presto che è tardi! (qualche mostra last minute e gratis)

Crudo fatto: Maggio a Firenze è altissima stagione. Musica, arte, e quest’anno anche la tornata elettorale (aperitifs consumed en masse (cit.); il mio fegato ha fatto domanda d’espatrio). Poi la sera ingurgito un pacco di medicinali e cado come porco morto cade. Poco tempo per recensire, poco tempo per tutto. Voglia di mare ma tanta roba da fare e vedere: si fa quel che si può, da attempati. If it might concern: per Pasqua son stato a Praga, sì, e una Maga ha fatto una profezia ipo-iper-talamica che dodici ore dopo si è avverata. Città fondamentale, m’avvertì la Tosa, ed è vero (mi sto tracciando una linea dell’anima: Trieste, Vienna, Praga. Presto si prosegue con Lipsia. Poi Copenhagen: allitteratemi un bidet a Bredgade e resto lì). Praha: prometto con il tuo santo aiuto di ritornare, magari quando nevica. Per vedere ove posano “e spoje der Cornacchia”, e altro, molto altro, che in sole ore settanta (e un casino dell’ottanta) ho perso…

Ma torniamo agli eventi fiorentini. Intanto una scarica di tre, tutti gratis che non fa mai male. Fino al 2 giugno potete visitare la rassegna dedicata a Guttuso, a cura dei giovani e dinamici galleristi di Simboli AG (Via San Giuseppe, zona Santa Croce). Dinamica è anche l’esposizione perché, essendo opere in vendita, può darsi che qualcosa venga acquistato e sostituito via via da nuove accessioni. Ora, vi dirò, a me Guttuso non ha mai entusiasmato. Per carità: arguzia, satira nelle sue ricostruzioni infernali (uscite a suo tempo per l’Unità), omaggi espliciti a Courbet (anche impliciti: gnagna diffusa). Però insomma. Non priva d’interesse è invece la parabola di scenografo e ideatore di costumi di scena: ho riconosciuto (facendo come sempre lo sboròne) i bozzetti per un’Italiana in Algeri e ho visto altre prove, su lavori noti e molto meno noti, nel catalogo.
Voto 6 e mezzo e tempo di visita 15 minuti al netto di digressioni e conversazioni

Kluska

una splendida acquaforte di S. Kluska (foto mia)

Salendo di livello, qualche settimana prima R’n’B va al Bisonte e ri-conosce Simone Guaita che gli preannuncia la mostra attualmente in corso, assicurandogli che soprattutto i polacchi spaccano. Al vernissage d’inaugurazione mi ci vogliono cinque secondi netti per pensarla come lui ed essere assolutamente affascinato dai lavori di Stanisław Kluska e Kacper Bozek. Se il primo supera il secondo per autonomia dello stile e padronanza dei diversi insiemi – da una cattedrale di corpi simil-Sagrada Familia (o Ring de La Fura) allo studio su figure intrecciate o simmetriche – il secondo, classe 1984!, si fa condurre narrativamente per mano da Jan Potocki e segnatamente dal Manoscritto trovato a Saragozza ma spesso mi ritorna surrealismi forti, validi. Insieme formano un binomio straordinario che mi ha dato un piacere paragonabile ai giorni di gloria berlinese quando, quasi un lustro fa, visitai la collezione von Gesternberg che per me rimane uno dei più bei musei al mondo. Non voglio scordare l’opera del parigino Jean-Baptiste Sécheret, fatta di lunghi e realistici piani sequenza su architetture antiche o moderne, ma l’ho trovata un gradino sotto la mia scala di coinvolgimento.
Fino al 2 giugno anche qui. Voto 9 e tempo di visita sulla mezz’ora, l’esposizione è piccola ma vi soffermerete più volte su alcune incisioni, scommetto.

Infine dovete considerare che lo scrivente c’ha amici che contano (almeno sino a 15), e quindi ieri una di essi gli propone a bruciapelo il vernissage d’apertura, a inviti, della personale del giapponese Masaaki Miyasako, presso l’Andito degli [ambr]Angiolini a Palazzo Pitti.
Per quel che posso dire vista la ridda di gente che c’era (presente la Acidini; avvistata la first lady amicamunita e oserei dire, non mi maledicano catodici cattolici e giovani marmotte, in trend d’avvenenza nettamente crescente), con punte di royal rumble al buffet, sembra una mostra interessante, però – azzardo – per criteri opposti al mainstream. Detto dell’originale tecnica di apposizione dello sfondo e colorazione “da dietro” (su cui sarò più preciso quando rifarò una capatina), l’artista spesso vi innesta sopra elementi figurali della tradizione giapponese (pescatori in primis, con le loro reti che talora divengono textures di un piano intermedio; ma anche imbarcazioni tradizionali) o meno (concorsi ippici). Bene, invece a me e alla mia chaperonette 3D sono piaciuti soprattutto i quadri astratti, ove il forte impatto cromatico non trova opposizione in una figura di contrasto ma anzi conosce uno sviluppo per elementi paesaggistici minimali come alberi o campi coltivati; per esempio nell’opera che è stata scelta a simbolo dell’evento e come header nella sopra citata pagina museale (non ricordo il titolo, del resto la linea onomastica è quasi sempre “Maigrittiana”), in cui maliziosi “alberi capezzolo e pube” vanno a catalizzare una stocastica (?) figura femminile. Ricordo invece i titoli delle altre opere che ci hanno colpito, sempre astratte: sono titoli musicali come “Variazioni” e soprattutto “Temperamento uguale” (o secondo me “equabile”, pensando al Clavicembalo ben temperato).
Voto 8, tempo di visita trenta-quaranta minuti. Fino al 29 giugno, quindi avete più tempo.

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Una Risposta

  1. Il tuo reportage mi ha galvanizzato ( ! ) , ( peccato che non abbia una lira per venire a Firenze ) . Chissà il prossimo anno …
    Ciao
    leopoldo –

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