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Giorgia’s music den

«Devo ancora arredarla per benino, ma penso che metterò le robe di musica qui mentre lascerò fotografie e tutto il resto di là»

have your Say?

in queste ore ho potuto apprendere due notizie di cui non ero a conoscenza, slegate tra loro ma entrambe concernenti il settore della comunicazione (in un caso la libertà d’espressione, in un altro la censura).

La prima coinvolge un nome noto della musica classica: in Turchia è iniziato con un’udienza prettamente tecnica (verrà ripreso a febbraio 2013) il processo per blasfemia a carico del pianista Fazil Say, accusato di aver offeso la religione islamica tramite alcuni tweet. Ho appreso del processo via Euronews, maggiori elementi sulla prima udienza e sul contenuto dei tweet li ho poi trovati qui. Lascio la notizia all’apprezzamento di ognuno e mi limito a postare il video di un concerto del 2004 di Say – certamente “personaggio” non solo nelle esternazioni ma anche nel suo istrionismo pianistico composto di gesti accentuati, sgabello basso à la GG (si magna licet), mimica facciale; nondimeno dotato di tocco raffinato e di visione in certi casi vivificante (ma senza scorrettezze); mi piace per esempio il suo Haydn. Fazil Say si è esibito anche a Firenze ma non ho ancora avuto modo di ascoltarlo dal vivo.

La seconda notizia invece è quasi una partitura sul tema della censura…
Soggetto: come si sa in Iran vige la censura ed è impossibile la visione di alcune tv occidentali. Controsoggetto: dall’altra parte pochissimi giorni fa l’Unione Europea, in un quadro sanzionatorio più ampio, ha ordinato a Eutelsat e ad altri consorzi satellitari di impedire la ricezione in Europa di alcune tv (tra cui la più famosa è Press tv, un canale all news in lingua inglese) e radio iraniane (tra cui una in lingua italiana!). La vicenda, a parte il riportare alcune dichiarazioni del ministro Terzi, è stata sostanzialmente snobbata dalla stampa italiana; questo è un fatto grave in sé – a prescindere dalla congettura (Inventio?), tutta da verificare, che questa decisione possa essere il primo passo verso una strategia di isolamento mediatico ante conflitto.

Scherzo: L’elemento grottesco della complessa vicenda sta comunque in come le autorità iraniane, mentre bloccano faceb00k nel territorio nazionale, si siano invece affidate proprio alla creatura di Z’berg per promuovere (all’estero, a questo punto) una petizione contro l’oscuramento di Press TV!

Tutti questi spunti sulla quaestio iraniana li ho desunti dall’approfondimento dedicatovi ieri mattina su radiotre, dibattito che per ora non riesco a ritrovare nei podcast delle trasmissioni (probabilmente era nella seconda parte di Radio3Mondo); per fortuna internet offre al g00glatore accorto e magrai anglofono molte pagine di materiale.

(tre parole tre di commento complessivo non le risparmio: mala tempora currunt)

l’arte interpretativa di Vittorio Gui

da pochi giorni il Maggio Musicale ha intrapreso un’iniziativa interessante, aprendo un account su soundcloud e proponendovi lo streaming di rarità provenienti dagli archivi. Spicca, tra i primi inserimenti, il magistero del fondatore dell’orchestra; lo ritrovo in pieno nell’interpretazione de L’apprendista stregone


ma anche – purtroppo oltremodo penalizzato dalla compressione del campionamento digitale – nella calibratissima resa dell’Andante con moto dall’Incompiuta.

Sono, non da oggi per la verità, tra coloro che sperano che a Vittorio Gui possa prima o poi essere intitolato il Nuovo Teatro dell’Opera fiorentino.

Proust per archi

Complici le giornate piovose sono tornato a Combray, spero con la giusta diligenza (smile) per restarci. E tramite twitter ho trovato che le è perfino stata dedicata una suite per orchestra d’archi. È opera tarda (1977) del compositore pittore e letterato svizzero Peter Mieg, e gli fu commissionata nientemeno che da Paul Sacher (che mai sarà ringraziato abbastanza da noi fedeli bartokiani, per i motivi che sapete o leggete alla sua voce wikipedia). Mieg conobbe molte personalità musicali apicali del Novecento, per esempio Bartók, Stravinskij, Honegger e Bohuslav Martinů, allo stile del quale ultimo avvicinerei timidamente (manca la verve del grande ceco) questa composizione, peraltro piuttosto didascalica se si eccettua forse il movimento finale, più mosso e interessante. Buon ascolto (e buona lettura!).

Berliner Philharmoniker: si riparte (civetta)

Stasera alle 19 il concerto di apertura dei Berliner. Sul podio Sir Simon, Brahms (secondo concerto, solista Bronfman), e Lutoslawski in programma – registratevi seguendo questo link  (cliccare sul pulsante rosso nella pagina e fornire un indirizzo email valido) per godervelo gratuitamente sul vostro computer in live streaming. Poi magari ne parliamo!

“Panic on the skies of Birmingham, I wonder to myself…”

helicopter

Ieri sera grazie a una sontuosa imbeccata di Giorgia ho potuto assistere alla diretta streaming di Helicopter Streich-Quartett di Karlheinz Stockhausen, eseguito dall’Elysian Quartet a Birmingham nell’ambito della prima rappresentazione scenica integrale dell’opera da cui è tratto, ossia Mittwoch aus Licht (parte a sua volta del ciclo Licht). HSQ, per la sua forte connotazione e le sensazioni diametrali che suscita, ha talora vita autonoma; nel 2009, ad esempio, è stato portato sui cieli di Roma in prima italiana dall’Arditti Quartet che è probabilmente, attraverso le sue molte formazioni, il massimo specialista di contemporanea per ensemble da camera (qui un brevissimo estratto dello spettacolo romano).

La diretta di ieri è iniziata qualche minuto dopo le nostre 20 e ha seguito non solo il nucleo della performance con schermo quadripartito che vedete nell’immagine (dall’accensione allo spegnimento dei motori), ma anche il tragitto degli esecutori dalla hall all’eliporto e viceversa (del resto anch’esso fa parte dell’opera). Il pubblico presente in sala e munito di maxischermo era intrattenuto da un “moderatore” (previsto dal compositore) che, con voluta e talora un po’ troppo calcata verve comica – non so se richiesta anch’essa da Stockhausen, ma certamente non a soggetto, visto che ha toccato “temi” quali Tottenham FC, feticismo e flatulenze (sic) del violista – spiegava la storia e gli elementi essenziali dell’esecuzione, e poi alla fine ha intervistato gli interpreti e i piloti e moderato le domande del pubblico.

Qui potete sorbirvi la differita dell’evento (poco meno di un’ora, tutto compreso):
sito del Guardian (con qualche informazione in più sul resto di Mittwoch);
sito di TheSpace.

Per chi fosse completamente a digiuno della cosa, il cuore della rappresentazione funziona così: Continua a leggere →

L’opera è viva: lotta insieme a lei!

Aprite! Aprite! Non sono una bestia!! La musica mi commuove, mi commuove ancora…
(Kafka/ Pier’Alli)

Colasanti

Un intenso ritratto della Compositrice  ©silviacolasanti.it

Tra le cose più belle dell’appena trascorso 75° Maggio Musicale Fiorentino annovererei certamente l’opera, commissionata dal Festival dunque in prima assoluta, di Silvia Colasanti, ovvero la Metamorfosi kafkiana adattata in libretto e messa in scena da Pier’Alli. Lo spettacolo è stato rappresentato con successo per tre sere al Teatro Goldoni; fortunatamente, per chi come me non poteva esserci (discorso lunghissimo), se ne può avere un’idea grazie allo streaming, realizzato in collaborazione con inToscana.it, che – novità positiva – ha coperto alcuni eventi, da un concerto diretto da Mehta al Nuovo Teatro (ho apprezzato soprattutto le Variazioni Concertanti di Ginastera) ai lunch-time concerts cameristici nel cortile di Palazzo Strozzi.

Clicca qui per lo streaming de La metamorfosi di Silvia Colasanti.

Un piccolo riquadro simil youtube con audio monofonico (e in questo caso alquanto penalizzato da un rumore di massa non portata a terra) non può certo restituire la pienezza dell’esperienza teatrale, ma testimonia a sufficienza la riuscita dell’opera, in particolare la notevole ricchezza della scrittura orchestrale di Colasanti; scrittura che, ben concertata e diretta da Marco Angius, conduce l’ascoltatore da un quadro all’altro facendo da contraltare al grigio sillogismo d’emarginazione descritto nel racconto.

L’opera italiana, dunque, non solo è viva ma sta pure bene (quanto a sana e robusta costituzione). Ma accusa un (bel) po’ in termini di trattamento e risonanza. Giunge quindi a fagiolo – in un sistema-paese in cui da un lato silentibus pecunia non succurrit, dall’altro si tende a staccare la spina a ciò che non è precotto – l’azione del gruppo CPI (Cantori Professionisti d’Italia) che ha intrapreso un percorso UNESCO per far ottenere all’opera lirica Italiana lo status di patrimonio dell’umanità.

…Ci è sembrato ovvio e imprescindibile che nel catalogo dei beni da tutelare da parte dell’UNESCO debba necessariamente apparire questa forma d’arte: perché invenzione italiana, perché sorgente e catalizzatore di tutte le altre forme d’Opera, perché linguaggio della nostra Nazione prima che questa si formasse, perché principale veicolo di diffusione e insegnamento della nostra cultura e della nostra lingua, perché capillarmente nel mondo è esperienza aggregante e formativa, perché fucina di conoscenze orali e manuali, perché laboratorio costante di tradizione e rinnovamento allo stesso tempo….

v’invito dunque a conoscere più da vicino, tramite il sito e il gruppo FB, l’attività di CPI e a sostenere l’iniziativa, e ringrazio come sempre Giorgia, che (già un po’ di tempo fa) mi aveva segnalato la cosa, e sul cui sito potete trovare il plenum del manifesto e dell’intervento del Prof. Giovanni Puglisi.

ei fu siccome IGNOBBILE

splinderlogo

un povero logo appena divenuto orfano...

come annunciato, da pochi minuti splinder.com ha ufficialmente chiuso i battenti e se ora seguite il link troverete la home page di peeplo (che lì per lì credevo fosse un brand di Cetto La Qualunque). Bah, odio l’erosione di periodi della vita, ma la vita di questo è fatta. Una prece. Per lo meno i redirect effettuati per tempo funzionano e, al momento, digitare blogregular.splinder.com vi porta ancora qui.
So long, splinder. Sit tibi trashcan (cestinum?) levis.

une transcription de Strauss

Stanotte su RAI3 trasmettevano un concerto di Buchbinder alla Scala, direttore Robin Ticciati, scorsa stagione. Dopo il KV 509 ha eseguito come encore lo stesso brano presentato martedì scorso qui al Maggio. Si tratta della Soirée de Vienne, trascrizione straussiana ad opera di Alfred Grünfeld, pezzo che come vedete ho trovato anche nell’interpretazione autentica, certamente più asciutta di come virtuosisticamente l’ha eseguita Buchbinder.

Due rilievi. A pranzo ier l’altro si bofonchiava che l’accostamento Brahms/Pipistrello fosse un poco ardito; certamente col Mozart scaligero ci stava molto meglio.  Stanotte invece ho notato che l’anno scorso Buchbinder introduceva il suo encore in italiano, quest’anno lo ha fatto – come da titolo – in francese: sarà l’effetto dei tagli?

Fijne verjaardag!!

la Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, qualitativamente una delle massime realtà orchestrali  di sempre, compie la bellezza di 120 anni!!

Fondata nel 1888, diede il suo primo concerto nella sala eponima proprio il tre novembre sotto la bacchetta di quello che sarà il suo direttore principale nel primo settennio, ossia Willem Kes (nella foto).

Per festeggiare al meglio, l’orchestra offre ai suoi aficionados, fino circa a fine mese, la possibilità di scaricare gratuitamente una decina di grandi interpretazioni sinfoniche. Tutto quello che occorre è registrarsi.

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