Bassa SPONSOR lebe lange! o del “Ratto” notturno

ratto

Camarena e Rancatore nel Ratto: e che lo sponsor sovrastante e ben inquadrato vi e ci benedica!! (foto dalla cache google © Der Neue Merker)

Ho fatto notte alta, le tre e trenta per essere precisi, per vedermi la differita del Ratto dal Serraglio di Salisburgo 2013. Questa replica e la diretta sono state trasmesse da Classica e altre repliche sono in rotazione in settimana, anche in orari più circadianamente ortodossi. Avendo mancato la diretta di lunedì per motivi logistici, ho affrontato la nottata.
La testa a volte ha ondeggiato ma ho mantenuto una certa attenzione. E quel che ho visto e sentito mi è parso non certo imprescindibile. Ciò nonostante alcune voci brillanti, amplificate ma giocoforza*, vista la vastità del “palcoscenico”, che altro non è che un enorme Hangar aeroportuale. Spiccano Javier Camarena come Belmonte, l’interessante (e conturbante) Rebecca Nelsen nel ruolo di Blonde, e naturalmente la Rancatore come Costanza. Però ben presto si apprezza come ci sia poco o punto amalgama, e sin dall’ouverture una direzione musicale che non mi convince, agogicamente irrisolta e talora inaccurata, da parte di Hans Graf a capo della Camerata Salzburg.  Sanza infanzia e sanz’allodole (cit.) il Pedrillo di Thomas Ebenstein. Discorso a sé per l’icona Kurt Rydl (classe 1946) come Osmin, presenza scenica sempre bella, magnetica, ricca e divertente – in canottiera nera, canta la prima aria facendo ginnastica con una “triceps pulley” da palestra messa lì per l’occasione: risate. Però molto impreciso e fuori tempo, al limite della tollerabilità. Fuori dal cast vocale, Tobias Moretti nel ruolo attoriale di Selim mi pare un telenovelistico Palomo danubiano e con la sua umoralità scenicamente esasperata confuta la (supposta) giocosità del tutto.
Risultato incostante e, ciò che più urta, sempre con quel gusto salisburghese ormai quasi previsto – d’après il famoso Don Giovanni di Harding in lingerie firmata – di essere davanti a un gigantesco spottone in rapporto al quale l’accuratezza musicale sembra considerata un optional. Questa volta si doveva incensare la moderna perfezione dell’aeroporto salisburghese, Hangar 7 (in diesem heil’gen Hangar, titola sagacemente una recensione) e i macchinari volanti della R3d Bu11, jet privati ed elicotteri minuziosamente mostrati in finiture e arredi, logo ubiquo e sovrastante. Anche qui travolgendo qualche sforzo ermeneutico (ad esempio l’interpretazione onirica e concentrica: tutto sarebbe un sogno di Costanza spettatrice – di se stessa? – a teatro e rapita dal Palomo spettatore) del regista Adrian Marthaler.
Bah, aridadece Karl Böhm o affini.
(opinioni contrarie benvenute)
*IMPORTANTE PRECISAZIONE: Desirée Rancatore è intervenuta sulla bacheca di Enrico Stinchelli precisando che i microfoni applicati ai cantanti servivano solo per la ripresa televisiva. Dunque rettifico di buon grado.

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