Archivi della categoria: in cd

un unico disastro che ha nome vita enorme: Bruckner

Então, desanimamos. Adeus, tudo!
A mala pronta, o corpo desprendido,
resta a alegria de estar só, e mudo.
(C. Drummond de Andrade)

Il mio appetito per la classica, risvegliatosi vorace durante l’estate assieme all’amara constatazione di una lunga assenza dai teatri (per trovare un digiuno tanto esteso devo risalire a undici anni fa), passa ora principalmente attraverso le sinfonie di Anton Bruckner.
Aperta parentesi.
Non vado più così spesso a teatro come negli anni d’oro del blog (e miei). Sicuramente perché la crisi ha ridotto l’offerta musicale che prediligo, ma anche perché, per quanto io sia abile a indossare maschere, è sempre più difficile per me comparire in occasioni sociali – perso tra il Flaianiano «orrore di dover dare spiegazioni» e un certo freddo. Un Acquario si nutre di idee e vorrebbe essere in grado di comunicare sempre con tutti, al di là delle incompatibilità e disavventure. Ma talvolta non è possibile.
Spero il prossimo anno di fare un paio di apparizioni “sinfoniche”. Ma non è affatto detto.
Chiusa parentesi.
Intanto sto riscoprendo il pontiere di St. Florian, come amo chiamarlo giocando con l’assonanza Bruckner-Brücke (ponte). E anche qui, immergendomi e studiando le varie versioni, cerco in realtà di ricomporre i pezzi e riempire l’assenza di qualcosa che mi è irrimediabilmente sfuggito di mano, come il mondo per Mahler.
In questo post troverete amarcord e divagazioni interpretative. In coda mi soffermerò un sito importante, pieno di risorse.
Continua a leggere →

Scarrafoparade

Dear John

…Dear John…

Quando sono qui nel (sempre meno) buen retiro ascolto molta musica dei Beatles, mi fa bene. Forse il fatto che (purtroppo solo tricologicamente e finché riesco a dissimulare l’inesorabile stempiatura) io stia diventando un Lennonide come da foto mi rende più recettivo verso la musica dei Fab4. Il mio disco preferito è Magical Mystery Tour, di un’incollatura su Rubber Soul. Secondo me sono due capolavori* e si distinguono da tutti gli altri che sono ugualmente prodighi di gioielli ma meno omogenei.

Sull’iPod ho anche A Hard Day’s Night (la mia personalissima medaglia di bronzo), Abbey Road e Help! (un posto per entrambi in Europa League). Poi viene il resto del gruppo. La zona retrocessione è Beatles For Sale, il cd. White Album (ebbene sì, lo trovo uno dei meno riusciti) e maglia nera a Yellow Submarine.
Penso che dovrei mettere nel lettore anche Past Masters, ma non lo considero in graduatoria essendo stato compilato quasi due decenni dopo lo scioglimento del gruppo e con John già da otto anni nella notte che non ha mattino. Poi mi piace la nozione organica di LP, e questa è in larga parte una cernita di 45 giri.

Un giorno farò anche la Ciottoloparade (cioè la classifica dei miei LP preferiti degli Stones). Nel frattempo, chettelodicoaffare, se vuoi riascoltarti qualunque album dei Beatles basta cercarne il titolo su youtube e te li trovi tutti, intieri e pure rimasterizzàti.

______________

*la mia personalissima “sensazione” (non “nozione”) di capolavoro: ciò che elude la legge dell’utilità marginale decrescente. Nel mio testo di economia politica la UMD era spiegata con l’esempio del “quanto pagheresti per avere il primo/secondo/terzo/… bicchier d’acqua” come qui, ma si può anche applicare al piacere di ascoltare ripetutamente uno o più brani musicali (gratis, misurandola in contrapposizione alla voglia di cambiar disco). Bene: mentre di fronte a un bel disco il mio istinto è quello di ascoltarlo magari anche un paio di volte ma poi, anche per curiosità, passare oltre e dargli appuntamento a presto, potete tranquillamente farmi sentire N volte di fila MMT o RS e non farò una piega, anzi.
Posso affermare di aver sentito, durante una lunga passeggiata, più di venti volte di seguito If I Needed Someone, che forse è la mia canzone preferita dei Beatles in assoluto. E ogni volta con immutato godimento; forse un po’ meno per le (poche) persone che camminavano incrociando un trichecone che stonava Carve your number on my wall and maybe you will get a call from me in falsetto.

di resurrezioni

Mi sto avvicinando al prossimo evento, vale a dire la seconda di Mahler diretta da Zubin Mehta. Ne sto ascoltando varie versioni, devo dire che sono rimasto impressionato dalla registrazione di Gary Bertini con l’Orchestra della Radiotelevisione di Colonia (EMI). Davvero notevole la padronanza delle dinamiche di questo direttore, che ho sempre reputato un grandissimo e che purtroppo non ho mai avuto modo di ascoltare dal vivo. Come pure eccellente è la prova di Florence Quivar, nella rosellina rossa e non solo.

coro effimero

Ho appena terminato di ascoltare la world premiere recording della sinfonia numero 8 di Penderecki, intitolata Canti dell’effimero. Ascoltata e recensita nel febbraio 2007 al Maggio (con contorno di pre-aneddotica), essa è finalmente stata registrata (per la verità a marzo 2006, ma il cd è uscito solo quest’anno) nell’ambito del ciclo integrale Naxos, preso in carico da Antoni Wit con Orchestra e Coro della Filarmonica di Varsavia.
Continua a leggere →

the Vienna years

l’Adagio (e fuga) K.546 di Mozart, eseguito a tutta orchestra nel marzo 1947 dai Wiener Philharmoniker diretti da Karajan ha un impatto drammatico spettacolare, pienamente romantico nonostante la matrice "bachiana" della composizione. Alla faccia dei filologi ad ogni costo, vorrei dire.

Ma non lo dico. Rifletto, piuttosto su come una parte rilevante del magistero del nostro Herbie sia quella di svelare sonorità (coerenti con la sua parabola creativa ma) non strettamente sottese allo stile del compositore preso in esame, anticipatrici o meno che esse siano. Vedasi anche la resa del Preludio di Aida del 1959, quella con la Tebaldi: «Karajan – scrive Giuseppe Rossi in una sua nota discografica – esalta proprio le deviazioni della partitura dalla tradizione melodrammatica italiana sottolineando lo sfarzo della dimensione spettacolare e allo stesso tempo la sensualità di una ricercatezza timbrica che si lega ai modelli dell’opera francese e tedesca».
In un impeto di generosità, vi elargisco entrambi gli ascolti qui sotto, in ordine di apparizione.
Anni gloriosi per la storia dell’interpretazione.

Herbiecentus

per festeggiare il secolo del più grande, mi sono concesso il “suo” Sibelius Londinese degli anni ’50: le ultime quattro sinfonie, Finlandia e Tapiola. Letture inarrivabili, anche a giudizio dello stesso compositore, che ebbe modo di ascoltarle.

heyday Herbie

in un mordi e fuggi presso Fenice, ho acquistato il cd Bartók+HvK di cui vedete il frontespizio: quando Bartók Bela, io Corsi!
Era tanto che non mi lasciavo incantare a tal punto da verve orchestrale e qualità sonora (ed il cd è monofonico!). La vitalità della Philharmonia Orchestra – ora fresca e fiera, ora lacerante – è sensazionale, dalla prima traccia all’ultima. Soprattutto per un’orchestra nata 4 anni prima!
Alcuni movimenti, come il famoso Adagio della Musica per archi percussione e celesta – utilizzato in Shining -, o il finale del Concerto per Orchestra (partitura di mostruosa difficoltà tecnica), lasciano sbalorditi. Continua a leggere →