Archivi della categoria: umorismo

breaking: la classica acquisisce lo sport

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[NB: Wunderlich si chiama Franz e non Fritz; Giulini si chiama Tommaso e non Carlo Maria; ma ogni tanto è bello sognare a occhi aperti]

taccuino del Versiliante bradipo

che mi riduca quasi sempre agli ultimi giorni per visitare le mostre è noto a chiunque segua il blog o mi conosca. Quindi, a uso personale ma magari anche vostro, mi appunto gli eventi che vorrei non lasciare scorrere via.

Tutte mostre a ingresso libero eccetto Maccari.
Per la prima tranche mi arrangerò nel prossimo weekend (con prevalenza a Maccari), per la seconda per fortuna ho un po’ di tempo in più.

Segnalo anche che mentre scrivo – le 19 di sabato – sia il sito del Comune di Forte dei Marmi sia quello di Villa Bertelli (sede tra l’altro della Biblioteca Comunale) appaiono downtime, fuori servizio. Il primo stricto sensu, il secondo invece è accessibile ma svuotato di contenuti. Sperando in una rapida soluzione, segnalerò qui quando torneranno online. Informazioni benvenute. UPDATE: tutto ripristinato

img from wikipedia. Fair use intended

te lo dice pure Alcmane

Alcmane

Geniale l’idea di trascrivere il notturno di Alcmane in coda al letto, quasi perché il corpo possa assorbirne il pacato scenario…

Dormono le cime dei monti e le gole, i picchi e i dirupi, e le schiere di animali, quanti nutre la nera terra, e le fiere abitatrici dei monti e la stirpe delle api e i mostri negli abissi del mare purpureo; dormono le schiere degli uccelli dalle ali distese…

…e il sottinteso: sei rimasto solo tu sveglio a rompere i coglioni?!

best “canzone mononota” ever

Quei geniacci degli Elii non lo citano tra i precedenti autorevoli però Farben è almeno in certi punti, direbbe zio Arnoldo, una “melodia di canzoni mononota”… smile

mediazione musicale

“Paperin Sigfritto” visibile nell’ambito della mostra “Wagner a strisce” allo Spazio WOW di Milano fino al 6 gennaio, ingresso gratuito. (immagine scannerizzata dal supplemento Scala del Corriere).

ieri ho fatto gli auguri di compleanno a Marion e mi ha confidato che, come tanti, non è riuscita a passar sopra alla scelta di Wagner in luogo di Verdi per la prima scaligera. Allora mi è venuto in mente, in maniera forse poco originale, che una soluzione per accontentare entrambe le fazioni ci sarebbe stata: far trainare la navicella di Lohengrin da un cigno… di Busseto 😀

(non ho ancora messo la categoria bischerate domenicali, provvedo dalla prossima)

“un manager, purtroppo”

Ieri il mio amico Dario che è anche un megapresidente galattico mi ha gentilissimamente donato un libro di cui è coautore e che conclude una trilogia. Tranquilli, non si tratta di romanzi softcore ma volumi che raccolgono interventi di personalità autorevoli (in vari settori dello scibile) sui temi della crescita economica, dell’etica d’impresa, del futuro dei giovani nel nostro paese. A pagina 303 di questo volume si porta avanti una similitudine tra vertice aziendale e direzione d’orchestra:

In tedesco i leider sono composizioni musicali, e c’è una curiosa omofonia tra la parola inglese leader e quella tedesca leider che offre suggestioni tra il comandare, il guidare e l’armonizzare una canzone.

Il sottoscritto ha naturalmente individuato subito il refuso (Lieder, maiuscolo = canzoni; leider = ahimé, purtroppo) e ne è seguito qualche minuto di autentico spasso dialettico tra il sinistrorso scrivente e il liberal Dario, sul tema del lapsus freudiano e del complesso di colpa imprenditoriale.
Questo refuso – tra l’altro presente, dice l’amico, nell’intervento di un autore rigorosissimo – è uno dei più gustosi ch’io abbia mai incontrato.

(peraltro avvicinare Lied e direzione d’orchestra, dunque leadership aziendale, è una trovata debole: da un lato infatti il Lied – canzone, romanza – s’impernia sulla vocalità, dall’altro il Lied per antonomasia è quello in cui il cantante è accompagnato dal solo pianoforte, anche se esiste una discreta letteratura di Lieder per voce e orchestra – pensiamo ai cicli di Mahler o ai sublimi Vier letzte Lieder di Richard Strauss, e così via)

…O avrà voluto riferirsi a Frida Leider, qui impegnata nello schumanniano Meine Rose? smile

fenomenologia di J.C.

da qui – Loris Pattuelli per LPELS. Carino. Io parlerò di Cage tra un po’.

Autunno 1958. Invitato dallo Studio di Musica Elettronica della RAI, John Cage si reca a Milano, dove soggiorna quattro mesi. Vi compone Fontana Mix, opera elettro-acustica (il cui titolo è stato suggerito a Cage dal nome del suo affittacamere, signora Fontana). Si presenta a Lascia o raddoppia, e sceglie di rispondere, nel corso di numerose settimane, a domande sulla micologia; per lui è l’occasione d’interpretare, di fronte al più vasto pubblico immaginabile, alcuni suoi pezzi (Amores, Water Walk, Sounds of Venice…) che diventano così opere di teatro strumentale. Alla fine, e dopo una memorabile suspence, vince il premio di 5 milioni di lire.

Trascrivo la parte finale della celebre puntata di Lascia o raddoppia (lp).

Mike Bongiorno – Bravissimo, promosso.
(musica e applausi)

Mike Bongiorno – Bravissimo, bravo bravo bravo bravo. Bravo bravissimo, bravo Cage. Be’, insomma il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente che se ne intendeva di funghi, perché con le domande che gli abbiamo fatto questa sera c’era di che sudare. Quindi non è stato semplicemente un personaggio che è venuto su questo palcoscenico per fare delle esibizioni più o meno strambe di musica strambissima, quindi è veramente un personaggio preparato. Io lo sapevo, perché mi ricordo che il signor Cage ci aveva detto che abitava nei boschetti nelle vicinanze di New York e che tutti i giorni andava a fare le sue passeggiate a raccogliere funghi, ed ecco dove ha imparato la sua materia.

John Cage – Un ringraziamento… a funghi, e ringraziamento alla Rai, e ringraziamento a tutti genti di Italia…

Mike Bongiorno – A tutta la gente di Italia.
(applausi)

Mike Bongiorno – Bravo signor Cage, arrivederci e buon viaggio, torna in America adesso o resta qui? Do you go back to United States or you stay here? Ah! Ritorna di nuovo, ho capito.

John Cage – … mia musica resta.

Mike Bongiorno – Ah! Lei va via e la sua musica resta qui, ma era meglio che la sua musica andasse via e lei restasse qui.
(risate e applausi)

Mike Bongiorno – Arrivederci signor Cage, arrivederci e buona fortuna a tutti con Lascia o raddoppia.

Silva S. e i ragazzi del serraglio di Numa Hava

il cospicuo approfondimento di Amfortas, con tanto di discografia, sull’opera Ernani, e che ovviamente vi invito a leggere e tesaurizzare [edit: quando sarà riportato su wordpress], giunge a fagiolo per illustrare il dettaglio fondamentale (smile) di quest’opera, che molti conoscono ma che mi piace sempre tirare in ballo.
Tutti hanno letto il Giornalino di Gianburrasca e si ricordano la marachella (8 ottobre) delle cartoline che, opportunamente commentate dalle sorelle, Giannino recapita ai non proprio irresistibili pretendenti delle stesse, con immaginabili conseguenze.
In quella di Carlo Nelli (nel disegno), ad esempio, c’è annotato Vecchio gommeux.
Su un’altra, riferita ad un ragazzo con la voce baritonale, appare il commento Pare il Vecchio Silva Stendere! com’è buffo!
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sf*ga e contromisure

Ai superstiziosi dico subito di non scappare a gambe levate da questo scabrosissimo post, perché ho pronto un suggerimento.Insomma, domani l’altro, con la prova generale pomeridiana, apre al pubblico l’allestimento fiorentino dell’OVI (Opera Verdiana Innominabile), spesso indicata con giri di parole “l’opera verdiana che debuttò a San Pietroburgo” o con assonanze lasciate alla fantasia di ognuno. Io me ne sono coniate tre: vegetariana (“la verza nel cestino”), sartoriale (“la forma del vestito”), liceal-softcore (“la porca del festino”, ovviamente di mia preferenza).
In realtà ero partito con le migliori intenzioni di non curarmi di questo tabù; ma alla prima (ed ultima), timida sortita del nome vietato fronte a qualche musicista, mi hanno fatto pentire di essere nato!
Inutile dire che, oltre al nome, anche l’opera in sé induce molti ad un’inveterata tensione anticipatoria del peggio.
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