Archivi della categoria: in rete

I’m not dead yet! 4 anni senza MLR e una flebile traccia

rc_blogger
Questo articolo esce nel quadriennio dalla scomparsa improvvisa di Marion Lignana Rosenberg, valente amica la cui assenza fa ancora male. Su Marion, vedi la pagina en.Wikipedia, il ricordo de La voce di New York e quello mio personale.
Ma il post è originato da una scoperta amara di qualche giorno prima, seguita a ruota da una piccola, commovente consolazione. Stavo sistemando alcuni link trascurati e mi sono accorto che uno dei siti di Marion era venuto meno. Questo nonostante l’affetto e la cura degli amici oltreoceanici che, dopo la sua dipartita, si erano sforzati di mantenerlo “up”.
Ma è fisiologico che questo impegno non possa durare a lungo; così, i tre dominî nei quali Marion elencava o portava avanti i suoi progetti (Mondo-Marion, RevisioningCallas, VerdiDuecento) sono ora nomi vuoti.
Pochi secondi dopo, tramite una semplice ricerca, la consolazione: il blog di Marion su blogspot è ancora vivo! Occhi lucidi, soprattutto quando mi sono imbattuto nel post del titolo, e quando mi sono trovato tra i sine quibus non.
Chiaramente anche il blog è usurato dal tempo: i link ai domini sono “orfani”, così come alcuni video di YT per i quali sarà intervenuto qualche copyright claim. Ma un bel po’ di contenuto (andate soprattutto alle entry più risalenti), qualche ascolto, e la sensazione che non tutto sia perduto – ciò è qui, e scalda.
A questa scoperta se n’è affiancata un’altra, meno personale ma più ricca di contenuti: Il Brucomela. Cultura a New York. Non me lo ricordavo, ma questo tumblelog ancora ben strutturato raccoglie gli articoli scritti in Italiano per La Voce di NY. Mi pare addirittura che Marion abbia discusso con me il titolo da dare a questo spazio. Da qui trasuda l’affetto dell’amica per la nostra cultura, l’amore smisurato per la nostra lingua (che era quella anche dei suoi ascendenti piemontesi) e l’insofferenza che – da madrelingua inglese – le provocava la nostra propensione a condire l’italiano di anglismi, come si evince già dagli strali che riceve l’hashtag #VerdiDay… Sorrido nel ricordo.

La lezione che ho tratto da questo viaggio è che molta conoscenza “a dominio” difficilmente sopravvive, mentre quella trasfusa “su piattaforma”, che magari dopo la creazione di un dominio è vista dall’Autore come “ancillare” o “di servizio”, ha invece più chance di perpetuarlo… Lunga vita quindi alle blog community (Blogger, Tumblr, tutte le altre) e ai loro petali nascosti ma presenti.

Ultimo ma non meno importante database “extra blog” ancora in piedi, i contributi di Marion per Operavore.

Buona vita a chi – magari anche dopo di noi, magari per puro caso – s’imbatterà nelle parole di Marion e proverà curiosità verso i suoi articoli (quelli dal web citati qui,  o quelli in cartaceo: una pista) o “anche solo” verso Callas, Verdi, “il Maestro” Paolo Conte, tutta l’Arte che amava.

tumblr_static_brucomela2

 

Update: terza risorsa qui. Vilaine fille, il nick dei primi anni internautici. Ed ennesima lacrimuccia “familiare”.

Annunci

un unico disastro che ha nome vita enorme: Bruckner

Então, desanimamos. Adeus, tudo!
A mala pronta, o corpo desprendido,
resta a alegria de estar só, e mudo.
(C. Drummond de Andrade)

Il mio appetito per la classica, risvegliatosi vorace durante l’estate assieme all’amara constatazione di una lunga assenza dai teatri (per trovare un digiuno tanto esteso devo risalire a undici anni fa), passa ora principalmente attraverso le sinfonie di Anton Bruckner.
Aperta parentesi.
Non vado più così spesso a teatro come negli anni d’oro del blog (e miei). Sicuramente perché la crisi ha ridotto l’offerta musicale che prediligo, ma anche perché, per quanto io sia abile a indossare maschere, è sempre più difficile per me comparire in occasioni sociali – perso tra il Flaianiano «orrore di dover dare spiegazioni» e un certo freddo. Un Acquario si nutre di idee e vorrebbe essere in grado di comunicare sempre con tutti, al di là delle incompatibilità e disavventure. Ma talvolta non è possibile.
Spero il prossimo anno di fare un paio di apparizioni “sinfoniche”. Ma non è affatto detto.
Chiusa parentesi.
Intanto sto riscoprendo il pontiere di St. Florian, come amo chiamarlo giocando con l’assonanza Bruckner-Brücke (ponte). E anche qui, immergendomi e studiando le varie versioni, cerco in realtà di ricomporre i pezzi e riempire l’assenza di qualcosa che mi è irrimediabilmente sfuggito di mano, come il mondo per Mahler.
In questo post troverete amarcord e divagazioni interpretative. In coda mi soffermerò un sito importante, pieno di risorse.
Continua a leggere →

aspettando una legge Merlin per la curia: 100 chiese chiuse a Napoli

la segnalazione arriva niente meno che da Massimo Bray (la cui esperienza al dicastero della Cultura, considerata anche l’attualità, personalmente mi manca molto): un dynamic duo italo-russo di reporter, composto dai bravi Luca Iavarone e Jane Bobkova, ci mostra in maniera rapida divertente e parodistica dei tempi (selfie) una ferita sanguinante di una delle città più belle e ricche di cultura del mondo. A una stima, la chiusura riguarda il 50% degli edifici artistici di culto partenopei, alcuni di rilevanza altissima.

Purtroppo wordpress non incorpora il video, guardatelo cliccando il link qui sotto, ne vale la pena.

https://youmedia.fanpage.it/embed/VE6PBOSwLJRwj5zT?bar=1&autoplay=0

taccuino del Versiliante bradipo

che mi riduca quasi sempre agli ultimi giorni per visitare le mostre è noto a chiunque segua il blog o mi conosca. Quindi, a uso personale ma magari anche vostro, mi appunto gli eventi che vorrei non lasciare scorrere via.

Tutte mostre a ingresso libero eccetto Maccari.
Per la prima tranche mi arrangerò nel prossimo weekend (con prevalenza a Maccari), per la seconda per fortuna ho un po’ di tempo in più.

Segnalo anche che mentre scrivo – le 19 di sabato – sia il sito del Comune di Forte dei Marmi sia quello di Villa Bertelli (sede tra l’altro della Biblioteca Comunale) appaiono downtime, fuori servizio. Il primo stricto sensu, il secondo invece è accessibile ma svuotato di contenuti. Sperando in una rapida soluzione, segnalerò qui quando torneranno online. Informazioni benvenute. UPDATE: tutto ripristinato

img from wikipedia. Fair use intended

Ti annoi? Ehm, no: è il mio stemma

Sul sito della Mediateca di Palazzo Medici-Riccardi scopro una pagina dedicata all’inno pro-Medici: “Palle, palle” (sic). Nonostante la mia ignoranza, la suddetta canzone-assist al calembour è citata anche da Marasco in una delle sue canzoni+affabulazioni, se non erro.
L’arrangiamento a opera di Heinrich Isaac, musicista fiammingo attivo alla corte medicea, si basa, in tenor (e chiave di mezzosoprano), sulla rappresentazione pentagrammatica del blasone (una palla ha avuto un trauma o più probabilmente – smile – la figura musicale vuol rappresentare i tre gigli/iris di Firenze).

pallepalle

© Mediateca – Provincia di Firenze

L’esecuzione proposta nella pagina della mediateca è dell’Ensemble Musica Ricercata diretto da Michael Stüve e mi offre la sponda per segnalarvi, a partire da domani, quattro date in cui lo stesso Stüve al violino con Lucia Baldacci all’organo eseguirà le Sonate del rosario doloroso e la (incantevole) Passacaglia di H.I.F. Biber in quattro belle chiese fiorentine, sempre con ingresso libero:

Andrej Arsen’evič Tarkovskij (1932-1986)

Ogni artista è sempre sotto pressione e non lavora mai in condizioni ideali. Inoltre, se queste condizioni ideali esistessero, forse non esisterebbe il suo lavoro, perché l’artista non vive in un vuoto senz’aria. Una pressione dev’esserci, non saprei di che tipo ma dev’esserci; e l’artista esiste proprio perché il mondo non è perfetto, e l’arte non sarebbe necessaria a nessuno se il mondo fosse il regno dell’armonia e della bellezza; l’uomo non ricercherebbe in occupazioni collaterali l’armonia: vivrebbe nell’armonia. L’arte nasce da un mondo mal congegnato.

Un altro tema per me molto importante è quello dell’esperienza dell’uomo. (…) Non è possibile trasmettere la propria esperienza personale, imparare da qualcuno a vivere: bisogna solo vivere e trarre qualche conclusione che non puoi lasciare agli altri in eredità. Spesso si sente dire: “bisogna usare l’esperienza dei nostri padri”… sarebbe troppo semplice! Ognuno di noi deve farsi per conto proprio una sua esperienza, e quando ci arriviamo… è il momento di morire, purtroppo, e non abbiamo tempo di usarla.

best “canzone mononota” ever

Quei geniacci degli Elii non lo citano tra i precedenti autorevoli però Farben è almeno in certi punti, direbbe zio Arnoldo, una “melodia di canzoni mononota”… smile

sono sempre GLI ULTIMI che se ne vanno

Un semplice spunto empirico di osservazione culturale, una cosa che mi era rimasta tra le bozze dopo la scomparsa di Tabucchi e che quasi sicuramente avranno esposto anche altri, ma che mi è sorta spontaneamente nella capoccia…

H.W.H., obit 27.X.2012 (img ©wikipedia)

Ogni anno ci lasciano molti “fari” della cultura: per esemplificare con la poesia che di solito trattiamo di là, nel 2012 abbiamo pianto Pagliarani, Szymborska, Mario Socrate e – ampliando alla letteratura – Antonio Tabucchi. L’anno prima Giudici, Di Ruscio, Zanzotto. Tralascio la musica (su tutti Henze, nella foto) e mi scordo sicuramente molti altri.
La sensazione che stiamo restando al buio è di solito stemperata dal retropensiero che è il gioco della vita, che si tratta di persone anziane cui succederanno altri…
Avete però mai provato a scorrere una pagina wikipedia dei “nati il giorno X”? cioè una di quelle pagine che aggregano automaticamente tutti i personaggi che vengono enciclopedizzati? Io ne ho viste tante, prendiamo ad esempio quella del 31 marzo, e la sensazione è sempre la stessa: quanto più ci si avvicina a noi tanto più i personaggi sportivi e della moda (c’è anche qualche p0rn0star) surclassano quantitativamente quelli delle arti liberali, fino a essere protagonisti esclusivi nelle annate più recenti.
Senza voler togliere nulla ad atleti etc. (anzi guai a chi mi toglie calcio, NFL, olimpiadi, 6 nazioni e così via!) questo pone una seria riflessione. Wikipedia è mantenuta dagli utenti e quindi dà lo Zeitgeist, il polso del concetto di enciclopedicità, cioè del who’s who, di chi deve stare dentro gli annali e chi anche no.
Delle due l’una: o non ci sono più poeti (letterati, compositori) oppure più probabilmente si è interrotto il circuito che li collegava alla società. E di qui a tediarvi con le mie solite considerazioni che il poeta deve calarsi al centro di essa bla bla bla il passo è breve.
Certamente c’è l’attenuante che un letterato o un musicista matura (e, soprattutto nell’Italogerontocrazia, viene legittimato) più lentamente di uno sportivo o un attore, quindi sarà enciclopedizzato più tardi, ma l’impatto visivo della pagina è sconsolante.

Werner Lynch

(faccio “prolissa concorrenza” a Essentia filmica)

dunque ieri My Son, My Son, What Have Ye Done. In streaming su Chili-tv, per giunta gratis – approfittando del coupon di sabato scorso sul Corriere.
Regia di Herzog, produzione (e qualche ex libris qua e là) del David nostro.
Attori lunariliftati (Grace Zabriskie – la vicina di casa [?] di Inland Empire; Udo Kier, visto di recente come manicheo wedding planner in Melancholia); ottimo livello di cast; su tutti il protagonista, Michael Shannon, che penso piacerebbe molto all’Ansuini. Un po’ gli somiglia pure.
Cartoline dal Perù: nostalgia dei tempi di Aguirre? anche qui tutto parte dal “furore di D*o”, sia pure con faccia rassicurante (?) di quacchero.
Magistero manieristico nell’estrarre una Gemäldegalerie da un plot praticamente inesistente. Questa la ragione forse di qualche perplessità critica. Vi aspettate un giallo-noir? Avrete altri colori. Quelli rarefatti della mania, quelli più rappresi della Clitemnestra-mater-virago.
In più la colonna sonora originale di Ernst Reijseger, immobile nello sviluppo ma piacevole se non altro nel virtuosismo violoncellistico; l’Autore appare come accompagnatore nelle sequenze teatrali e suona figure brevi cromatiche sul modello dell’incipit di Fratres di Pärt.
Da vedere (magari riposàti).

Giorgia’s music den

«Devo ancora arredarla per benino, ma penso che metterò le robe di musica qui mentre lascerò fotografie e tutto il resto di là»