Cloches à travers le cheval donné

venerdì scorso, grazie al buon cuore di Duccio (che sotto sotto vuole anche guarirmi dall’affezione per la contemporanea), mi sono potuto recare alla prima de l’Italiana in Algeri. Grato pel dono, che ricambierò presto in vouchers postdodecafonici, mi spingo comunque in una disamina contravvenendo al noto proverbio frammisto a Debussy nel titolo. Pur non condividendo affatto gli (in certi casi ormai prevedibili) entusiasmi còlti qua e là nel giudicare la performance complessiva, sono emerse alcune cose da sottolineare senz’altro. Innanzitutto alcune prove dei singoli orchestrali: ottimo il primo oboe Marco Salvatori già dalla sinfonia e lungo tutta l’opera, insieme al primo flauto Renzo Pelli, tramite prezioso delle figure imitative disseminate nella partitura. Vocalmente parlando, un Coro eccellente e quasi "spietato" nella sua forza e tecnica costituiva la scomoda pietra di paragone per il cast vocale. In quest’ultimo àmbito, due su tutti. Daniela Barcellona ha riscosso un meritato successo: artista di notevole qualità e versatilità, più volte applaudita in riva d’Arno, ha tratteggiato un’Italiana di spessore, sicura nelle agilità e schietta nei contorni. Altrettanto applaudito e convincente per verve vocale e scenica il Taddeo di Bruno de Simone. Discreta la prova di John Osborn (Lindoro) che innesta una tecnica inappuntabile su un timbro che mi risulta assai poco gradevole. Sanza infamia e sanza lodo le altre parti, ad eccezione purtroppo del Bey di Simone Alaimo che, pur attorialmente vivo, esce sempre in ritardo – anzi in ritardissimo – nelle strette. E qui i demeriti vanno salomonicamente condivisi col "pilota automatico" del direttore Enrique Mazzola che, in più, conferisce all’orchestra del Maggio una notevole piattezza. L’allestimento a cura dei catalani Comediants ha un buon impatto cromatico e "l’arte di farsi amare" strizzando l’occhio ai tòpoi  dell’italianità (spachetti paffi neri e mantolìno, direbbero al rag.) cosa che del resto è pienamente in linea con la morale della favola. D’altro canto, avvicinandomi agli anta, evidentemente non possiedo la turbolenza dionisiaca (o ne possiedo troppa!) necessaria a carpirne il surreale e men che meno il sensuale preannunciati e/o recensiti, e che invece, al di là di qualche carineria, mi risultano non pervenuti. Né più né men che buono dunque, in media aritmetica con quanto osservato musicalmente.
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2 Risposte

  1. Sono molto contento per il tuo apprezzamento alla mia concittadina Daniela, che come Isabella dà sempre il emglio di sé. Fu bravissima nello stesso ruolo anche qui a Trieste, la scorsa stagione.
    Come siamo messi per il Maggio?
    Ciao Roberto!

  2. Pas de quoi amico mio. Per il maggio direi Die Frau e la contemporanea al Goldoni. C’è anche la nutria nel serraglio ma sono indeciso…

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