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Nelle stanze di Michelucci (per una settimana ancora)

micheCRF

un particolare architettonico del complesso progettato da G.M. (foto © EnteCRF)

voglio segnalarvi che ancora fino a martedì 11 è visitabile, gratuitamente, l’esposizione dell’Ente CRF situata appunto al primo piano del Palazzo di Via Bufalini, storica sede – progettata appunto da Giovanni Michelucci – degli uffici che ora si sono spostati a Novoli. Due ampie stanze contengono alcune collezioni e fondi acquisiti dall’Ente, tra cui si segnala quello del poeta Alessandro Parronchi. Mostra veloce, tempo di visita direi una mezz’ora, contrassegnata da nomi noti e cari (Soffici; Viani – mio Autore feticcio, peraltro la prova qui esposta non è tra le indimenticabili; molto invece mi è piaciuto quanto esposto di Marcucci) e da curiosità quali un pastello “debussian-mallarmeano” di Montale; della passione del costui per l’arte visiva già sapevo dal 2007, quando mi fu amorevolmente e consanguineamente donata una riedizione (a cura della Fondazione Il Bisonte di Simone Guaita) del libro – in origine Vallecchi 1968 – in cui “l’Eugenio civile” e il pittore Beppe Bongi si scambiavano di ruolo, il secondo con un ciclo di poesie e il primo con sei acquerelli.
Su facebook, come ormai mi capita di consueto, ho raccolto pochissimi scatti, e nemmeno delle opere più significative. A maggior ragione vi invito a spendere mezz’ora del vostro tempo in loco.
Per finire, una nota a margine: ho captato una conversazione in cui si mormorava, con beneficio d’inventario, che in futuro il piano che ospita la mostra possa essere adibito a esposizione permanente… speriamo.
E una postilla: proseguirà invece fino a gennaio, e parimenti gratis, la temporanea dedicata ad Alfredo Serri e ai “Pittori Moderni della Realtà”, ospitata al piano terreno. Non mi piace l’ispirazione di Serri, principalmente ritrattistica (fu allievo di Annigoni, che invece si ammira al piano superiore) e fatta di nature morte “culturali”, aride e quasi a declinare il suo bagaglio. Si salva qualche prova giovanile, assieme all’autoritratto provvidamente ironico di Carlo Guarienti che vedete tra le foto linkate sopra.

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Noi che tignemmo il mondo di sanguignA

Buon 2014! Lo avevo preannunciato e, anche se ne parlo solo ora, ho visitato all’ultimo tuffo (Epifania) la temporanea di Annigoni presso l’Ente CRF. Ne è valsa la pena e non solo per la gratuità dell’accesso; per giunta molte opere provenendo da Ivrea e non già da Villa Bardini… pur nella perfezione ritrattistica, ho provato il massimo piacere nei disegni in sanguigna o in quelli preparatori, tra cui spicca il dittico Caino/Abele. Eccovi qualche scatto rubato allo sguardo dei sorveglianti… 😉

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Villa Bardini, la sorvegliante e Freud

La mostra Rinascimento Firenze-Parigi a Villa Bardini termina domani, per chi volesse visitarla (oggi è chiusa). Io ci sono andato con duplice scorta sabato scorso e ho avuto la fortuna di poter ammirare per mezz’oretta anche il parco, per il quale normalmente si paga biglietto separato ma lo scorso weekend c’era l’iniziativa musei aperti.
L’esposizione della collezione di Néllie Jacquemart è qualitativamente considerevole anche se il biglietto intero (8 euro) è caro in rapporto colla quantità di opere visibili. Una mezza dozzina di salette, più o meno; però si può visitare anche, al piano sottostante, il museo permanente dedicato ad Annigoni – anche se fino al 6 gennaio molte opere sono spostate presso l’Ente CRF in Via Bufalini per una temporanea gratuita (che spero di vedere). Tornando a noi sono stato colpito soprattutto da un paio di meraviglie cromatiche: il San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, coi due vivissimi tocchi di vermiglio di una veste in lontananza che riprende lo scudo del santo militante; e una bellissima Madonna con bambino di Cima da Conegliano.
Nel corpus annigonianum spiccano invece un Funerale del mendicante in stile carnascialesco (mi ricorda una scena de L’inquilino di Polanski, rivisto di recente) e soprattutto la sala con le due Solitudini, piccolo studio e tela gigantesca.
Mentre stavamo uscendo la sorvegliante ci chiede: “avete visitato la terrazza panoramica? La cosa più bella della mostra. Puntuale, una delle mie dioscure sottolinea con un sussurro il lapsus: “della villa, casomai…”. Ma trattasi di lapsus freudiano: la vista dalla terrazza (così come dal belvedere, di lato, accessibile dal parco senza dover visitare il museo) toglie il fiato e surclassa molte delle tele…
Con posa ansiolitica e barba verdiana mi son fatto ritrarre proprio sulla terrazza e vi auguro da qui un sereno 2014!

bob-verdi