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Cose che ho visto e che vedrò / vedrete

Il blocco dello scrittore non esiste solo per le prove di creatività, ma può interessare anche una misera blog entry. Così avrei dovuto riportarvi, se non in diretta, almeno in leggera differita le impressioni da alcune mostre che ho visitato; ciò principalmente per incoraggiarvi o meno a visitarle quando erano ancora in corso. In tre occasioni, invece, uno stato d’animo ostile alla scrittura ha avuto il sopravvento. Altro però è ancora visitabile, e dunque intendo rimediare.
COSE CHE HO VISTO
Innanzitutto, la mostra su Pontormo e Rosso, che mi sono goduto per benino profittando della benevolenza altrui, e per giunta munito di una guida d’eccezione (sosia della giovane Maria nella Visitazione, provolone dixit). Una bellissima esposizione che, reclamizzata adeguatamente, spero abbiate potuto visitare, e che dà conto dell’approccio visionario (nel Rosso, fin quasi al sacrilegio) dei due Maestri, affiancati con benevolenza da Andrea del Sarto. Assieme alle tele c’erano anche tantissimi disegni preparatori di grande fascino, alcuni dall’Albertina. Ho imparato, tra l’altro, che certi capolavori ospitati alla SS.Annunziata si possono visitare solo un giorno l’anno, il 18 ottobre (San Luca), quindi estote parati. Dinanzi alla Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto ho avuto anche l’allucinazione (??) che il fumo nero avesse nella parte destra (tra l’angioletto che guarda in giù e la veste rossa) occhio becco e artigli di grifone, quindi pensavo che le arpie fossero lì dietro, in agguato (e invece sono o dovrebbero essere, secondo Vasari, le figure del piedistallo). Insomma ero coinvolto perfino lisergicamente e la mostra non andava lasciata passare.

arpie

Lo vedete anche voi il grifone?

Meno probabile, perché fuori dal giro e poco reclamizzata, che abbiate visto l’esposizione della collezione di Art Club a Villa Bertelli. Sono riuscito a vederla anche grazie al fatto che contestualmente, una domenica, si è tenuto un concerto di musica da camera con l’amica Giulia Maria Dori tra i protagonisti… Anche qui si è trattato di una mostra notevole, ben presentata, contenutisticamente composita: circa 70 opere di 51 protagonisti del 900, che citare per intero sarebbe impossibile; mi limito ai capolavori di Afro, Casorati, Vedova, quelli che mi hanno colpito di più.

giuliannannetti

sinestesie: Giulia e Luigi Nannetti, alle spalle Casorati Maccari etc.

Ho trovato trascurabile invece, la mostra su Pollock, almeno nella sua parte ospitata in Palazzo Vecchio (le installazioni erano in San Firenze). Due stanzette buttate lì, e tralascio le polemiche che hanno accompagnato la curatela dell’esposizione: una di un certo interesse (i disegni di studio su Michelangelo) ma tecnicamente transitoria rispetto alle fasi della dissoluzione della figura e del dripping; l’altra con una decina di tele (due assai belle: Composition with black pouring e Painting A), ma assolutamente inabile – quantitativamente e per assenza di un percorso cronologico – a restituire la complessità almeno quadrifasica del pensiero pittorico dell’Autore. La cosa migliore della mostra è stata ripercorrere gli appartamenti medicei e ammirare almeno tre capolavori: il tondo Mittler, la capella di Eleonora de’ Medici by Bronzino (toglie il fiato) e la Giuditta del Donatello che, situata nella stessa stanza in cui avevano messo lì l’edicola coi quadri, faceva un certo contrasto. Della mostra su Pollock non avrei potuto scrivere in tempo perché l’ho visitata il giorno di chiusura.
COSE CHE VEDRETE
Ho passato il ponte di Ferragosto in fair Verona, scarpinando per tre giorni e poi rifocillandomi grazie alle amorevoli e amicali cure di Angelica e Bernardo, l’amico ritrovato dai tempi di diritto amministrativo (MCMXC). Verona è bellissima e ordinata nel flusso dei turisti, non la ricordavo così affascinante. Con Firenze e altre città d’arte condivide un doppio binario: pesca al turista luccio tramite i luoghi di Giulietta (assimilabili alla casa di Dante fiorentina o alla Musikhaus viennese) e invece grandi meraviglie, tra cui senz’altro le chiese, presso le quali è notevole l’incanto non appena si fa ingresso e si percepisce la colossale ampiezza dello spazio interno rispetto alle morigerate o anguste facciate (San Lorenzo ma anche Sant’Anastasia). Gran botta di culo, sommo godimento e gran presidio di civiltà: durante la visita al Duomo ci siamo sorbiti persino l’Adagio e fuga di Mozart, grazie al fatto che c’erano le prove aperte di un concerto gratuito per Ferragosto! Ottimi poi musei e gallerie in cui alla gran parte di notevoli autori operanti soprattutto in ambito territoriale (Liberale da Verona, il Bellini, il Turchi) fanno da contraltare una presenza massiccia di toscani alla Galleria di Arte Moderna (in cui la palma della bellezza va alla Malinconia di Hayez) e due capolavori di Pisanello: la Madonna della Quaglia al museo di Castelvecchio e il San Giorgio e la Vergine in Sant’Anastasia.
Ma è chiaro che una mezza giornata della mia visita è stata dedicata alla mostra del Veronese alla Gran Guardia. Esposizione spettacolare, non foss’altro che per la portata della collazione che riguarda almeno 50 musei e chiese in ogni angolo dell’orbe terracqueo. Poi c’è l’arte del sior Caliari, sublime per colori e ricerca sulla figura. Spiccano i tondi allegorici con le virtù teologali e la giustizia per il soffitto di San Sebastiano a Venezia, le quattro allegorie d’amore della National Gallery, e altre tele (come la “torinese” cena a casa di Simone) in cui il “cromatismo” è dolce ma esasperato come nel Tristan wagneriano. La mostra prosegue fino al 5 ottobre e non la potete mancare.

veronese

Un esaltato Bob giunto al termine della mostra 🙂

COSE CHE VEDRO’
Rimedierò al mio gap comunicativo su Villa Bertelli visitando a brevissimo la mostra di sculture provenienti dagli Uffizi e anche stavolta largamente rappresentativa del ‘900. Speriamo in suo successo dacché, per quanto può valere (ma a livello di battage vale eccome), Repubblica l’ha segnalata la scorsa domenica tra le esposizioni da non perdere in Italia ed Europa!

Firenze città d’incanto o Firenze città all’incanto? Qualche regoletta

Alcune puntate precedenti in ordine sparso: 1)  il matrimonio degli indiani che inscatola per una settimana Piazza Ognissanti (e succhia elettricità da tutte le strade circostanti)? e va be’, ‘n’tu capisci una sega, e portan sòrdi; 2) Il matrimonio della bonazza col rapper al Forte di Belvedere? e va be’, ‘n’tu capisci una sega, e portan sòrdi; 3) Ponte Vecchio chiuso (!!) per la cena dei ferraristi? e va be’, ‘n’tu capisci una sega, e portan sòrdi.
Siamo a una nuova puntata: stasera, in nome della #bellezzaurbana (a Firenze ormai si usa più il sostantivo “bellezza” che la congiunzione “e”), Ponte Santa Trinita sarà chiuso alle auto per una cenetta di 300 poverinos che potranno così godersi la nuova illuminazione di Ponte Vecchio. Il pubblico potrà stazionare sui lungarni e – dice – pure sui ponti. Il traffico sarà chiuso anche ai mezzi pubblici: “per fortuna” a Firenze i trasporti son già tragici di suo e dopo le venti non passano più i bussini del centro, perché il cartello deviazione delle linee c3 e d causa ricchi a cena sarebbe stato irresistibile. Mi consolo con un inciso da stampatoscana.itTutti insieme dunque, stretti stretti sui lungarni, (…) ad assistere alla sfilata dei trecento ospiti internazionali che stazioneranno su Ponte Santa Trinita. Fantastico, ricorda la mamma che fa al bambino: se stai bravo domenica ti porto in piazza a vedere i ricchi che mangiano il gelato.
Naturalmente si discute molto in città e sui social, e le posizioni sono equamente divise tra il classico speriamo piova e il machiavellico va be’ e ‘n’vu capite una… (insomma vedi puntate precedenti).
Non ricordo se ho espresso la mia posizione qui sui blog, ma sui social di sicuro. Visto che qualcuno ha citato il Louvre, ben vengano gli eventi ma: in spazi non aperti al pubblico (quindi mai sui ponti e mai nei musei in giorni e orari di apertura; sì in musei e luoghi d’arte dopo l’orario di chiusura. In questo caso l’interesse pubblico-economico, come spiegavo a Cinzia nei commenti, non intacca quello pubblico tout court, e prevalente, alla fruizione); facendosi pagare parecchio, compreso l’allestimento di un personale di sicurezza ben formato non solo per picchiare chi si avvicina troppo ma anche per il rispetto di luoghi artistici; e rendicontando con trasparenza il reinvestimento di quanto percepito, magari vincolandolo al riutilizzo per la conservazione delle opere artistiche. Questo mi sembra un buon compromesso da cui partire.

De hoc satis. Volevo dire anche che il foulard Pucci apposto sopra il Battistero mi sembra un UFO SOLAR colorato.
E lo dico pensando alla buonanima del Marchese Emilio Pucci che nel lontano 1981 disse del giglio stilizzato della Fiorentina: “e sembra un pìpi”, e se ne andò dall’assemblea. 1-1 e palla al centro.

battistero solar

last minute: Jean Mohr alla Galleria delle Carrozze

nella giornata strana di ieri mi son trovato a sacramentare in centro e a dover cercar rifugio dall’acquazzone pomeridiano. Mi reco in automatico alla Galleria delle Carrozze, quel corridoio di Palazzo Medici-Riccardi che collega via Cavour con via de’ Ginori, e ci trovo una breve e intensa mostra fotografica di Jean Mohr. Classe 1925, il fotografo svizzero ha viaggiato molto sia per conto del CICR (la Croce Rossa Internazionale, che organizza l’evento) che per l’UNRWA. Sorta di Kapuściński dei rifugiati, le sue foto in bianco e nero affrontano il difficile argomento (a Cipro, in Palestina, in Tanzania) in maniera quanto più possibile priva di esasperazioni retoriche o sentimentalistiche. Le figure sono molto intense, e la pacata disperazione – che affiora per esempio nella solitudine di un vecchio in un campo profughi di Cipro, vecchio che se non è quello immortalato da Kavafis è un suo parente stretto! – è bilanciata da una effervescenza non sguaiata che si esprime soprattutto nella ricerca dei bambini come soggetto. Emblematica in questo senso la foto che ritrae lo sgomento di un generale e, di là dal vetro, la pensierosa freschezza di un ragazzo al termine della Guerra dei Sei Giorni. Oppure (ne parla Manuela Margagliotta in questa recensione e anche io l’ho fotografata di primo acchito ritenendola uno degli scatti più belli) la possente plasticità di una giovane mamma africana col neonato, simbolo di una forza vitale irresistibile come le radici dei pini sotto l’asfalto.
Dieci, massimo venti minuti che vi ricollegheranno alla realtà delle cose e alla irrilevanza del nostro presente e futuro di occidentali mestruati e trapassati.
La mostra, gratuita, è visitabile ancora oggi fino alle 19,30 e domani sino a mezzogiorno e mezzo. Qui la scheda evento a cura della Provincia.

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ARTinGENIO: nuovo spazio culturale e casa editrice a Firenze

Francesco Corsi

il padrone di casa Francesco Corsi (before you ask: non è parente mio né del Prof. di dir. comm.) || foto credits Il cenacolo dei filosofi

In una città, Firenze, che va sempre più trasformandosi in quella Rimini del Rinascimento che Antonio Paolucci, ovviamente inascoltato, tratteggiò con allarme in un’intervista del 2009, la nascita di uno spazio votato all’arte e alla cultura va sempre presa con gioia. A maggior ragione se il suo artefice è quel Francesco Corsi che ho potuto apprezzare nelle sue idee e nella sua vitalità progettuale sin dallo scorso autunno.

Venite dunque in tanti all’apertura, domani sera alle ore 19, dello spazio ARTinGENIO in via Ragazzi del ’99 (vicinissimo alla stazione di Rifredi). Un luogo che ospiterà non solo l’omonima Casa editrice, ma incontri ad ampio raggio su cultura, pittura, arte filosofia e addirittura poesia!
Il primo di essi, domani appunto, sarà con Francesco Mori, artista famoso per avere realizzato le vetrate della Cattedrale di Noto, nonché profondo conoscitore della scrittura e miniatura medievale e rinascimentale (ne illustrerà le tecniche realizzando opere dal vivo).

Tutti i particolari e i recapiti nel comunicato stampa. Non mancate e… dàje a entrambi i France’ !

presto che è tardi! (qualche mostra last minute e gratis)

Crudo fatto: Maggio a Firenze è altissima stagione. Musica, arte, e quest’anno anche la tornata elettorale (aperitifs consumed en masse (cit.); il mio fegato ha fatto domanda d’espatrio). Poi la sera ingurgito un pacco di medicinali e cado come porco morto cade. Poco tempo per recensire, poco tempo per tutto. Voglia di mare ma tanta roba da fare e vedere: si fa quel che si può, da attempati. If it might concern: per Pasqua son stato a Praga, sì, e una Maga ha fatto una profezia ipo-iper-talamica che dodici ore dopo si è avverata. Città fondamentale, m’avvertì la Tosa, ed è vero (mi sto tracciando una linea dell’anima: Trieste, Vienna, Praga. Presto si prosegue con Lipsia. Poi Copenhagen: allitteratemi un bidet a Bredgade e resto lì). Praha: prometto con il tuo santo aiuto di ritornare, magari quando nevica. Per vedere ove posano “e spoje der Cornacchia”, e altro, molto altro, che in sole ore settanta (e un casino dell’ottanta) ho perso…

Ma torniamo agli eventi fiorentini. Intanto una scarica di tre, tutti gratis che non fa mai male. Continua a leggere →

Di femminicidi

[Tra il 14 e il 20 scorsi ho assistito a due eventi importanti e suggestivi. Come al solito dovrete accontentarvi, per il primo (sperando ci siano prima o poi altre repliche), di una nota retard, cioè confacente alla lentezza alle scarse doti e agli accadimenti dello scrivente].

Germani-Zappa

Leonardo Germani e Valentina Zappa nelle prove (foto di Alessandro Botticelli – dal sito danzaeffebi.com)

Il 14 sera Opus Ballet proponeva, al Teatro Cantiere Florida, la prémiere di Otello, con coreografie e regia di Arianna Benedetti. Nove danzatori rivisitano il dramma shakespeariano (e verdiano) con una forte accentuazione della fisicità e dell’elemento di contrapposizione sessuale, in termini di erotismo (magistrale, il passo a due di Leonardo Germani e Valentina Zappa, che con grande atletismo danno figura – secondo me – alla notte d’amore tra i due protagonisti, statici e già pensierosi invece in mezzo alla scena), violenza (il soffocamento col fazzoletto di Desdemona – l’incantevole Noemi Della Vecchia – prelude ed è ancora più crudo della sua morte) ma anche rivalsa femminile (tre donne svelano, a dramma avvenuto, l’inganno di Iago a Otello e la loro verità è l’arma incorporea e danzata che lo trafigge).
Indovinato è poi lo sdoppiamento di Iago in due danzatori gemelli, incollati a guisa di Grima vermilinguo all’Otello di Adrien Ursulet allo scopo d’insinuarvi veleno.
Belle le musiche di Massimo Buffetti, che hanno un andamento ritmico che esalta, assieme alla coreografia, la tensione tra i protagonisti. A esse si intercala l’Ave Maria dal quarto atto dell’opera verdiana, la cui rassegnazione di soprano un po’ stride con l’esecuzione tutta sui nervi  della danzatrice.
Un bell’esordio, sold-out, che ha obbligato ad aggiungere date, e sicuramente da vedere se ve ne saranno repliche in futuro.

Proprio di femminicidio in musica ho avuto modo di discutere con Lucia Baldini e Anna Dimaggio che invece in questi giorni (fino al 4 marzo) propongono alla galleria La Corte di Rosanna Tempestini Frizzi la tappa fiorentina della loro installazione Scarpe senza donne e i custodi in cammino.
118 paia di scarpe rosse rappresentano altrettanti femminicidi.

La scalinata, particolarmente suggestiva (dalla pagina facebook di scarpe senza donne)

La scalinata, particolarmente suggestiva (dalla pagina facebook di scarpe senza donne)

Ho partecipato alla performance di apertura giovedì 20 e, come agli altri visitatori, mi è stato consegnato da Lucia un paio di scarpe che ho riposizionato nell’installazione, divenendo così “custode” di una donna e dello scelus che ha dovuto subire. Il risultato è un drammatico camminamento spersonalizzato, che si sposa molto bene per contrasto con la bellezza classica dello spazio espositivo.
Al centro dello spazio, un altoparlante recita fiabe al cui interno avviene un femminicidio (Cappuccetto Rosso su tutte) a dimostrare lo stillicidio con cui la cultura ancestrale lo insinua sin dalla giovane età nelle menti come un fatto, se non naturale, possibile e persino ricreativo. In quest’ottica è ovvio ricordare come, per i meno piccini (?), lo stillicidio continui con Otello, Carmen, Pagliacci e così via. Da vedere.

Noi che tignemmo il mondo di sanguignA

Buon 2014! Lo avevo preannunciato e, anche se ne parlo solo ora, ho visitato all’ultimo tuffo (Epifania) la temporanea di Annigoni presso l’Ente CRF. Ne è valsa la pena e non solo per la gratuità dell’accesso; per giunta molte opere provenendo da Ivrea e non già da Villa Bardini… pur nella perfezione ritrattistica, ho provato il massimo piacere nei disegni in sanguigna o in quelli preparatori, tra cui spicca il dittico Caino/Abele. Eccovi qualche scatto rubato allo sguardo dei sorveglianti… 😉

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Villa Bardini, la sorvegliante e Freud

La mostra Rinascimento Firenze-Parigi a Villa Bardini termina domani, per chi volesse visitarla (oggi è chiusa). Io ci sono andato con duplice scorta sabato scorso e ho avuto la fortuna di poter ammirare per mezz’oretta anche il parco, per il quale normalmente si paga biglietto separato ma lo scorso weekend c’era l’iniziativa musei aperti.
L’esposizione della collezione di Néllie Jacquemart è qualitativamente considerevole anche se il biglietto intero (8 euro) è caro in rapporto colla quantità di opere visibili. Una mezza dozzina di salette, più o meno; però si può visitare anche, al piano sottostante, il museo permanente dedicato ad Annigoni – anche se fino al 6 gennaio molte opere sono spostate presso l’Ente CRF in Via Bufalini per una temporanea gratuita (che spero di vedere). Tornando a noi sono stato colpito soprattutto da un paio di meraviglie cromatiche: il San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, coi due vivissimi tocchi di vermiglio di una veste in lontananza che riprende lo scudo del santo militante; e una bellissima Madonna con bambino di Cima da Conegliano.
Nel corpus annigonianum spiccano invece un Funerale del mendicante in stile carnascialesco (mi ricorda una scena de L’inquilino di Polanski, rivisto di recente) e soprattutto la sala con le due Solitudini, piccolo studio e tela gigantesca.
Mentre stavamo uscendo la sorvegliante ci chiede: “avete visitato la terrazza panoramica? La cosa più bella della mostra. Puntuale, una delle mie dioscure sottolinea con un sussurro il lapsus: “della villa, casomai…”. Ma trattasi di lapsus freudiano: la vista dalla terrazza (così come dal belvedere, di lato, accessibile dal parco senza dover visitare il museo) toglie il fiato e surclassa molte delle tele…
Con posa ansiolitica e barba verdiana mi son fatto ritrarre proprio sulla terrazza e vi auguro da qui un sereno 2014!

bob-verdi

il mondo Marion

Ieri, e l’ho saputo un’ora fa, è venuta a mancare improvvisamente un’amica sincera di cui tutti apprezzavano la competenza culturale letteraria e musicale. Per cui io voglio piuttosto ricordarla in quel troppo poco cameratismo vissuto assieme. Incrociammo le tastiere coi nostri primi blog, da parte mia questo e da parte sua “Vilaine Fille”; poi venne qualche giorno a Firenze e la portai “da Piero” (cioè alla Trattoria Armando) e la zuppa di farro – ho tentato invano di devegetarianizzarla – la ricordava ancora anni dopo. Fu lei a farmi innamorare del Pontormo di Santa Felicita, che ora quando passo non manco mai di visitare. Salì di corsa su un bus diretta verso casa dei suoi ospiti (li ho conosciuti poi, artisti anche loro) e la rividi qualche anno dopo, nel 2009, a Berlino. Prima ancora se non erro mi faceva lunghissime telefonate perché si era innamorata di un tipo a parecchie ore d’aereo da lei, ed era tutta emozionata e preoccupata di sentirsi al meglio per la nuova liaison… come andò a finire ce lo teniamo per noi, sorrido a pensare che mi faceva sempre freddare la pastasciutta al baretto perché la motivavo o rincuoravo per ore, poco fuori, presso le auto in doppia fila… A Berlino aveva fatto lo house-swap con un musicista rivelatosi poi ultrafamoso (Miss Take® è semisvenuta nel saperlo, al suo gruppo deve il proprio nick) e abbiamo visitato tanti bei posti, molti su sua imbeccata, in quel dicembre mai così glaciale da trent’anni. Le piacevano i mercatini natalizi, ovunque si dovesse andare ti dava appuntamento ineluttabilmente a “Hackescher Markt”, e l’altro suo famoso intercalare era quel “poverino!” arrotato che ti stressava ma anche faceva sorridere. Mi ha fatto conoscere la Costina. Abbiamo condiviso il Deutsches Requiem alla Philharmonie (dirigeva uno ieratico Runnicles). Poi il grande rammarico di non essere riuscito a rivederla questo settembre a NY, per una serie di fraintendimenti e ritrosie. In mezzo a tutto ciò tante parole scritte, editing reciproco into italian or english, pensieri in forma di foto, cartoline e persino una sciarpa nerazzurra in mio onore… ogni tanto mi faceva un po’ incazzare quando parlava bene, viste le radici piemontesi, della innominabile, e di gattüso perché le piaceva (de gustibus). Era anche un’ammiratrice del Dunadün («pòta sì!») e lo difendeva anche tatticamente, ogni volta che la nazionale di Prandelli faceva un risultato così così diceva che se ci fosse stato lui ne sarebbe sortita altra cosa. L’ultima sua missiva verso di me appena 3 giorni fa. Perdo, perdiamo una colta radiosa e soprattutto dolcissima donna e mi sembra ancora incredibile che se ne sia andata così. Quante cose dovevamo ancora vedere e ascoltare insieme, Marion!
marion

meglio pensare al futurismo che al futuro

Ho visitato la Galleria Farsetti l’altro ieri, quarantasettesimo (del resto mi sento dimórto morto che parla) anniversario a tema (pioveva fitto) dell’alluvione, che ho “festeggiato” bellamente tra sfinenti litigi miocardici, esami medici a stufo e la prima multa ATAF in un trentennio (nella verve messaggistica stile Kramer vs. Kramer mi son scordato di fare il biglietto via sms). Era l’ultimo giorno della mostra su divisionismo italiano e futurismo iniziata un mese prima, piccola grande esposizione ove i big di questi movimenti sono tutti presenti e spesso ben rappresentati, soprattutto Giacomo Balla, che costituisce forse il trait d’union tra le due correnti, sorta di lago raccordante immissario ed emissario. Di Balla avevo ammirato – piccola curiosità enigmistica – lo humour dell’autoritratto Autocaffè [autoritratto > caffè > auto da fé?] ospitato lungo il Corridoio Vasariano. Qui invece una sua tela è autografata filocalcisticamente “Fut-Balla”, ma la sua verve è lungi dall’esprimersi solo nel calembour, declinandosi a un estremo in ariose vedute post impressionistiche (Nel prato, 1908) e all’opposto culminando la recezione del canone futurista nell’omaggio a Boccioni che accoglieva il visitatore facendo capolino da una vetrina a destra dell’entrata.
Boccioni stesso, mio eroe newyorkese (il suo Dinamismo di un giocatore di calcio è tra le più belle opere pittoriche che ho potuto ammirare lo scorso settembre al MoMA), era presente con tre tele intense, così come Severini, Soffici, Carrà, Depero, Sironi, Viani e Rosai – quest’ultimo con una tela già apprezzata alla monografica di Palazzo Medici-Riccardi.
Peccato che questi eventi, piccole gemme espositive che si visitano in massimo quaranta minuti ma lasciano sensazioni intense, non ricevano adeguato clamore mediatico. A voi unhappy few che mi seguite (e a me stesso, che mi son perso cose meritevoli come la personale di Fabio De Poli qualche mese fa consiglio di tenere d’occhio le proposte di questa galleria affacciata sull’Arno.
(alcune foto lo-res “dormientibus vigilantibus” – no © infringement intended)

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