“Panic on the skies of Birmingham, I wonder to myself…”

helicopter

Ieri sera grazie a una sontuosa imbeccata di Giorgia ho potuto assistere alla diretta streaming di Helicopter Streich-Quartett di Karlheinz Stockhausen, eseguito dall’Elysian Quartet a Birmingham nell’ambito della prima rappresentazione scenica integrale dell’opera da cui è tratto, ossia Mittwoch aus Licht (parte a sua volta del ciclo Licht). HSQ, per la sua forte connotazione e le sensazioni diametrali che suscita, ha talora vita autonoma; nel 2009, ad esempio, è stato portato sui cieli di Roma in prima italiana dall’Arditti Quartet che è probabilmente, attraverso le sue molte formazioni, il massimo specialista di contemporanea per ensemble da camera (qui un brevissimo estratto dello spettacolo romano).

La diretta di ieri è iniziata qualche minuto dopo le nostre 20 e ha seguito non solo il nucleo della performance con schermo quadripartito che vedete nell’immagine (dall’accensione allo spegnimento dei motori), ma anche il tragitto degli esecutori dalla hall all’eliporto e viceversa (del resto anch’esso fa parte dell’opera). Il pubblico presente in sala e munito di maxischermo era intrattenuto da un “moderatore” (previsto dal compositore) che, con voluta e talora un po’ troppo calcata verve comica – non so se richiesta anch’essa da Stockhausen, ma certamente non a soggetto, visto che ha toccato “temi” quali Tottenham FC, feticismo e flatulenze (sic) del violista – spiegava la storia e gli elementi essenziali dell’esecuzione, e poi alla fine ha intervistato gli interpreti e i piloti e moderato le domande del pubblico.

Qui potete sorbirvi la differita dell’evento (poco meno di un’ora, tutto compreso):
sito del Guardian (con qualche informazione in più sul resto di Mittwoch);
sito di TheSpace.

Per chi fosse completamente a digiuno della cosa, il cuore della rappresentazione funziona così: i membri del quartetto d’archi vengono collocati ciascuno in un elicottero e portati in volo su un raggio di circa 6 chilometri con cambi di quota e direzione. Ascoltandosi gli uni gli altri per mezzo delle cuffie, essi mettono mano agli strumenti dal take off fino al touch down, in un movimento unico di circa mezz’ora che prevede che i quattro non solo suonino ma recitino-cantino (con una sorta di Sprechstimme) numeri in tedesco. Né tra l’altro la flotta di elicotteri deve ritenersi mero mezzo di locomozione: “entra” anch’essa in audio poiché per ogni unità sono tre microfoni: uno all’esterno, uno sullo strumento, uno in prossimità della bocca dell’esecutore.

Come “recensire” un pezzo del genere? Ci sarebbe intanto la tentazione di sparare la parodia recensoria del secolo, sul tipo: non mi è piaciuta l’agogica delle pale del terzo elicottero… Eppure sarebbe una battuta solo a metà, perché sicuramente una delle problematiche del pezzo è quella (peraltro esploratissima) del rapporto tra suono e suoi veicoli – esecutore, mezzo di trasporto, sincronismo tra più esecutori: tutto viene smontato e a tutto viene conferita polarità. Uno degli spettatori, nel forum conclusivo, ha chiesto con grande serietà a un pilota se Stockhausen avesse dato indicazioni su velocità, altezza in quota, traiettorie, rotazioni delle pale dell’elicottero… Lui ha risposto una cosa tipo “noi abbiamo fatto così – se la cosa era ok [per i musicisti?] bene, sennò la cambiavamo”. Direi che si può tranquillamente prendere per un no! Ma al di là della parte “deregolamentata”, compresa la gradevolissima emozionalità degli strumentisti – a differenza dello svezzatissimo Arditti, era percepibile lo stupore e il divertimento, soprattutto nella graziosa violoncellista – mi sono concentrato sulla parte strumentale che ho trovato interessante. Lontana anni luce dal movimento preciso e meccanico di ligetiana memoria, cerca comunque un dialogo costante – quasi un canone – col “pedale” (?!) meccanico dell’elica attraverso il tremolo o la ricerca del minimo intervallare in amplissimo legato. Forse il limite dell’esecuzione – e, azzardo, la vocalità degli strumentisti è richiesta per controbilanciare parzialmente proprio questo – è la relativa assenza di concertato, cioè la sensazione che ogni parte sia un pezzo virtuoso o qualcosa da suonare “ciascuno con la propria elica” piuttosto che qualcosa da suonare con altri tre colleghi; del resto penso che una scrittura altamente concertata, per le modalità d’esecuzione, avrebbe reso la performance quasi impossibile.
Nel complesso la prova dei giovani e spontanei Elysians mi è sembrata più che soddisfacente, senz’altro superata per chiarezza e intonazione.

Partiture come queste sembrano fatte apposta per esasperare le distanze tra sostenitori e detrattori (variante: derisori) della contemporanea. Mettendo a monte e pretermettendo subito il dato per cui, snobbando la contemporanea, si snobba chi parlerà di noi ai posteri, chi scrive non ha alcun potere o carisma per poter fare divulgazione – e non è un male per me: meno contemporanea ascoltate e più sto largo ai concerti! Scherzi a parte, credo più che mai, facendomi forza su questi esempi, che il lume debba essere la mera pancia, il piacere d’ascolto o la semplice curiosità, prima ancora di ogni esegesi introduttiva. Del resto è il lume che mi guida anche per repertori più consueti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...