Note su Berlino (1/2)

das erste Mal: si parte giovedì 17 spavaldamente spaventati dal meteo: Il gelo sopra Berlino, ma la voglia di incontrare la città e amici vecchi e nuovi è troppo forte. Il freddo picchia duro (-15 con vento) fino a domenica ma è asciutto e abbastanza sopportabile; poi si dirada prossimo allo zero ma subentra l’umidità negli ultimi giorni, ed è un cacciavite al petto (ciononostante ne uscirò con solo un poco di tosse). Neve. Passi malfermi come nell’inverno vivaldiano. Tanta, tantissima arte, presentata in vari modi, più o meno infarcita di apparati, sempre straordinaria nelle soluzioni architettoniche, nel contenitore. Arte spesso di una bellezza tale da stendere. Come quella della collezione Scharf-Gesternberg dedicata ai surrealisti, di sicuro il più bel museo che sinora io abbia mai visitato: ti sferra quasi subito un uno-due Goya-Piranesi da cui non ti solleverai più, poi infierisce con altri capolavori. Ma anche il Neues con Nefertiti, la Gemäldegalerie con dozzine di tele spettacolari, la Alte Nationalgalerie con Böcklin (la terza Toteninsel, che fu appannaggio personale di Hitler), il Brücke… Soprattutto, una funzione della cultura come servizio (e non come cesso) pubblico: il giovedì sera i musei statali (tutti quanti) sono gratis. Il lunchtime concert cameristico alla Berliner Philharmonie è gratis. Morale: ci si può incontrare e sorbire cultura a euro zero anziché tragicomici strusci aperitivizi per di più a diecine di euro.
I trasporti sono costosi ma capillari: se ti svezzi, in massimo mezz’ora arrivi dappertutto. Si mangiano cose poco digeribili con questo clima ma la berliner currywurst è una goduria, meglio se con qualche litro di Erdinger weiße (che però è una bavarese in trasferta). La visione ubiqua di valkirie acqua e sapone crea qualche problema di torcicollo ma s’incrocia mentalmente con la pandemica assenza del bidet, rammentata ad arte dalla gelosetta al fianco. E l’ultima passeggiata, la mattina del 23 nei dintorni di una Porta di Brandeburgo ancora sgombra dalle torme turistiche (questo in effetti val più di una freddata), conforta col doppio, aperto presidio di civiltà del monumento agli ebrei e agli omosessuali perseguitati dal nazismo. Tornerò di certo, magari con qualche grado atmosferico in più, anche se amici ed arte scaldan già il cuore e non poco.

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Una Risposta

  1. Ma che belle note…bidet a parte ( ma anche da altre parti, vedi Parigi, Avignone etc.) leggendo mi è cresciuta una specie di invidia,Franco Secilin 

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