Artisti X Forte 100: ultimi 5 giorni, da vedere

Stamattina c’era un bel sole, ho visitato come mi ero proposto la mostra Artisti X Forte 100 e al solito ne scrivo frettolosamente perché avrete solo questi 5 giorni (chiude domenica) per visitarla…

Antonio Possenti, I pesci volanti, 2013 (part.) – foto mia – no copyright infringement intended.

…si tratta, come spesso avviene, di una piacevole sorpresa, dato che coniuga gratuità della visita e ampiezza dell’offerta culturale, presentata tra l’altro in un ottimo spazio bene illuminato. Oltre cento artisti versiliesi o qui afferenti, un profluvio di opere in varia tecnica, quasi tutte concepite in loco et en plein air: così si chiudono le celebrazioni per il centenario comunale. Il life-span stesso dell’esposizione sembra coincidere con quello municipale: si va da uno Studio di Sironi del 1920 – o, se si vuole, da un ritratto carducciano per mano dello sfortunato pittore Giuseppe Viner (1875-1925), senza data ma forse più risalente – all’iperrealismo di Agostino Cancogni con un litorale con ombrellone, dell’anno appena trascorso – o, più brillantemente, al naïf giocoso di Possenti, del 2013.
Non posso soffermarmi sul parterre de roi; rilevo come la mostra sia ben coordinata con quanto ammirato in precedenza e in un caso addirittura col contestuale. Alcuni esempi: il Maccari de Le due poltrone era già stato presentato alla ArtClub della scorsa primavera; l’Uomo di Giuliano Vangi è il partner della Donna nel vento ammirata ne Le vie della scultura – ne condivide lo sviluppo spaziale “angolare”; di quella esposizione ritroviamo anche Arman, Moore, Dazzi, Guidi, Marini, Messina; quanto ad Arturo Dazzi, qui presente con una natura morta ittica, olio su tela degli anni ’50, lo ritroveremo anche nella personale in corso a Villa Bertelli sino a marzo. E che vedrò, spero, il prossimo weekend.
Tra le cose migliori senza dubbio un volto di ragazza di Primo Conti (1956), un’acquaforte di Henry Moore (anni ’70), una matita su carta di Alberto Magnelli, una veduta (di Monterosso) di Carlo Böcklin (figlio di cotanto padre), il citato Vangi e il Libeccio di Ugo Guidi scelto per il manifesto dell’evento (con Soffici e De Grada, il cui acquerello sulla Foce del Cinquale mi riporta all’omonima tela di Carrà del 1928, sulla quale innestai le mie angosce in una poesia confluita in All’orza). Ugo Guidi fa la parte del leone sia per la presenza artistica (notevole anche la sua Figura al sole, in cemento), sia per l’essere dedicatario di molte opere di mano differente. Naturale quindi che la cura artistica della mostra sia stata affidata al figlio Vittorio (siete stati alla casa-museo?) assieme a Lodovico Geirut.
Due curiosità: un’opera di Romano Battaglia (sit ei terra levis; non imprescindibile); soprattutto un marmo di Arturo Martini (Gli amanti, 1942) parzialmente salvato dalla furia iconoclasta martellante del suo fattore e trasformatosi in una sorta di “forma duplice” simil boccioniana.

Si va via soddisfatti per la mostra e per la complessiva offerta culturale declinata dal Forte in questi mesi; il rimpianto, al solito, è per la vetrinificazione (come a FI) delle vie che ci han portato al fortino, e per l’interruzione di quella identificazione dei luoghi con gli artisti che contraddistingueva e corroborava Vittoria Apuana ben più delle vetrine e dei suv.
Mostra da visitare senza dubbio. Tempo 40 min.

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