Archivi della categoria: voce e pianoforte

“un manager, purtroppo”

Ieri il mio amico Dario che è anche un megapresidente galattico mi ha gentilissimamente donato un libro di cui è coautore e che conclude una trilogia. Tranquilli, non si tratta di romanzi softcore ma volumi che raccolgono interventi di personalità autorevoli (in vari settori dello scibile) sui temi della crescita economica, dell’etica d’impresa, del futuro dei giovani nel nostro paese. A pagina 303 di questo volume si porta avanti una similitudine tra vertice aziendale e direzione d’orchestra:

In tedesco i leider sono composizioni musicali, e c’è una curiosa omofonia tra la parola inglese leader e quella tedesca leider che offre suggestioni tra il comandare, il guidare e l’armonizzare una canzone.

Il sottoscritto ha naturalmente individuato subito il refuso (Lieder, maiuscolo = canzoni; leider = ahimé, purtroppo) e ne è seguito qualche minuto di autentico spasso dialettico tra il sinistrorso scrivente e il liberal Dario, sul tema del lapsus freudiano e del complesso di colpa imprenditoriale.
Questo refuso – tra l’altro presente, dice l’amico, nell’intervento di un autore rigorosissimo – è uno dei più gustosi ch’io abbia mai incontrato.

(peraltro avvicinare Lied e direzione d’orchestra, dunque leadership aziendale, è una trovata debole: da un lato infatti il Lied – canzone, romanza – s’impernia sulla vocalità, dall’altro il Lied per antonomasia è quello in cui il cantante è accompagnato dal solo pianoforte, anche se esiste una discreta letteratura di Lieder per voce e orchestra – pensiamo ai cicli di Mahler o ai sublimi Vier letzte Lieder di Richard Strauss, e così via)

…O avrà voluto riferirsi a Frida Leider, qui impegnata nello schumanniano Meine Rose? smile

Meredith e la cavia

al Cabaret Concert di Meredith Monk, che chiude Maggio Off, troviamo persone d’ogni età, io c’ho portato mio padre (classe 1937 d.C.) per fare un esperimento sulla sua recezione della musica d’avanguardia. Dopo quindici minuti ho visto che non applaudiva mai ed ho temuto il peggio: in realtà l’aria condizionata gli faceva freddo allo stomaco e quindi teneva le braccia raccolte. Alla fine ha gradito, e sono contento di questo, anche se penso che sia difficile per MM essere realmente compresa. Continua a leggere →

Diamandà

ovvero cronache profane di una tempesta vocale che si è abbattuta ieri su Firenze e sul sottoscritto. Mi reco insomma, vestito da marinaro e clamorosamente fuori posto in una platea giovane e con qualche darkettone, al Piccolo Teatro del Comunale ad ascoltare Diamanda Galás ed il suo spettacolo You’re my thrill (che diventerà un disco l’anno prossimo). Conosco già i prodigi della sua voce, che può far male; prendo ulteriore conoscenza della sua intelligenza creativa, con cui scompone i classici francesi e me li instilla in testa almeno fino al giorno presente. Mi dicono che, rispetto anche ad altri concerti, è in formissima. L’inizio è roboante e penso che i timpani  non sopravviveranno. Alla terza canzone – Amours perdues – reinventata e cantata con tutte le viscere, ho i lucciconi. Meno male che è buio. Anche Heaven have mercy, verso la fine, è da brivido. Sembra che Diamanda sappia leggere le esasperazioni proprie di ogni stile, e portarle al parossismo. Il resto, qualcosa di più qualcosa di meno, mi piace, anche se a volte sembra che prevalga la ricerca del perturbamento rispetto alla ricerca del senso. Un’artista incredibilmente originale, con un dono.