Archivi della categoria: cinema

Libertà: eredi Éluard vs. Cronenberg

Maps To The Stars è un film che trovo da sempre bellissimo. Crudele, cinico, maniacale, perverso, senza possibilità di redenzione (?). Lo ha diretto quattro anni fa un David Cronenberg di nuovo ai massimi, dopo che negli ultimi tempi (Cosmopolis, ma anche i due film – pur ampiamente sufficienti – con Viggo Mortensen) si era a mio avviso annacquato.
Certo, il regista canadese non è pietanza per tutte le sensibilità, come qui vedremo in una vicenda che attraversa molte mie passioni: musica classica, cinema, poesia e diritto.

Nel film viene in più punti declamata Liberté, la famosa poesia di Paul Éluard che fu composta nel 1942, quando il suo Autore si era unito alla Resistenza. La poesia fu lanciata in volantini sulla Parigi occupata dai nazisti. Ovvio che abbia conosciuto un successo enorme, amplificato poi dalla vittoria. Due mostri sacri se ne occuparono di là e di qua delle Alpi: Francis Poulenc, già nel ’43, la mise in fondo alla sua Cantata per coro misto Figure Humaine (ascolta qui tutta la Cantata: Liberté inizia al sedicesimo minuto); da noi è famosa la traduzione di Franco Fortini (leggila qui).

Grande ammirazione per entrambi. Mentre a Cronenberg e alla sua decisione di usare i versi del poeta nel film, ma in un contesto storico e tematico completamente diverso, è andata un po’ peggio.  Continua a leggere →

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Andrej Arsen’evič Tarkovskij (1932-1986)

Ogni artista è sempre sotto pressione e non lavora mai in condizioni ideali. Inoltre, se queste condizioni ideali esistessero, forse non esisterebbe il suo lavoro, perché l’artista non vive in un vuoto senz’aria. Una pressione dev’esserci, non saprei di che tipo ma dev’esserci; e l’artista esiste proprio perché il mondo non è perfetto, e l’arte non sarebbe necessaria a nessuno se il mondo fosse il regno dell’armonia e della bellezza; l’uomo non ricercherebbe in occupazioni collaterali l’armonia: vivrebbe nell’armonia. L’arte nasce da un mondo mal congegnato.

Un altro tema per me molto importante è quello dell’esperienza dell’uomo. (…) Non è possibile trasmettere la propria esperienza personale, imparare da qualcuno a vivere: bisogna solo vivere e trarre qualche conclusione che non puoi lasciare agli altri in eredità. Spesso si sente dire: “bisogna usare l’esperienza dei nostri padri”… sarebbe troppo semplice! Ognuno di noi deve farsi per conto proprio una sua esperienza, e quando ci arriviamo… è il momento di morire, purtroppo, e non abbiamo tempo di usarla.

Tanzt, sonst sind wir verloren

Ho fatto notte tardissima per vedere su skycult il film-tributo di Wenders alla grande Bausch; se mi perdonate l’orribil calembour, ne è valsa la Pina.
La pellicola ripercorre la creatività di Bausch attraverso ampi estratti di quattro sue pièces – Le sacre du printemps, Cafè Müller, Kontakthof e Vollmond – e molte altre azioni in solo o in duo affidate a étoiles che negli interstizi raccontano il proprio rapporto con Pina con profilo muto e voce fuori campo.
Il cineasta ha uno sguardo rispettoso e si avvale soprattutto di una splendida fotografia in esterni.
In rete si trova parecchio di Bausch (vedi ad es. qui – grazie Marina), inclusa la ripresa integrale dei giustamente strafamosi Sacre e Cafè; del molto altro che fino a ieri da profano non conoscevo mi ha colpito Kontakthof che – nella sua versione normale come in quella (non nel film) over 65 – mi appare come un compendio chirurgico della nostra relazionalità didascalica e materiale.


Werner Lynch

(faccio “prolissa concorrenza” a Essentia filmica)

dunque ieri My Son, My Son, What Have Ye Done. In streaming su Chili-tv, per giunta gratis – approfittando del coupon di sabato scorso sul Corriere.
Regia di Herzog, produzione (e qualche ex libris qua e là) del David nostro.
Attori lunariliftati (Grace Zabriskie – la vicina di casa [?] di Inland Empire; Udo Kier, visto di recente come manicheo wedding planner in Melancholia); ottimo livello di cast; su tutti il protagonista, Michael Shannon, che penso piacerebbe molto all’Ansuini. Un po’ gli somiglia pure.
Cartoline dal Perù: nostalgia dei tempi di Aguirre? anche qui tutto parte dal “furore di D*o”, sia pure con faccia rassicurante (?) di quacchero.
Magistero manieristico nell’estrarre una Gemäldegalerie da un plot praticamente inesistente. Questa la ragione forse di qualche perplessità critica. Vi aspettate un giallo-noir? Avrete altri colori. Quelli rarefatti della mania, quelli più rappresi della Clitemnestra-mater-virago.
In più la colonna sonora originale di Ernst Reijseger, immobile nello sviluppo ma piacevole se non altro nel virtuosismo violoncellistico; l’Autore appare come accompagnatore nelle sequenze teatrali e suona figure brevi cromatiche sul modello dell’incipit di Fratres di Pärt.
Da vedere (magari riposàti).

accostamenti arditi

Quanta musica classica all’interno de Il Divo di Sorrentino! Ho riconosciuto Il gardellino, la Danse macabre, la Pavana di Fauré (tra l’altro nell’interpretazione che ascolto sempre anch’io, quella diretta da Charles Dutoit; questa invece è una versione superveloce, non priva di fascino, by Ashkenazy). Soprattutto molto Sibelius, vale a dire il Finale del Concerto per violino (mostruoso, qui, Oistrakh), e l’incipit della Seconda Sinfonia. Quest’ultimo è l’accostamento più ardito e affascinante: il calmo avvio in re maggiore utilizzato in piano sequenza con Riina e gli altri capi mafiosi nella gabbia/vetrata del maxiprocesso crea un ossimoro destinato a restare in mente.

Le destin

Alcuni giovani confondono religione ed ignoranza; alcuni adulti usano l’ignoranza trasformandola in religione. (Averroè).Ho acquistato su amazon.fr il dvd de Il destino, uno dei miei film preferiti in assoluto, palma d’oro a Cannes nell’edizione del Centenario. Pellicola attualissima, profonda, coinvolgente, piena di colori e suggestioni.
In Italia purtroppo non esiste analoga versione, seppure ne giri una copia ben doppiata in Italiano, occasionalmente trasmessa dalla rai ad orari pornografici, e presente anche su orecchie lunghe media, ma con qualità video sotto la sufficienza.
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director’s cipria

allora, dopo aver visto tutti e 5 i dvd di Blade Runner, direi che il final cut consiste soprattutto in una splendida opera  di ripulitura e rimasterizzazione. La pellicola sembra girata al massimo 5 anni fa…
Per quanto riguarda le scene, è stato compiuto un lavoro di arricchimento e correzione. La famosa scena dell’unicorno è allungata (ma viene tolto il sincrono dei movimenti delle teste), sono ripresi alcuni esterni del quartiere a luci rosse, e la scena di Tyrrell è tornata splatter come era all’inizio. La correzione riguarda le scene di Zhora e del venditore di serpenti, ove son stati compiuti prodigi documentati nei contenuti speciali; e inoltre è stato dato uno sfondo plausibile, ancorché molto computerizzato, al volo del povero colombo.
Ora il film ha un senso e una coerenza lievemente superiori, anche se ormai più che essere un film è un’epopea, difficilmente pensabile senza tener conto anche dei vari finali, delle scene tagliate, dei conflitti sul set e coi produttori. Continua a leggere →

IDEAL EMPIRE

e dunque parliamo di questo INLAND EMPIRE, tutto maiuscolo mi raccomando, sennò Lynch si offende. Sono stato mezza nottata sveglio per sorbirmelo, non ho resistito. E naturalmente, come credo molti altri, sulle prime non ci ho capito praticamente nulla. Mi sono preso un paio di spaventi (ero al buio), e mi è rimasto un senso del cimento che mi porta a rimuginarne con voi.
Sulle prime, ci sarebbero spunti per accostarlo al precedente Mulholland Drive: ancora un titolo toponomastico di LA; ancora lo showbiz Hollywoodiano come punto di partenza per una alienazione; ancora un film nettamente al femminile – una incredibilmente brava Laura Dern ed una schiera di avvenenti ragazze-“moltiplicatore”.
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