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R-ustioni di primo grado

img © orchestradellatoscana.it

giusto poche righe per dire che la vigilia di Natale ho ricevuto una sorpresa gradita, ossia un invito al Verdi per il concerto natalizio dell’Orchestra della Toscana, sul podio il trentunenne Direttore Principale Daniele Rustioni, che per la prima volta ho ammirato dal vivo. Ovvio che lo conoscevo di fama (e di gossip per la love story con la violinista Francesca Dego), ma lo avevo solo seguito per una prova d’orchestra teletrasmessa (Hindemith mi pare), e per il resto temevo che la sua carriera subisse uno stallo, invischiata nel clamore delle proteste dei loggionisti meneghini (arrivate fin sotto al mio ombrellone!!) in occasione del Ballo in maschera e del Trovatore, recentemente diretti alla Scala. Finalmente ho potuto vederlo alla prova e devo dire che ne è valsa la pena.

Il programma prevedeva in apertura la Leonore3 di LvB che purtroppo ho perso causa arrivo in ritardo della mia chaperonette; ho potuto però seguire per benino le Haydn-Variationen di Brahms e il Nuovo Mondo di Dvořák, quindi un’ora abbondante di musica.

Il direttore milanese, stanti forse le circostanze festose, dirige con una gestualità esasperata (fa pure gli squat, magari in previsione dei cenoni), ma quel che conta è la lettura musicale, e questa è stata equilibrata e attenta a non cadere nella faciloneria. Non si tratta di partiture che necessitano epocali scavi ermeneutici; casomai, nella sinfonia, occorre stare attenti, dal mio punto di vista, a che negli episodi lirici – esempio il secondo tema del primo movimento – non si ecceda in romanticismo con ritardando etc.; stesso discorso, a contrario, per il finale in cui si rischia di perdere equilibrio e finire convulsivamente in una strombazzata. Tutto scongiurato per fortuna. E letture flawless o giù di lì.

Inoltre la OdT ha suonato davvero bene, ben sopra ai livelli in cui la ricordavo (pur non essendo habitué del Verdi ho ascoltato Argerich, Hogwood e altri). Unico punto debole, ancora un quid minus di forza nel gruppo dei primi violini in rapporto al restante dell’orchestra, quid che peraltro non ha impedito a tutti di esprimersi molto bene, ieraticamente, nel finale delle variazioni brahmsiane. Ciò è segno che Rustioni trasmette con efficacia la sua visione ai professori d’orchestra e ne riscuote la fiducia.

Serata dunque gradevole in coda al 2014, pubblico caloroso ed encore augurale nella quinta Danza Ungherese eseguita in stile NeuJahrsKonzert, con (tentativo di) battimani a tempo.

Auguro anch’io a voi tutti un buon 2015, anno in cui spero (di star meglio e conseguentemente) di incrociare nuovamente questo direttore, magari alle prese con qualcosa di novecentesco.

contemporanea “al sangue”

Sulla metà brahmsiana (Secondo concerto per pianoforte e orchestra) dell’evento di ieri non mi soffemerei troppo, convinto come sono che i Berliner possano fornire una valida anzi robusta lettura di questo repertorio anche sospesi a testa in giù e muniti di una cuffia che trasmetta canzoni dei Boyzone al contrario (oggi mi son svegliato maluccio). Niente da dire neppure per la prova di “Fima” Bronfman, che avevo ammirato sempre nel secondo con Mehta in riva d’Arno, e che però ha scelto, nonostante il caloroso tributo finale del pubblico, di non concedere encores (colpa dei rigidi tempi imposti dal live broadcast?).

rattleIl vero gioiello della serata è invece la Terza sinfonia (1983) di Witold Lutosławski, eseguita dai Berliner e Sir Simon Rattle in maniera trascinante e straordinaria. Quasi incredibile considerare che l’ultima esecuzione alla Philharmonie fosse avvenuta nel 1985, sotto la direzione del compositore! Più di un quarto di secolo fa! La lettura vigorosa, a tratti furiosa, con squisito dettaglio timbrico all’interno di una partitura dai forti contrasti dinamici, testimonierebbe piuttosto una frequentazione intensa… che comunque avverrà anche nei prossimi mesi, in concomitanza col centenario dalla nascita di WL che cade nel 2013.

La Terza sinfonia è nota soprattutto per il ricorso alla personale, Lutosławskiana versione di “alea controllata” (si parva licet, una sorta di zona mista); in questo caso abbiamo passaggi in cui il compositore indica solo linea melodica e attacco ma l’indicazione di tempo è meramente approssimativa, così che ogni strumentista possa eseguire col proprio personalissimo tempo. In realtà c’è molto di più, Continua a leggere →