San Miniato al fronte

«Saepe l’hom, ch’al modo de’ Grecj nomasi sociophobico, est come l’isposo becco», recita un esoterico codex florentinus, intendendo forse “l’ultimo a sapere le cose”.
La mia passeggiata finale del 2012 l’ho fatta salendo a San Miniato al Monte e, a lato del senso di appagamento che arrecano la sgambata e poi subito dopo la bellezza del panorama, son rimasto esterrefatto nel vedere come i simpatici visitatori abbiano ridotto un affresco della navata sinistra (foto1).
L’ho furtivamente fotografato, per poi, a casa, scoprire che la cosa era già stata ampiamente evidenziata (ma si è mosso qualcuno da allora?) da un pezzo del Corriere fiorentino di gennaio 2012; ove leggesi oltretutto che i primi “autografi” di cotanti artisti risalgono a quasi mezzo secolo fa.

Potrei profondermi in altri tristi particolari, ad esempio il dissesto in cui si trovano alcune tombe che potrebbero benissimo fare a gara con quelle di Staglieno. Cfr. quella ottocentesca del Marchese Paolo Feroni, già direttore delle Reali Gallerie, immortalato reclino à la Goethe (foto2), salvo che quello che ha sul grembo non è un libro ma… l’intonaco della volta sovrastante, puntellata da una trave di legno messa lì alla bene e meglio (foto3).

Le foto sono venute schifosette, quindi le ho trattate un po’. La seconda, sfocatissima, in un b/n che fa tanto copertina di “Closer” (qui traducibile con “siamo a rischio chiusura”?).
San Miniato al… fronte del dissesto e della mala educazione.

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