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D. Ceccanti

Il violinista Duccio Ceccanti impegnato nel “Pièce pour Ivry” (foto Gianluca Moggi – © Maggio Musicale Fiorentino – tutti i diritti riservati)

Si torna a teatro, dunque, dopo una pausa “karmica” di ben diciassette mesi. Si torna al Comunale e al Maggio Musicale, anche se al “Piccolo” e non per l’orchestra del Maggio bensì per il Contempoartensemble, già ammirato tempo fa nel “quirin-principesco” cimento con la musica di Maxwell Davies. In programma cinque lavori di Bruno Maderna, nel 40ennio dalla prematura dipartita. Pubblico sparuto e attento come spesso avviene a questi incontri ahimé semi-esoterici di musica del nostro tempo: quasi religioso se si eccettua una curiosa signora della serie “il dottore mi ha prescritto la contemporanea”, che a ogni pizzicato del violinista sussurrava (rassegnata?) “ecco!” (sic; per fortuna il marito la teneva bene a bada, “sssh! Lucia!!”). Una nota anche per lo sfondo “cromoterapico” cangiante dai colori primari, al verde, al mélange blu-rossastro finale.
Aprono e chiuderanno il programma due serenate. S’inizia con la Serenata n. 2 per undici strumenti, in cui il compositore esprime la sua tavolozza prettamente avanguardistica; in questo caso campeggia un procedimento di dissoluzione (“polverizzazione”, secondo il Gentilucci) di un ben udibile enunciato di squarci tonali (arpa soprattutto), il corpo centrale della serenata risolvendosi in una polifonia puntiforme che testimonia la convinta natazione del Nostro nel postwebernismo. Un’opera serena ma allo stesso tempo programmaticamente incardinata.
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Omaggio a sir Maxwell Davies

Allora, venerdì 29 al Goldoni abbiamo ascoltato quattro composizioni di cui tre alla prima italiana.
Ben eseguito ma non esaltante il Quartetto con pianoforte, con Bruno Canino e tre membri del Contempoartensemble. Dedicato all’amica scomparsa Gunnie Moberg, che – come il compositore – risiedeva alle Isole Orcadi, il quartetto presenta un carattere lugens che si traduce in un andamento raffinato ed equilibrato tra i vari strumenti ma alquanto monocorde, ravvivandosi appena sul finale.
Di ben altro spessore il capolavoro proposto a seguire, la Missa super L’homme armé del 1968, in cui la nota melodia rinascimentale si smembra e smembra la parallela narrazione sacrale-evangelica con una scrittura ricchissima, ora austera ora pop. Eccellente l’esecuzione del Contempoartensemble diretto da M. Ceccanti, su tutti svettando i voli del violoncello di V. Ceccanti, mentre la voce recitante di Quirino Principe esaspera a mo’ di collante la tensione drammatica per risolversi, sulla parola “traderunt”, in un Abschied accusatorio verso performers e astanti.
Dopo l’intervallo una Sonata per violino e pianoforte interessante, eclettica, caratterizzata da intento programmatico (si tratta di una passeggiata romana dalla Chiesa Nuova del Borromini al Gianicolo) e, musicalmente, da una tessitura molto alta destinata al convincente violino di D. Ceccanti.
Si termina con alcune Danze scozzesi (da The Two Fiddlers), episodi leggeri che scorrono via senza troppe pretese e rinnovano soprattutto l’apprezzamento per la verve violoncellistica di V. Ceccanti.

Oltre a celebrare doverosamente il 75° compleanno di Sir Peter, una serata preziosissima per addentrarsi nell’opera di un compositore la cui importanza non trova adeguato riscontro nei cartelloni.