Archivi della categoria: sacra

Ti annoi? Ehm, no: è il mio stemma

Sul sito della Mediateca di Palazzo Medici-Riccardi scopro una pagina dedicata all’inno pro-Medici: “Palle, palle” (sic). Nonostante la mia ignoranza, la suddetta canzone-assist al calembour è citata anche da Marasco in una delle sue canzoni+affabulazioni, se non erro.
L’arrangiamento a opera di Heinrich Isaac, musicista fiammingo attivo alla corte medicea, si basa, in tenor (e chiave di mezzosoprano), sulla rappresentazione pentagrammatica del blasone (una palla ha avuto un trauma o più probabilmente – smile – la figura musicale vuol rappresentare i tre gigli/iris di Firenze).

pallepalle

© Mediateca – Provincia di Firenze

L’esecuzione proposta nella pagina della mediateca è dell’Ensemble Musica Ricercata diretto da Michael Stüve e mi offre la sponda per segnalarvi, a partire da domani, quattro date in cui lo stesso Stüve al violino con Lucia Baldacci all’organo eseguirà le Sonate del rosario doloroso e la (incantevole) Passacaglia di H.I.F. Biber in quattro belle chiese fiorentine, sempre con ingresso libero:

Note A Berlino (2/2)

Domenica 20, serata alla Philharmonie. Desiderio di fare la propria entrée baciando la terra subito frustrato dal generale divieto di fotografia. Acquisto alcuni programmi di sala e la giovane addetta alla cassa, fulminata o infastidita (fate voi) dal sottoscritto, me ne consegna in quantità doppia rispetto al richiesto. Tutto è magniloquente e disciplinato. Ogni ordine e sottordine ha il suo ingresso dedicato, e solo a dieci minuti dall’inizio ci vengono spalancate le porte dell’empireo.
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Mit (keinem) lautem Gesang

La Creazione di ieri l’altro non mi è piaciuta quasi per niente. Salvo solo il Coro, lo sforzo di alcuni cantanti (una pulita Julia Sophie Wagner, un espressivamente volenteroso Markus Marquardt), l’assoluta correttezza esecutiva dei difficili fugati (questo non è poco in effetti) e il gradevole gran duo di Adamo ed Eva nella terza parte. Per contro, più d’una discronia dell’orchestra e soprattutto un Rilling che forse ha  preso troppo sul serio le rampogne di Berlioz (1859) sulla programmatica “ingenuità” della partitura, e tenta di rimuoverle freudianamente con una rarefazione dinamica che però la cristallizza ed appiattisce. Mi è venuto in mente con una certa nostalgia il “suonatelo come fosse Brahms” del Muti haydniano di tre anni or sono…

Omaggio a sir Maxwell Davies

Allora, venerdì 29 al Goldoni abbiamo ascoltato quattro composizioni di cui tre alla prima italiana.
Ben eseguito ma non esaltante il Quartetto con pianoforte, con Bruno Canino e tre membri del Contempoartensemble. Dedicato all’amica scomparsa Gunnie Moberg, che – come il compositore – risiedeva alle Isole Orcadi, il quartetto presenta un carattere lugens che si traduce in un andamento raffinato ed equilibrato tra i vari strumenti ma alquanto monocorde, ravvivandosi appena sul finale.
Di ben altro spessore il capolavoro proposto a seguire, la Missa super L’homme armé del 1968, in cui la nota melodia rinascimentale si smembra e smembra la parallela narrazione sacrale-evangelica con una scrittura ricchissima, ora austera ora pop. Eccellente l’esecuzione del Contempoartensemble diretto da M. Ceccanti, su tutti svettando i voli del violoncello di V. Ceccanti, mentre la voce recitante di Quirino Principe esaspera a mo’ di collante la tensione drammatica per risolversi, sulla parola “traderunt”, in un Abschied accusatorio verso performers e astanti.
Dopo l’intervallo una Sonata per violino e pianoforte interessante, eclettica, caratterizzata da intento programmatico (si tratta di una passeggiata romana dalla Chiesa Nuova del Borromini al Gianicolo) e, musicalmente, da una tessitura molto alta destinata al convincente violino di D. Ceccanti.
Si termina con alcune Danze scozzesi (da The Two Fiddlers), episodi leggeri che scorrono via senza troppe pretese e rinnovano soprattutto l’apprezzamento per la verve violoncellistica di V. Ceccanti.

Oltre a celebrare doverosamente il 75° compleanno di Sir Peter, una serata preziosissima per addentrarsi nell’opera di un compositore la cui importanza non trova adeguato riscontro nei cartelloni.

finire in Gloria

due parole, giacché per meno di un’ora è ancora il 150° compleanno di Puccini, da spendere per la Messa (cd. Messa di Gloria) ascoltata ieri al Comunale nella lettura di Giuseppe Lanzetta e dell’Orcafi insieme al Coro del Caricentro. Esecuzione, mi duole dirlo, non certo indimenticabile per brillantezza  o scelte interpretative, che tuttavia ha portato alla mia attenzione per la prima volta un lavoro giovanile (scoperto postumo, come sapete, nei primi anni 50) dotato di buone soluzioni (quasi bruckneriano in certi passaggi), anche se decisamente acerbo nel trattamento vocale e di alcuni strumenti. Credo inoltre che ci sia una quasi assoluta necessità (ieri non esaudita) del raddoppio degli archi, altrimenti impalpabili in rapporto al coro pieno.
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Maestro antiruggine

sabato sera al Comunale si è avuta la comprensione dell’apporto che Riccardo Muti, quando vuole, sa fornire alla Musica. Egli è un Maestro che investe la grandissima parte della sua energia in una attività che non è di mera interpretazione, ma – si direbbe – di garanzia. Il suo interesse verte spesso verso lavori caduti nell’oblio, spostàti in seconda fila, trascurati in sede critica ed esecutiva. Il risultato è legato naturalmente alla qualità intrinseca dei brani proposti: non sempre chi scrive è stato d’accordo con quanto il Maestro ha voluto proporre – glissando sull’Europa scaligera, sentita solo per radio, la Messa Estherázy ascoltata nel 2005 mi lasciò freddino.
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SSSS (Seiji’s symphonic+sacred side)

dopo l’elektro-choc della scorsa settimana, ho agganciato online una bella galleriuzza per la serata di ieri e, pur con un po’ di stanchezza indosso, mi son recato al concerto sinfonico+sacro del nostro beniamino.
Poco da dire, un’ottima interpretazione, applauditissima e appagante. Come amavo scrivere in cartaceo: appena appena qualche intoppo sulla via dell’eccellenza.
La Jupiter è stata un po’ diesel, ma alla fine più che soddisfacente. Ozawa tende ad interpretarla soffermandosi sulla sua vitalità e complessità ritmica. Continua a leggere →