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“Aufersteh’n, ja aufersteh’n wirst du” (?)/ giornata Malenchini

zarcone

Il Col. Zarcone tiene il suo intervento nella splendida cornice della Sala Ferri (foto mia, clicca per ingrandire)

Stamane ho fatto una capatina alla Sala Ferri del Vieusseux per seguire almeno una parte della giornata di studi dedicata a Vincenzo Malenchini – il 2013 segna i duecento anni dalla sua nascita. Fortuna ha voluto che lo spezzone a cui ho potuto partecipare sia stato ottimo e per me foriero di riflessioni e rimuginazioni. Non me ne vorrà il Colonnello Zarcone che si è soffermato soprattutto su Bixio e la battaglia di Custoza, e il cui intervento ho ritratto qui in foto a marcare visivamente la giornata, ma le due trattazioni precedenti – a cura dei proff. Anna Maria Isastia e Fabio Bertini – mi hanno colpito particolarmente, e non solo per la capacità di comunicare e suscitare interesse, forte in entrambi gli oratori.
Isastia si è soffermata sull’impatto dei combattenti volontari nel Risorgimento (ha scritto un libro importante in merito), e questo impatto, declinato in numeri di arruolati (punte di centinaia pro die!), in impeto partecipativo, in finanziamenti spontanei alle insurrezioni (!!), persino in pile di lettere di raccomandazioni perché alcuni giovani rampolli potessero essere inquadrati in cavalleria e andare a combattere, restituisce la dimensione di una voglia d’Italia, di un fervore prima per l’Indipendenza e poi per l’Unità nazionale, che a distanza di un secolo e mezzo e in tempi così disgreganti non stiamo onorando per nulla, fermi in molti (un po’ per congiuntura, un po’ per indole) ai nostri orticelli e interessi al massimo corporativi.
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fermo restando io vo

così ieri, giunto in centro per salutare un’amica ligure la quale – se non rinsavisce per tempo! – mi farà l’onore di accogliere una mia pre(o post)fazione alla sua silloge d’imminente uscita, ho avuto fortuitamente l’occasione di ascoltare un intervento del Sovrintendente al Polo Museale, dott. Cristina Acidini. Devo dire anzitutto, trovatomi per la prima volta ad ascoltarla, che ho molto apprezzato l’eloquio misto a competenza per cui, parlando a braccio, ha saputo unire freddo dato storico e verve narrativa (non a caso è anche autrice di romanzi). In tre date – 1334, 1564, 1737 – si sono còlti tre snodi cruciali per Firenze e per la “fiorentinità”. Continua a leggere →

Atena, Pasifae ed altri conforti

sculture suggestive quelle di Onofrio Pepe, inserite in un soleggiato chépos quale quello del Rettorato, un poco snobbate dagli studenti al tacchinaggio affaccendati. La visione di queste figure – tra cui campeggia l’Athena che curiosamente è nera con la civetta azzurra sulle spalle (un residuo della gufata collettiva italiana di domenica scorsa?) – conforta e molto: ritrovo anche Pasifae, Europa ed altri. È possibile restare fedeli al mito come categoria di testimonianza. Poco prima, in una conferenza Luziana al piano superiore, Giancarlo Quiriconi faceva giustamente notare che l’ermetismo è sempre, a ben indagarlo, testimonianza storica e relazionale profonda, anche quando è fuga dalla storia: cosa su cui sono d’accordissimo.