Di femminicidi

[Tra il 14 e il 20 scorsi ho assistito a due eventi importanti e suggestivi. Come al solito dovrete accontentarvi, per il primo (sperando ci siano prima o poi altre repliche), di una nota retard, cioè confacente alla lentezza alle scarse doti e agli accadimenti dello scrivente].

Germani-Zappa

Leonardo Germani e Valentina Zappa nelle prove (foto di Alessandro Botticelli – dal sito danzaeffebi.com)

Il 14 sera Opus Ballet proponeva, al Teatro Cantiere Florida, la prémiere di Otello, con coreografie e regia di Arianna Benedetti. Nove danzatori rivisitano il dramma shakespeariano (e verdiano) con una forte accentuazione della fisicità e dell’elemento di contrapposizione sessuale, in termini di erotismo (magistrale, il passo a due di Leonardo Germani e Valentina Zappa, che con grande atletismo danno figura – secondo me – alla notte d’amore tra i due protagonisti, statici e già pensierosi invece in mezzo alla scena), violenza (il soffocamento col fazzoletto di Desdemona – l’incantevole Noemi Della Vecchia – prelude ed è ancora più crudo della sua morte) ma anche rivalsa femminile (tre donne svelano, a dramma avvenuto, l’inganno di Iago a Otello e la loro verità è l’arma incorporea e danzata che lo trafigge).
Indovinato è poi lo sdoppiamento di Iago in due danzatori gemelli, incollati a guisa di Grima vermilinguo all’Otello di Adrien Ursulet allo scopo d’insinuarvi veleno.
Belle le musiche di Massimo Buffetti, che hanno un andamento ritmico che esalta, assieme alla coreografia, la tensione tra i protagonisti. A esse si intercala l’Ave Maria dal quarto atto dell’opera verdiana, la cui rassegnazione di soprano un po’ stride con l’esecuzione tutta sui nervi  della danzatrice.
Un bell’esordio, sold-out, che ha obbligato ad aggiungere date, e sicuramente da vedere se ve ne saranno repliche in futuro.

Proprio di femminicidio in musica ho avuto modo di discutere con Lucia Baldini e Anna Dimaggio che invece in questi giorni (fino al 4 marzo) propongono alla galleria La Corte di Rosanna Tempestini Frizzi la tappa fiorentina della loro installazione Scarpe senza donne e i custodi in cammino.
118 paia di scarpe rosse rappresentano altrettanti femminicidi.

La scalinata, particolarmente suggestiva (dalla pagina facebook di scarpe senza donne)

La scalinata, particolarmente suggestiva (dalla pagina facebook di scarpe senza donne)

Ho partecipato alla performance di apertura giovedì 20 e, come agli altri visitatori, mi è stato consegnato da Lucia un paio di scarpe che ho riposizionato nell’installazione, divenendo così “custode” di una donna e dello scelus che ha dovuto subire. Il risultato è un drammatico camminamento spersonalizzato, che si sposa molto bene per contrasto con la bellezza classica dello spazio espositivo.
Al centro dello spazio, un altoparlante recita fiabe al cui interno avviene un femminicidio (Cappuccetto Rosso su tutte) a dimostrare lo stillicidio con cui la cultura ancestrale lo insinua sin dalla giovane età nelle menti come un fatto, se non naturale, possibile e persino ricreativo. In quest’ottica è ovvio ricordare come, per i meno piccini (?), lo stillicidio continui con Otello, Carmen, Pagliacci e così via. Da vedere.

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