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Bukowski was here

L’Ansuini sulle tracce di Hank.

dear banksy

Charles-Bukowski

Charles Bukowski non ha bisogno di presentazioni.
Ha scritto circa 60 libri, hanno pubblicato tutto quello che hanno trovato dopo la sua morte, ne hanno scritti altrettanti sulla sua vita, con le sue interviste, con le sue lettere.
I critici non l’hanno mai apprezzato, i lettori lo hanno apprezzato moltissimo, le lettrici un po’ meno.
Io di Bukowski so che era un poeta, non uno scrittore. Questa cosa ce l’ho ben chiara in mente e ho i miei motivi di pensarla, così come ognuno è libero di pensare quello che vuole circa la sua scrittura, circa la sua persona.
In questo reportage ci sono le case dove ha abitato a Los Angeles, quelle ancora in piedi. Non gli appartamenti purtroppo, non sono riuscito a entrare nemmeno nella casa dove vive ancora Linda.
Ho citofonato, non ha aperto nessuno.
Anche io avrei fatto lo stesso, se fossi stato in Linda.
Ma…

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Werner Lynch

(faccio “prolissa concorrenza” a Essentia filmica)

dunque ieri My Son, My Son, What Have Ye Done. In streaming su Chili-tv, per giunta gratis – approfittando del coupon di sabato scorso sul Corriere.
Regia di Herzog, produzione (e qualche ex libris qua e là) del David nostro.
Attori lunariliftati (Grace Zabriskie – la vicina di casa [?] di Inland Empire; Udo Kier, visto di recente come manicheo wedding planner in Melancholia); ottimo livello di cast; su tutti il protagonista, Michael Shannon, che penso piacerebbe molto all’Ansuini. Un po’ gli somiglia pure.
Cartoline dal Perù: nostalgia dei tempi di Aguirre? anche qui tutto parte dal “furore di D*o”, sia pure con faccia rassicurante (?) di quacchero.
Magistero manieristico nell’estrarre una Gemäldegalerie da un plot praticamente inesistente. Questa la ragione forse di qualche perplessità critica. Vi aspettate un giallo-noir? Avrete altri colori. Quelli rarefatti della mania, quelli più rappresi della Clitemnestra-mater-virago.
In più la colonna sonora originale di Ernst Reijseger, immobile nello sviluppo ma piacevole se non altro nel virtuosismo violoncellistico; l’Autore appare come accompagnatore nelle sequenze teatrali e suona figure brevi cromatiche sul modello dell’incipit di Fratres di Pärt.
Da vedere (magari riposàti).