Sopravvalutazione

Viviamo in un tempo in cui la comunicazione è preponderante sul contenuto. Importa sempre meno ciò che si dice, importa sempre più quanta forza si impieghi nel dirlo e quante persone il nostro messaggio riesca a raggiungere.
Mi è capitato di fronteggiare aspramente un giovane affermato narratore che è riuscito, impresa non da poco, ad infilare tre sproloqui e mezzo in poche righe, più o meno in questo modo: «Mozart è uno dei musicisti più sopravvalutati della storia [#1 – devo commentare? Giò stai calma]; salvo solo le sonate per pianoforte [#2 – corpus a mio giudizio creativamente subordinato nell’opera omnia del sommo WAM] che solo Glenn Gould, il più grande pianista del novecento [#3 – amo Glenn, ma a mio avviso almeno Richter e Horowitz – vissuti a lungo, felicemente per loro e purtroppo per gli idolatri del mauditismo – lo sopravanzano di tre spanne], seppe rendere nella loro tragicità [#3/2; – esiste il tragico nelle sonate mozartiane? a me sembra solo nella qui malcerta interpretazione di Gould, che purtroppo le espone come se fossero una toccata di Sweelinck]».
La poco amabile due giorni si è conclusa con un accordo di reciproca irrilevanza, dopo frasi taglienti ed interventi boasting off di terzi scevri di competenza; l’inevitabile frutto di un ambiente, quello del social networking, dove – mi rendo conto – è importante far presa più che vagliare le proprie asserzioni. In questo senso dovrei essere più bonario e tollerante (ma a voi sarebbe riuscito?).
Un contributo essenziale alla mia ira è stato senza dubbio questo riferimento alla sopravvalutazione. A mio parere grave ed un po’ arrogante, perché trascende il giudizio personale e pretende surrettiziamente di situarsi in un’aura di oggettività.
Inquietante quindi (e, essendo stato reso in precedenza, fomentatore del mio spirito polemico) è il giudizio di sopravvalutazione dato en plein air celluloidea nientemeno che da Alessandro Baricco nei confronti di un certo Beethoven. Oltretutto, a seconda dell’intervistatore o del corsivista, non è chiarissimo se detto giudizio valga per l’intera opera di LvB, per la Nona, per l’Inno alla Gioia o per le sole lyrics schilleriane.
Proprio l’oggettiva soggettività di questi attacchi li rende difficili da fronteggiare: uno potrebbe scendere nel dato musicale e notare come l’episodio strumentale di transizione nel quarto movimento sia uno dei capolavori della scrittura di tutti i tempi; per quanto riguarda invece la presunta “inadeguatezza” del testo (rispetto a cosa, se ha originato tale orchestrazione?), essa mi pare qualitativamente e storicamente in linea con la letteratura “musicale” perlomeno fino a tutto l’ottocento; infine, riguardo al suo uso storico-militaresco inteso come contrapposizione agli ideali libertari che il testo esprime, esso va preso per quel che è, cioè un rilevante connotato storico che verosimilmente trascende dal giudizio di valore musicale per situarsi su altri piani (se Beethoven o Schiller fossero stati ebrei, a Baricco sarebbe mancato questo argomento)…
Uno potrebbe dire tutto questo, ma la mia sensazione è quella per cui questi giudizi non abbiano l’intento di apportare contributi, bensì di far parlare di sé e delle proprie creazioni.
Mi conforta poco che poi si corregga il tiro dicendo che si vuole colpire non l’opera, da amare per i suoi difetti, ma la patina d’incenso, retorica e acritica (siamo sicuri?), dei commentatori. Rimane sempre l’impressione che sia necessario lanciare il sasso, lo slogan; solo dopo si precisa. Il problema è che per uno scopo personale si travolge, alla lunga e nel contagioso accumularsi (la querelle iniziale docet) di questi exploits, un patrimonio collettivo. Questo è lo stigma, il piano inclinato dei nostri tempi, ben espresso da un corsivo di Franco Cordelli.

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11 Risposte

  1. Liquiderei il tutto con un:
    “Coglionate, dette da coglioni”.
    Volgare, ma efficace.

  2. Gli episodi citati sono agghiaccianti e il commento di Giovanni è centrato.
    Tu scrivi:

    ….ma la mia sensazione è quella per cui questi giudizi non abbiano l’intento di apportare contributi, bensì di far parlare di sé e delle proprie creazioni.

    È anche la sensazione mia, e non dico certezza solo perché, per mia fortuna, non ho quella spocchia di cui fanno ampio uso i baricchi vari.
    Non ho tempo di leggere il contributo di Cordelli e me ne scuso, però a me queste sparate ricordano tanto quelle dei politici, che sostengono cagate colossali e poi godono (possibilmente in prime time) a smentire oppure, nella migliore (?) delle ipotesi a sostenere che sono stati fraintesi.
    Ciao Roberto.

  3. Non ripeto quello che ha detto GioVit, ma solo perché sono una signora (e smettetela di ridere!). Ma ha ragione lui (GioVit, intendo.).

  4. Ma chi è cazzo è Baricco?

    Vostro
    Ludwig van Beethoven

  5. Non trovate che anche Michelangelo sia decisamente sopravvalutato?
    :))

  6. chi? la tartaruga ninja? 🙂

  7. Bellissimo blog. M’inchino in umiltà.

  8. Carmine, sursum corda, ti ringrazio ma non merito cotale deferenza. L’unica volta che mi è stato detto m’inchino non c’era l’apostrofo in mezzo 😀

  9. incredibile quante cose sono sopravvalutate … che dire, ad esempio, della Commedia di Dante? alla fin fine ci ha solo raccontato una sua passeggiata .. ,-)

  10. suggerisco la lettura di C.R.A.M.P.O. di Luttazzi, alla sezione “Letteratura italiana riassunta per chi non ha tempo da perdere”.
    ecco alcuni esempi di condensazione:

    La Divina Commedia: “Dante si fa un weekend nell’oltretomba”.
    I Malavoglia: “Una famiglia perde un carico di lupini e va in rovina”.
    I promessi sposi: “Renzo e Lucia imandano le nozze finché il lettore non ne può più, e alla fine si sposano”.
    Myricae: “Liriche soavi dopo che ignoti gli hanno ammazzato il padre”.

    😉 [:-(]

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