The piano heals

Affastella gli spartiti disordinatamente sopra il pianoforte, bunte Blätter che (apparentemente) sceglie lì per lì di eseguire, e poi scarta facendoli cadere per terra come foglie. Michael Nyman, compresso tra le 20,30 e l’inizio de’fòhi di San Giovanni, ci offre un’ora e trenta di solo piano performance. È un appuntamento cui mi reco grazie alla pertinacia degli affetti, senza troppa convinzione, nonostante la grande ammirazione per il Maestro: sono infatti convinto che la sua musica abbia l’impatto maggiore quando si espande polifonicamente e dunque ha necessità di ripartirsi tra più esecutori. Nonostante ciò la serata è stata godibile e rilassante. In primis perché Nyman, anche se si disunisce un poco alla distanza, è un ottimo interprete di se stesso; non capita a tutti; penso per esempio a quanto il Philip Glass esecutore, che ho ascoltato dal vivo a Prato, penalizzi le sue partiture (persino in disco). In secundis perché la proposta d’ascolto – per gran parte tratta da un album del 2005, The Piano Sings – sa orientarsi bene verso il lirico e il semplice, privilegiando alcune colonne sonore (quali Wonderland e Gattaca) dai temi piani e struggenti, ove il pianoforte sostituisce degnamente il tutti violinistico. Meno fascino alle mie orecchie hanno i brani da Compton House e da Lezioni di Piano, per la quale ultima colonna sonora sono legato allo stupendo concerto che a mio avviso costituisce un vero gioiello di scrittura per pianoforte e orchestra e nel quale il solista ha un trattamento spesso contrapposto alla linea melodica.

All’ascolto si assomma anche qualche cortometraggio dello stesso Nyman (cfr. sezione video del suo sito): ora scene rubate alla strada, ora un frammento poetico (Love train) in cui due respingenti del treno, a contatto, sono còlti nel loro gioco di sfioramento, avvicinamento e allontanamento, simile all’effusione amorosa. Soprattutto Witness I, in cui trasparenze di lenzuoli bianchi giocano con foto segnaletiche di nomadi internati dal nazismo, tocca il cuore grazie al tema di Wonderland (cfr. a metà della traccia 3 nello streaming linkato), scelto come sottofondo ripetituto ad libitum.

Un’oasi frugale e rilassante, rarefatta anche quanto a presenze, una sospensione prima di ributtarsi nella marea umana dei Lungarni pirotecnici, automobili anche in testa, a momenti.

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2 Risposte

  1. no, nyman no, no no no no no e no. E’ minuscolo, non te ne accorgi? Ne hai l’obbligo, dopo tutto questo sfoggio di sapere e di buon gusto, non credi?

  2. Su Nyman non sono d’accordo. Sono convinto che non tutto sia allo stesso livello, ma che certe cose (in primis “the Piano Concerto”) siano valide.

    Inoltre credo che ci sia un errore di prospettiva: questo blog nasce per riflettere ad alta voce, non è uno sfoggio, non è una guida a cosa comprare oppure andare ad ascoltare, non ha alcun obbligo se non quello di partecipare quello in cui m’imbatto (anche per ricordarmelo, io per primo) e su cui rimugino…

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