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Senz’ombra (di dubbio)

Sabato sera ho assistito alla seconda e ultima rappresentazione della Donna senz’ombra (Die Frau ohne Schatten) al Maggio Musicale. Come sapete essa era stata inizialmente cassata per l’agitazione promossa dai lavoratori del Teatro, ma venerdì c’è stato un ripensamento deciso "per amore della città di Firenze e degli appassionati di musica". La situazione è e rimane tesa, soprattutto perché è in stallo: prendendo a prestito il libretto, pietrificazione che non accenna a smuoversi è la sordità dei piani alti, inasprita da emblematiche generalizzazioni di certa stampa militante.
Che succederà? Spero di essere smentito, ma temo ben poco a favore dei lavoratori del settore e degli appassionati: c’è da scardinare un dato che è antropologico prima ancora che politico o congiunturale  (della cultura, nel palazzo, ormai frega a pochi se non a punti) e che si propaga viralmente "grazie" all’appiattimento dei media.
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grazie zia

ore 8.00 am. – stordito e impossibilitato al sonno da una peraltro ottima pizza al salame piccante che, manco fosse il “gastro-incantesimo del fuoco”, mi ha costretto all’assunzione di una quantità di magnesie tale da quasi trasformarmi in flash polaroid, approfitto delle ore mattutine per scrivere del Siegfried di ieri. Ciò mentre mi ascolto il terzo atto diretto da Marek Janowski (Adam/ Wenkel/ Kollo/ Altmeyer).

Opera complessa il Zweiter Tag, che con la sua lunghezza spaventa (la vescica de) l’ascoltatore, ma non solo lui (lei): nella sua autobiografia uscita lo scorso anno, Zubin Mehta ne parla “coi guanti” ed una punta di “non congenialità”. Continua a leggere →