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un unico disastro che ha nome vita enorme: Bruckner

Então, desanimamos. Adeus, tudo!
A mala pronta, o corpo desprendido,
resta a alegria de estar só, e mudo.
(C. Drummond de Andrade)

Il mio appetito per la classica, risvegliatosi vorace durante l’estate assieme all’amara constatazione di una lunga assenza dai teatri (per trovare un digiuno tanto esteso devo risalire a undici anni fa), passa ora principalmente attraverso le sinfonie di Anton Bruckner.
Aperta parentesi.
Non vado più così spesso a teatro come negli anni d’oro del blog (e miei). Sicuramente perché la crisi ha ridotto l’offerta musicale che prediligo, ma anche perché, per quanto io sia abile a indossare maschere, è sempre più difficile per me comparire in occasioni sociali – perso tra il Flaianiano «orrore di dover dare spiegazioni» e un certo freddo. Un Acquario si nutre di idee e vorrebbe essere in grado di comunicare sempre con tutti, al di là delle incompatibilità e disavventure. Ma talvolta non è possibile.
Spero il prossimo anno di fare un paio di apparizioni “sinfoniche”. Ma non è affatto detto.
Chiusa parentesi.
Intanto sto riscoprendo il pontiere di St. Florian, come amo chiamarlo giocando con l’assonanza Bruckner-Brücke (ponte). E anche qui, immergendomi e studiando le varie versioni, cerco in realtà di ricomporre i pezzi e riempire l’assenza di qualcosa che mi è irrimediabilmente sfuggito di mano, come il mondo per Mahler.
In questo post troverete amarcord e divagazioni interpretative. In coda mi soffermerò un sito importante, pieno di risorse.
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aspettando una legge Merlin per la curia: 100 chiese chiuse a Napoli

la segnalazione arriva niente meno che da Massimo Bray (la cui esperienza al dicastero della Cultura, considerata anche l’attualità, personalmente mi manca molto): un dynamic duo italo-russo di reporter, composto dai bravi Luca Iavarone e Jane Bobkova, ci mostra in maniera rapida divertente e parodistica dei tempi (selfie) una ferita sanguinante di una delle città più belle e ricche di cultura del mondo. A una stima, la chiusura riguarda il 50% degli edifici artistici di culto partenopei, alcuni di rilevanza altissima.

Purtroppo wordpress non incorpora il video, guardatelo cliccando il link qui sotto, ne vale la pena.

https://youmedia.fanpage.it/embed/VE6PBOSwLJRwj5zT?bar=1&autoplay=0

taccuino del Versiliante bradipo

che mi riduca quasi sempre agli ultimi giorni per visitare le mostre è noto a chiunque segua il blog o mi conosca. Quindi, a uso personale ma magari anche vostro, mi appunto gli eventi che vorrei non lasciare scorrere via.

Tutte mostre a ingresso libero eccetto Maccari.
Per la prima tranche mi arrangerò nel prossimo weekend (con prevalenza a Maccari), per la seconda per fortuna ho un po’ di tempo in più.

Segnalo anche che mentre scrivo – le 19 di sabato – sia il sito del Comune di Forte dei Marmi sia quello di Villa Bertelli (sede tra l’altro della Biblioteca Comunale) appaiono downtime, fuori servizio. Il primo stricto sensu, il secondo invece è accessibile ma svuotato di contenuti. Sperando in una rapida soluzione, segnalerò qui quando torneranno online. Informazioni benvenute. UPDATE: tutto ripristinato

img from wikipedia. Fair use intended

Ti annoi? Ehm, no: è il mio stemma

Sul sito della Mediateca di Palazzo Medici-Riccardi scopro una pagina dedicata all’inno pro-Medici: “Palle, palle” (sic). Nonostante la mia ignoranza, la suddetta canzone-assist al calembour è citata anche da Marasco in una delle sue canzoni+affabulazioni, se non erro.
L’arrangiamento a opera di Heinrich Isaac, musicista fiammingo attivo alla corte medicea, si basa, in tenor (e chiave di mezzosoprano), sulla rappresentazione pentagrammatica del blasone (una palla ha avuto un trauma o più probabilmente – smile – la figura musicale vuol rappresentare i tre gigli/iris di Firenze).

pallepalle

© Mediateca – Provincia di Firenze

L’esecuzione proposta nella pagina della mediateca è dell’Ensemble Musica Ricercata diretto da Michael Stüve e mi offre la sponda per segnalarvi, a partire da domani, quattro date in cui lo stesso Stüve al violino con Lucia Baldacci all’organo eseguirà le Sonate del rosario doloroso e la (incantevole) Passacaglia di H.I.F. Biber in quattro belle chiese fiorentine, sempre con ingresso libero:

Andrej Arsen’evič Tarkovskij (1932-1986)

Ogni artista è sempre sotto pressione e non lavora mai in condizioni ideali. Inoltre, se queste condizioni ideali esistessero, forse non esisterebbe il suo lavoro, perché l’artista non vive in un vuoto senz’aria. Una pressione dev’esserci, non saprei di che tipo ma dev’esserci; e l’artista esiste proprio perché il mondo non è perfetto, e l’arte non sarebbe necessaria a nessuno se il mondo fosse il regno dell’armonia e della bellezza; l’uomo non ricercherebbe in occupazioni collaterali l’armonia: vivrebbe nell’armonia. L’arte nasce da un mondo mal congegnato.

Un altro tema per me molto importante è quello dell’esperienza dell’uomo. (…) Non è possibile trasmettere la propria esperienza personale, imparare da qualcuno a vivere: bisogna solo vivere e trarre qualche conclusione che non puoi lasciare agli altri in eredità. Spesso si sente dire: “bisogna usare l’esperienza dei nostri padri”… sarebbe troppo semplice! Ognuno di noi deve farsi per conto proprio una sua esperienza, e quando ci arriviamo… è il momento di morire, purtroppo, e non abbiamo tempo di usarla.

best “canzone mononota” ever

Quei geniacci degli Elii non lo citano tra i precedenti autorevoli però Farben è almeno in certi punti, direbbe zio Arnoldo, una “melodia di canzoni mononota”… smile

sono sempre GLI ULTIMI che se ne vanno

Un semplice spunto empirico di osservazione culturale, una cosa che mi era rimasta tra le bozze dopo la scomparsa di Tabucchi e che quasi sicuramente avranno esposto anche altri, ma che mi è sorta spontaneamente nella capoccia…

H.W.H., obit 27.X.2012 (img ©wikipedia)

Ogni anno ci lasciano molti “fari” della cultura: per esemplificare con la poesia che di solito trattiamo di là, nel 2012 abbiamo pianto Pagliarani, Szymborska, Mario Socrate e – ampliando alla letteratura – Antonio Tabucchi. L’anno prima Giudici, Di Ruscio, Zanzotto. Tralascio la musica (su tutti Henze, nella foto) e mi scordo sicuramente molti altri.
La sensazione che stiamo restando al buio è di solito stemperata dal retropensiero che è il gioco della vita, che si tratta di persone anziane cui succederanno altri…
Avete però mai provato a scorrere una pagina wikipedia dei “nati il giorno X”? cioè una di quelle pagine che aggregano automaticamente tutti i personaggi che vengono enciclopedizzati? Io ne ho viste tante, prendiamo ad esempio quella del 31 marzo, e la sensazione è sempre la stessa: quanto più ci si avvicina a noi tanto più i personaggi sportivi e della moda (c’è anche qualche p0rn0star) surclassano quantitativamente quelli delle arti liberali, fino a essere protagonisti esclusivi nelle annate più recenti.
Senza voler togliere nulla ad atleti etc. (anzi guai a chi mi toglie calcio, NFL, olimpiadi, 6 nazioni e così via!) questo pone una seria riflessione. Wikipedia è mantenuta dagli utenti e quindi dà lo Zeitgeist, il polso del concetto di enciclopedicità, cioè del who’s who, di chi deve stare dentro gli annali e chi anche no.
Delle due l’una: o non ci sono più poeti (letterati, compositori) oppure più probabilmente si è interrotto il circuito che li collegava alla società. E di qui a tediarvi con le mie solite considerazioni che il poeta deve calarsi al centro di essa bla bla bla il passo è breve.
Certamente c’è l’attenuante che un letterato o un musicista matura (e, soprattutto nell’Italogerontocrazia, viene legittimato) più lentamente di uno sportivo o un attore, quindi sarà enciclopedizzato più tardi, ma l’impatto visivo della pagina è sconsolante.

Werner Lynch

(faccio “prolissa concorrenza” a Essentia filmica)

dunque ieri My Son, My Son, What Have Ye Done. In streaming su Chili-tv, per giunta gratis – approfittando del coupon di sabato scorso sul Corriere.
Regia di Herzog, produzione (e qualche ex libris qua e là) del David nostro.
Attori lunariliftati (Grace Zabriskie – la vicina di casa [?] di Inland Empire; Udo Kier, visto di recente come manicheo wedding planner in Melancholia); ottimo livello di cast; su tutti il protagonista, Michael Shannon, che penso piacerebbe molto all’Ansuini. Un po’ gli somiglia pure.
Cartoline dal Perù: nostalgia dei tempi di Aguirre? anche qui tutto parte dal “furore di D*o”, sia pure con faccia rassicurante (?) di quacchero.
Magistero manieristico nell’estrarre una Gemäldegalerie da un plot praticamente inesistente. Questa la ragione forse di qualche perplessità critica. Vi aspettate un giallo-noir? Avrete altri colori. Quelli rarefatti della mania, quelli più rappresi della Clitemnestra-mater-virago.
In più la colonna sonora originale di Ernst Reijseger, immobile nello sviluppo ma piacevole se non altro nel virtuosismo violoncellistico; l’Autore appare come accompagnatore nelle sequenze teatrali e suona figure brevi cromatiche sul modello dell’incipit di Fratres di Pärt.
Da vedere (magari riposàti).

Giorgia’s music den

«Devo ancora arredarla per benino, ma penso che metterò le robe di musica qui mentre lascerò fotografie e tutto il resto di là»

have your Say?

in queste ore ho potuto apprendere due notizie di cui non ero a conoscenza, slegate tra loro ma entrambe concernenti il settore della comunicazione (in un caso la libertà d’espressione, in un altro la censura).

La prima coinvolge un nome noto della musica classica: in Turchia è iniziato con un’udienza prettamente tecnica (verrà ripreso a febbraio 2013) il processo per blasfemia a carico del pianista Fazil Say, accusato di aver offeso la religione islamica tramite alcuni tweet. Ho appreso del processo via Euronews, maggiori elementi sulla prima udienza e sul contenuto dei tweet li ho poi trovati qui. Lascio la notizia all’apprezzamento di ognuno e mi limito a postare il video di un concerto del 2004 di Say – certamente “personaggio” non solo nelle esternazioni ma anche nel suo istrionismo pianistico composto di gesti accentuati, sgabello basso à la GG (si magna licet), mimica facciale; nondimeno dotato di tocco raffinato e di visione in certi casi vivificante (ma senza scorrettezze); mi piace per esempio il suo Haydn. Fazil Say si è esibito anche a Firenze ma non ho ancora avuto modo di ascoltarlo dal vivo.

La seconda notizia invece è quasi una partitura sul tema della censura…
Soggetto: come si sa in Iran vige la censura ed è impossibile la visione di alcune tv occidentali. Controsoggetto: dall’altra parte pochissimi giorni fa l’Unione Europea, in un quadro sanzionatorio più ampio, ha ordinato a Eutelsat e ad altri consorzi satellitari di impedire la ricezione in Europa di alcune tv (tra cui la più famosa è Press tv, un canale all news in lingua inglese) e radio iraniane (tra cui una in lingua italiana!). La vicenda, a parte il riportare alcune dichiarazioni del ministro Terzi, è stata sostanzialmente snobbata dalla stampa italiana; questo è un fatto grave in sé – a prescindere dalla congettura (Inventio?), tutta da verificare, che questa decisione possa essere il primo passo verso una strategia di isolamento mediatico ante conflitto.

Scherzo: L’elemento grottesco della complessa vicenda sta comunque in come le autorità iraniane, mentre bloccano faceb00k nel territorio nazionale, si siano invece affidate proprio alla creatura di Z’berg per promuovere (all’estero, a questo punto) una petizione contro l’oscuramento di Press TV!

Tutti questi spunti sulla quaestio iraniana li ho desunti dall’approfondimento dedicatovi ieri mattina su radiotre, dibattito che per ora non riesco a ritrovare nei podcast delle trasmissioni (probabilmente era nella seconda parte di Radio3Mondo); per fortuna internet offre al g00glatore accorto e magrai anglofono molte pagine di materiale.

(tre parole tre di commento complessivo non le risparmio: mala tempora currunt)