d’accordo con quanto il Maestro ha voluto proporre – glissando sull’Europa scaligera, sentita solo per radio, la Messa Estherázy ascoltata nel 2005 mi lasciò freddino.
Continua a leggere →

sf*ga e contromisure

Ai superstiziosi dico subito di non scappare a gambe levate da questo scabrosissimo post, perché ho pronto un suggerimento.Insomma, domani l’altro, con la prova generale pomeridiana, apre al pubblico l’allestimento fiorentino dell’OVI (Opera Verdiana Innominabile), spesso indicata con giri di parole “l’opera verdiana che debuttò a San Pietroburgo” o con assonanze lasciate alla fantasia di ognuno. Io me ne sono coniate tre: vegetariana (“la verza nel cestino”), sartoriale (“la forma del vestito”), liceal-softcore (“la porca del festino”, ovviamente di mia preferenza).
In realtà ero partito con le migliori intenzioni di non curarmi di questo tabù; ma alla prima (ed ultima), timida sortita del nome vietato fronte a qualche musicista, mi hanno fatto pentire di essere nato!
Inutile dire che, oltre al nome, anche l’opera in sé induce molti ad un’inveterata tensione anticipatoria del peggio.
Continua a leggere →