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Caldeggiamenti al caldo – Un’idea di bellezza

Sarò telegrafico. Ieri ho approfittato dell’ultimo Free Thursday Night per visitare la mostra della Strozzina. Se non la avete ancora vista, avete ancora domani e domenica e vorrei esortarvi a sfidare il microonde cittadino e visitarla, sia pure a pagamento (5€, 4 ridotto) perché mi sembra che valga il suo prezzo. Benché il fil rouge tra le opere degli otto artisti sia sottilissimo quando non impalpabile (se si eccettua ovviamente il “che bellezza” dell’osservante, che è massimamente soggettivo), spiccano soprattutto i lavori in video (o testimoniati da un video). Quello di Isabel RocamoraBody Of War, film di un quarto d’ora circa che culmina in uno splendido pas de deux in uniforme, di combattimento che è anche comunione, ornato dalla musica di Arvo Pärt (Kanon Pokajanen).

Il video Mefite di Chiara Camoni, realizzato col fotografo Salvatore Esposito, incentrato sulla comunanza tra bellezza della natura e morte che si ha nella Valle d’Ansanto (presso Rocca San Felice, Avellino; in antichità luogo di culto della mefitica dea Mefiti) dove una pozza naturale che sprigiona acido solforico e altri gas tossici mette in pericolo di vita chi vi sosta a lungo e di fatto uccide molti animali giunti per cercare acqua. Le immagini del bollore fangoso e di carcasse inanimate o insetti intrappolati scorrono in parallelo su tre schermi.

mefite

Un fermo immagine da “Mefite” (dal sito italianarea.it

Infine la sala dedicata a VB66 di Vanessa Beecroft, dove le 50 modelle tinte di nero e frammiste a frammenti in forma di statua, il tutto in un mercato ittico di Napoli occasionalmente gremito ai lati di altre figure borghesi nerovestite, ci portano a una idea di bellezza che è Incanto, ma anche vendita all’incanto, corpo esposto, corpo mercificato. Nonché (mercato ittico) corpo incantatore di sirena, mitologico, (malrauxianamente?) mutilato nella sua rappresentazione classica, con richiami anche ai corpi cinerei di Pompei ed Ercolano. Anche qui il sottofondo musicale del video della installazione è autorevole (frammenti dall’album di Philip Glass A Descent Into The Maelström), meno azzeccata la scelta del loop in luogo di uno o più brani interi.

VB66

VB66, particolare (immagine da Repubblica ed. Napoli)

Come dicevo sopra giudico la parte video della mostra superiore a quella fotografica o pittorica – ma vanno citati in quest’ultima alcuni lavori di Wilhelm Sasnal nelle prime due sale che accolgono il visitatore.
Fossi in voi ci farei un salto.

Werner Lynch

(faccio “prolissa concorrenza” a Essentia filmica)

dunque ieri My Son, My Son, What Have Ye Done. In streaming su Chili-tv, per giunta gratis – approfittando del coupon di sabato scorso sul Corriere.
Regia di Herzog, produzione (e qualche ex libris qua e là) del David nostro.
Attori lunariliftati (Grace Zabriskie – la vicina di casa [?] di Inland Empire; Udo Kier, visto di recente come manicheo wedding planner in Melancholia); ottimo livello di cast; su tutti il protagonista, Michael Shannon, che penso piacerebbe molto all’Ansuini. Un po’ gli somiglia pure.
Cartoline dal Perù: nostalgia dei tempi di Aguirre? anche qui tutto parte dal “furore di D*o”, sia pure con faccia rassicurante (?) di quacchero.
Magistero manieristico nell’estrarre una Gemäldegalerie da un plot praticamente inesistente. Questa la ragione forse di qualche perplessità critica. Vi aspettate un giallo-noir? Avrete altri colori. Quelli rarefatti della mania, quelli più rappresi della Clitemnestra-mater-virago.
In più la colonna sonora originale di Ernst Reijseger, immobile nello sviluppo ma piacevole se non altro nel virtuosismo violoncellistico; l’Autore appare come accompagnatore nelle sequenze teatrali e suona figure brevi cromatiche sul modello dell’incipit di Fratres di Pärt.
Da vedere (magari riposàti).