Archivi della categoria: sinfonica

best “canzone mononota” ever

Quei geniacci degli Elii non lo citano tra i precedenti autorevoli però Farben è almeno in certi punti, direbbe zio Arnoldo, una “melodia di canzoni mononota”… smile

l’arte interpretativa di Vittorio Gui

da pochi giorni il Maggio Musicale ha intrapreso un’iniziativa interessante, aprendo un account su soundcloud e proponendovi lo streaming di rarità provenienti dagli archivi. Spicca, tra i primi inserimenti, il magistero del fondatore dell’orchestra; lo ritrovo in pieno nell’interpretazione de L’apprendista stregone


ma anche – purtroppo oltremodo penalizzato dalla compressione del campionamento digitale – nella calibratissima resa dell’Andante con moto dall’Incompiuta.

Sono, non da oggi per la verità, tra coloro che sperano che a Vittorio Gui possa prima o poi essere intitolato il Nuovo Teatro dell’Opera fiorentino.

Proust per archi

Complici le giornate piovose sono tornato a Combray, spero con la giusta diligenza (smile) per restarci. E tramite twitter ho trovato che le è perfino stata dedicata una suite per orchestra d’archi. È opera tarda (1977) del compositore pittore e letterato svizzero Peter Mieg, e gli fu commissionata nientemeno che da Paul Sacher (che mai sarà ringraziato abbastanza da noi fedeli bartokiani, per i motivi che sapete o leggete alla sua voce wikipedia). Mieg conobbe molte personalità musicali apicali del Novecento, per esempio Bartók, Stravinskij, Honegger e Bohuslav Martinů, allo stile del quale ultimo avvicinerei timidamente (manca la verve del grande ceco) questa composizione, peraltro piuttosto didascalica se si eccettua forse il movimento finale, più mosso e interessante. Buon ascolto (e buona lettura!).

contemporanea “al sangue”

Sulla metà brahmsiana (Secondo concerto per pianoforte e orchestra) dell’evento di ieri non mi soffemerei troppo, convinto come sono che i Berliner possano fornire una valida anzi robusta lettura di questo repertorio anche sospesi a testa in giù e muniti di una cuffia che trasmetta canzoni dei Boyzone al contrario (oggi mi son svegliato maluccio). Niente da dire neppure per la prova di “Fima” Bronfman, che avevo ammirato sempre nel secondo con Mehta in riva d’Arno, e che però ha scelto, nonostante il caloroso tributo finale del pubblico, di non concedere encores (colpa dei rigidi tempi imposti dal live broadcast?).

rattleIl vero gioiello della serata è invece la Terza sinfonia (1983) di Witold Lutosławski, eseguita dai Berliner e Sir Simon Rattle in maniera trascinante e straordinaria. Quasi incredibile considerare che l’ultima esecuzione alla Philharmonie fosse avvenuta nel 1985, sotto la direzione del compositore! Più di un quarto di secolo fa! La lettura vigorosa, a tratti furiosa, con squisito dettaglio timbrico all’interno di una partitura dai forti contrasti dinamici, testimonierebbe piuttosto una frequentazione intensa… che comunque avverrà anche nei prossimi mesi, in concomitanza col centenario dalla nascita di WL che cade nel 2013.

La Terza sinfonia è nota soprattutto per il ricorso alla personale, Lutosławskiana versione di “alea controllata” (si parva licet, una sorta di zona mista); in questo caso abbiamo passaggi in cui il compositore indica solo linea melodica e attacco ma l’indicazione di tempo è meramente approssimativa, così che ogni strumentista possa eseguire col proprio personalissimo tempo. In realtà c’è molto di più, Continua a leggere →

Berliner Philharmoniker: si riparte (civetta)

Stasera alle 19 il concerto di apertura dei Berliner. Sul podio Sir Simon, Brahms (secondo concerto, solista Bronfman), e Lutoslawski in programma – registratevi seguendo questo link  (cliccare sul pulsante rosso nella pagina e fornire un indirizzo email valido) per godervelo gratuitamente sul vostro computer in live streaming. Poi magari ne parliamo!

Note A Berlino (2/2)

Domenica 20, serata alla Philharmonie. Desiderio di fare la propria entrée baciando la terra subito frustrato dal generale divieto di fotografia. Acquisto alcuni programmi di sala e la giovane addetta alla cassa, fulminata o infastidita (fate voi) dal sottoscritto, me ne consegna in quantità doppia rispetto al richiesto. Tutto è magniloquente e disciplinato. Ogni ordine e sottordine ha il suo ingresso dedicato, e solo a dieci minuti dall’inizio ci vengono spalancate le porte dell’empireo.
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affratellamenti

Ieri ho scoperto di essere nato (a Ferrara) lo stesso giorno in cui (a Napoli) veniva eseguita la prima italiana della Sinfonia numero 2 in la minore di Camille Saint-Saëns. L’orchestra era la Alessandro Scarlatti della RAI (sciolta nel 1992 per logiche aziendali, poi ricostituita ma in autonomia dall’ente) e il direttore era Franco Caracciolo di cui quest’anno ricorre il decennale dalla scomparsa.
Non conosco la sinfonia in questione: pel Camillo di Francia s’indugia quasi del tutto su Serragli Organi Capelloni e Danze Macabre.
Logico che ora me ne sia appassionato.

direktan koncerta Riccarda Mutija

oggi è il giorno del concerto del Maggio a Sarajevo per “Le vie dell’amicizia”. Esso sarà trasmesso in diretta radiofonica da RadioTre (ore 21), per poi venirci riproposto in differita televisiva il giorno 30 (raiuno).

Ho assitito alla generale di sabato mattina e, per il poco che si può dire in presenza di una prova aperta, ho avvertito in Brahms un forte contenimento delle dinamiche, mentre il Ludwig “eroico” di Muti è nello standard delle sue prove discografiche e darà una maggiore scossa all’audience.

Chef Bruno e Samuel Express

tutti son convenuti a teatro per l’omaggio al Nume Samuel Ramey, che, con la sua gran voce e presenza,  in-carna in-canta e seduce la platea da par suo nei panni di Mefistofele. Un “Boito interrotto” tuttavia, perché quei cinque minuti di performance, incastonati nel trimalcionico affresco musicale e corale del Prologo in cielo, rendono la presenza del cotonato Sam un cameo più che una prova intera.
Molto più interessante la prima metà della serata, che ha proposto due partiture importanti e per giunta dalla rara ripresa discografica. Prima il Coro di morti di Petrassi sul celebre incipit del dialogo leopardiano tra Ruysch e le sue mummie (di dedica ideale agl’italici calciantj della Coppa Confederata): opera singolare per organico (coro maschile, 3 pianoforti, orchestra senz’archi); scrittura cupa ma dalla verve prorompente nell’esordire con una prima parte accentuatamente ritmica, “di Totentanz” (Vlad), per poi imbastire una fuga a 4 voci (da "Vivemmo") e ancora squarcianti episodi corali ("Chi fummo?"). Continua a leggere →

accostamenti arditi

Quanta musica classica all’interno de Il Divo di Sorrentino! Ho riconosciuto Il gardellino, la Danse macabre, la Pavana di Fauré (tra l’altro nell’interpretazione che ascolto sempre anch’io, quella diretta da Charles Dutoit; questa invece è una versione superveloce, non priva di fascino, by Ashkenazy). Soprattutto molto Sibelius, vale a dire il Finale del Concerto per violino (mostruoso, qui, Oistrakh), e l’incipit della Seconda Sinfonia. Quest’ultimo è l’accostamento più ardito e affascinante: il calmo avvio in re maggiore utilizzato in piano sequenza con Riina e gli altri capi mafiosi nella gabbia/vetrata del maxiprocesso crea un ossimoro destinato a restare in mente.