fermo restando io vo

così ieri, giunto in centro per salutare un’amica ligure la quale – se non rinsavisce per tempo! – mi farà l’onore di accogliere una mia pre(o post)fazione alla sua silloge d’imminente uscita, ho avuto fortuitamente l’occasione di ascoltare un intervento del Sovrintendente al Polo Museale, dott. Cristina Acidini. Devo dire anzitutto, trovatomi per la prima volta ad ascoltarla, che ho molto apprezzato l’eloquio misto a competenza per cui, parlando a braccio, ha saputo unire freddo dato storico e verve narrativa (non a caso è anche autrice di romanzi). In tre date – 1334, 1564, 1737 – si sono còlti tre snodi cruciali per Firenze e per la “fiorentinità”. Se le prime due sono legate a personaggi (Giotto, Michelangelo) che hanno in modo diverso amplificato verso il mondo esterno il proprium e la grandezza fiorentina, la terza data – la Convenzione di famiglia di Anna Maria Luisa de’ Medici del 27 novembre – esprime la coesione identitaria della città al momento dell’estinzione del casato Medici e il passaggio ai Lorena, coesione senza la quale oggi forse ammireremmo il David al Kunsthistoriches… e invece, con la modernissima locuzione all’articolo terzo, «nulla trasportato e levato fuori dalla Capitale e dallo Stato del Gran Ducato per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri». Proprio su questa forza individuale la lectio si chiude, non senza un incentivo ad apprezzare e riscoprire ciò che è autenticamente nostro.
Il titolo annunciato dell’intervento, peraltro, recava: «la sfida della città d’arte oggi e domani». Mi par di capire allora che questa bella mezz’ora sia stata anche incompleta. Forse è mancato il tempo per accennare a queste sfide, forse è emerso l’antico problema (mentale) di Firenze: quello di non sapersi più rigenerare. Le sfide non possono esaurirsi in un “goditi quel che hai”, anche se quel che hai  è immenso: altrimenti non esisterebbe la storia, che è sempre fuga da una posizione – spesso scomoda, ma talora anche comoda.
Mancano i soldi, lo so – un esempio tanto per restare ad oggi, lavoratori degli enti lirici di tutta Italia si son trovati a Roma per protestare (notare anche: un solo trafiletto web, quello linkato, nel momento in cui scrivo). Speriamo che questo sottinteso non sia troppo forte e, visto che ho accennato al David, la “sfida di domani” non sia quella di non venderlo al Manchester City!
Intanto penso che il libro su Anna M.L, qui ritratta da Antonio Franchi (circa 1690), sarà una delle mie letture natalizie. Se non altro, la tipa mi ha evitato 20 ore di treno A/R, anche se Vienna è nel cuore.
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