Mehtoven

chi trova un amico trova un tesoro, e devo dire che musicalmente parlando ho potuto sperimentare tutto ciò ieri l’altra sera quando, approfittando della benevolenza di un abituale frequentatore di questi lidi, ho acciuffato al volo un biglietto per la seconda serata Beethoven/Buchbinder/Mehta, che inizialmente avevo trascurato in favore di altri eventi di là da venire. Mi sarei così perso una serata di pregio, per merito soprattutto dell’orchestra del MMF la quale, e lo dico senza esaltazioni del momento, ha suonato con una verve e perfezione tecnica che da tempo le mie un po’ altezzose orecchie non le avallavano.
Nei tre concerti per pianoforte ieri proposti – in ordine di esecuzione 1,4,3 – la bacchetta di Mehta ha esaltato caratteristiche suggestive e preziose del mondo beethoveniano, a partire dalle finissime e sospese, quasi lunari, dinamiche del “primo” (il movimento iniziale è stato forse l’apice della serata, e la bellissima interpretazione ha dato spolvero ed importanza a quello che spesso è un figlio ingiustamente pretermesso), proseguendo poi con le lande d’intenso sconforto del “quarto” (soprattutto l’Andante); per terminare col “terzo”, il più plastico dei tre per il volume più corposo (mercé anche l’aumento dell’organico), ma anch’esso depurato da qualsiasi retorica (emblematica l’esposizione dell’Allegro con brio) – elemento che forse unifica la visione di un Mehta che, nonostante l’ovvio dispendio energetico del monolito wagneriano attualmente in programmazione, ha preso questo impegno con assoluta dedizione e cura interpretativa.
Grande forma orchestrale e direttoriale, dunque. L’applauditissimo Buchbinder, già brahmsianamente protagonista in questi luoghi, mi è sembrato muoversi molto bene nei passi citati: il finissimo perlage dell’avvio del primo concerto, la rarefazione “funebre” in mezzo al quarto, dove il capo reclino fin quasi a toccare la tastiera nelle pause testimoniava (od ostentava?) molta partecipazione. Per converso, il finale del primo e l’inizio del quarto hanno mostrato un’attitudine percussiva a tratti indisponente, e sul terzo – che senza dubbio è stato per tutti la prova coi risultati meno eclatanti – la sincronia con l’orchestra ha scricchiolato in qualche punto. Che dire? La tecnica non si discute, la lettura sì: in certi passi risolve tutto con estrema sensibilità, in altri pare un flipper…
La serata mi è parsa comunque da ricordare; ripeto che era parecchio che non ascoltavo il Maggio così in forma. Prosit all’amicizia dunque!
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Una Risposta

  1. Lieto che ti sia piaciuto e i complimenti e la soddisfazione per l’amicizia sono reciproci…
    Un abbraccione
    DC

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