Note A Berlino (2/2)

Domenica 20, serata alla Philharmonie. Desiderio di fare la propria entrée baciando la terra subito frustrato dal generale divieto di fotografia. Acquisto alcuni programmi di sala e la giovane addetta alla cassa, fulminata o infastidita (fate voi) dal sottoscritto, me ne consegna in quantità doppia rispetto al richiesto. Tutto è magniloquente e disciplinato. Ogni ordine e sottordine ha il suo ingresso dedicato, e solo a dieci minuti dall’inizio ci vengono spalancate le porte dell’empireo.
La sala da concerto, improvvisamente offerta all’occhio, porge la sua spazialità verticale e raccolta in un abbraccio circolare ai musicisti. Siamo come bambini, mi lancio in discutibili escatologie stile "con un fiume di gelato che scorre e salami al posto dei microfoni, questa è la mia idea di paradiso".
La prima parte del concerto è occupata da una prima assoluta: Traces di Sebastian Currier, per arpa solista e orchestra. Un interessantissimo concerto in cinque movimenti dai titoli suggestivi (Fragmented, Angular, Resonant, Racing, Distant) ove atmosfere oniriche si alternano a episodi convulsi  che esaltano il virtuosismo di Marie-Pierre Langlamet, prima arpa dei Berliner, e devono qualcosa al Sacre stravinskiano. Assaggio la finezza del Berliner-Schall (come risultante di strumenti e ambiente): il suono titilla le orecchie con la rarefatta naturalezza di un palmo che si schiude.
Dopo la breve pausa tocca al Deutsches Requiem. Donald Runnicles, dal gesto minimale ma preciso nel chiamare all’espressione, e che in figura dalla mia visuale somiglia persino – almeno un poco – al Brahms iconografico delle silouhettes, dà vita a tempi lenti (soprattutto il "Selig sind" di apertura), quasi Knappyani, ma riesce a mantenersi antiretorico, scevro dei patimenti e ostentazioni dolorifiche da cui a mio avviso non poche registrazioni quotate sono affette. Il vigore orchestrale di certi passi è un po’ crudo e piallante (le arpe, ad esempio, non le sento, forse perché posizionate dalla parte opposta alla mia), ma vivo. Una spiritualità che emerge faticosamente dalla pietra, con l’apice qualitativo forse nel terzo quadro e nel grande fugato prima del finale. Bene i cantanti Helena Juntunen e Gerard Finley, anche se – a voler spaccare il capello in quattro – quest’ultimo s’immerge, in un solo episodio, sotto l’onda del tutti orchestrale. Applauditissimo, e a ragione, il Coro di Atlanta che fu del grande Robert Shaw e che oggi, sotto la guida di Norman MacKenzie prosegue nell’eccellenza e in quel colore bruno assai adatto alla pagina brahmsiana.
Siamo in sollucchero. Uno dei miei due angeli protettori esce dalla sala e dalll’ingresso accarezzando superfici legnose e vetrate colorate, quasi volesse permearsi del luogo-santuario. All’uscita scopriamo che nevica copiosamente e la coda per i taxi è lunghissima, ma la temperatura è salita, il gelo dei giorni scorsi la rende quasi gradevole e, unitamente all’emozione, ci consente di trottare verso la metro in Potsdamer Platz senza eccessivi patimenti. Arrivederci a presto, luoghi sacri.

[il concerto è stato anche ripreso nella digital concert hall (mamma mamma sono in tv!) ed è disponibile on demand. Un promo di tre minuti con estratti si trova qui]

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5 Risposte

  1. evvai!!! . sono sempre meno  i luoghi capaci  di grandi emozioni ..

    Buon Anno!

  2. Ciao Roberto R. Evviva…da tempo cercavo un amico della grande musica, appassionato intenditore e fruitore, credo senza confini, di un mondo che in questo paese mi pare diventato un po’ esclusivo, anche se da tempo, per diverse vicissitudini, non mi è più dato di frequentare grandi eventi e "luoghi sacri".Veramente interessanti i tre minuti di video, il calendario del Berliner e il tuo commento al programma di quella serata. Ma costa così poco o i 9.90 € si riferiscono ad altro?Franco Seculin

  3. i 9.90 sono per seguire il concerto sul proprio pc "on demand" tutte le volte che si vuole per 48 ore dall’acquisto (un po’ come i film sulla pay-tv)

  4. http://crist[..] Sulla musica -linguaggio universale dei popoli e delle genti- ci sono diverse passioni: ad esempio c’è la passioni di AM sulle regine inglesi , o quelle di Bob sulle sinfonie tedesche o acnora quelle di Chat su Rachmaninov e molte molte altre, [..]

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