“Aufersteh’n, ja aufersteh’n wirst du” (?)/ giornata Malenchini

zarcone

Il Col. Zarcone tiene il suo intervento nella splendida cornice della Sala Ferri (foto mia, clicca per ingrandire)

Stamane ho fatto una capatina alla Sala Ferri del Vieusseux per seguire almeno una parte della giornata di studi dedicata a Vincenzo Malenchini – il 2013 segna i duecento anni dalla sua nascita. Fortuna ha voluto che lo spezzone a cui ho potuto partecipare sia stato ottimo e per me foriero di riflessioni e rimuginazioni. Non me ne vorrà il Colonnello Zarcone che si è soffermato soprattutto su Bixio e la battaglia di Custoza, e il cui intervento ho ritratto qui in foto a marcare visivamente la giornata, ma le due trattazioni precedenti – a cura dei proff. Anna Maria Isastia e Fabio Bertini – mi hanno colpito particolarmente, e non solo per la capacità di comunicare e suscitare interesse, forte in entrambi gli oratori.
Isastia si è soffermata sull’impatto dei combattenti volontari nel Risorgimento (ha scritto un libro importante in merito), e questo impatto, declinato in numeri di arruolati (punte di centinaia pro die!), in impeto partecipativo, in finanziamenti spontanei alle insurrezioni (!!), persino in pile di lettere di raccomandazioni perché alcuni giovani rampolli potessero essere inquadrati in cavalleria e andare a combattere, restituisce la dimensione di una voglia d’Italia, di un fervore prima per l’Indipendenza e poi per l’Unità nazionale, che a distanza di un secolo e mezzo e in tempi così disgreganti non stiamo onorando per nulla, fermi in molti (un po’ per congiuntura, un po’ per indole) ai nostri orticelli e interessi al massimo corporativi.
L’altro punto focale della mia attenzione è stata la battaglia di Curtatone e Montanara… Non sapevo o non ricordavo dal liceo che essa, pur risoltasi in sconfitta, avesse, come è emerso dalle parole del relatore e dalla storiografia addotta, un’importanza apicale, quasi agiografica, nel motivare e aggregare ex post le forze indipendentiste: essa fu intrisa di “sacralità laica” e la sua ricorrenza (29 maggio, ieri l’altro) fu sempre celebrata e festeggiata, anche clandestinamente dove non era permesso farlo apertamente. Per molti, compreso Malenchini che lo scrisse in una lettera all’amico Giovanni Morandini, fu forse il giorno più bello della propria vita. Fabio Bertini ha anche mostrato come Curtatone sia sempre stata sbrigativamente etichettata come “battaglia degli studenti” quando invece la provenienza dei combattenti fu socialmente assai più variegata e strutturata.
Qui il racconto della battaglia nelle memorie di Giuseppe Montanelli.
Anche per Curtatone gli anni e l’incuria hanno annacquato la memoria collettiva, basti pensare che l’omonima e bella via fiorentina (oggi purtroppo martoriata dal traffico leggero e pesante, di fatto una circonvallazione en travesti; quasi che i soldati austriaci si fossero reincarnati negli assessori alla mobilità) viene spesso, nella corrispondenza ma a volte persino nella cartellonistica stradale temporanea, “fiorentinizzata” in “Via del Curtatone” (o chi ‘ll’è? un calciante? un cugino del “Parione”?). Uno sbaglio epistolarmente lieve ma che rivela in molti oblio storico, similmente al più noto aneddoto di “Nino Biperio”, citato oggi da Zarcone e ricordato anche qui.

Occasioni di riflessione ben portata e documentata come quella odierna, in cui mi sono trovato quasi per caso e purtroppo di striscio (il convegno proseguiva anche oggi pomeriggio), sono un farmaco per la coscienza individuale e sociale.
NB – la prima parte del titolo è il famoso “Risorgerai” klopstock/mahleriano, col punto interrogativo a denotare apprensione per la nostra Italia…

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