favola di Fedra

riuscirà il nostro eroe, in ritardo di una settimana causa force majeure, a dire qualcosa di sensato? Confido nella positiva, dato che si è trattato di un’altra bella rappresentazione, arricchita visivamente dall’ambientazione in un Goldoni sempre affascinante e dal pubblico disciplinato.
Opera od operina, oppure rappresentazione munita di voci, dire non so: certo ci troviamo di fronte ormai ad una vocalità strumentale, che non viaggia per arie o numeri chiusi, superandone anche gli ultimi residui quali il Lied der Lulu. Dall’altro lato, visto che ho citato Berg, nello stile di Henze si ritrova molta parte del carattere lussureggiante della scrittura del Nostro Venerato, come pure (e questo anche in Stravinskij o Sostakovic, per carità) la capacità di inglobare forme codificate come il bolero (ben nitido in Phaedra).
Ma andiamo con ordine. Il mito di Fedra è trattato con una profonda libertà di riferimenti, e se il primo atto esaurisce la classicità euripidea, nel secondo abbiamo una rielaborazione basata sul culto artemideo praticato a Nemi (il lago di Nemi è detto lo specchio di Diana: ricordatevelo quando giocate a Trivial!!!), come ci arriva anche da Virgilio e soprattutto Ovidio. Se il primo atto ha maggiore coerenza interna, il secondo è disunito ma anche culturalmente più stimolante, nella misura in cui dietro alla contaminazione si avverte distinto l’anelito faustiano all’immortalità, risolta poi in un finale in cui anche gli dei, mano nella mano con gli uomini, vanno incontro con calma fronte alla propria caduca condizione: «ci spingiamo nella mortalità e balliamo»!
Si tratta peraltro per Henze – malfermo ma assiduo ad ogni prova e presente in sala ad ogni data, giustamente tra tonnellate d’applausi – di un’opera dolorosa, concepita durante un periodo funestato dalla propria grave malattia e dalla perdita del compagno di una vita: personalia che, a mio parere, sono in questa composizione assai nitidamente presenti.
Dicevo di un’estrema ricchezza nello scriver musica: si attinge in buona parte al primo Novecento, alla sua vis culturalmente onnivora – ma senza seguirlo pedissequamente; ad esempio non c’è la serie. C’è l’anelito, meno risalente, alla spazialità, espresso da un pugno di strumenti (arpa, clarinetto) dislocati in platea o nei palchi. C’è l’impiego del nastro registrato, soprattutto poco prima del pacato finale. C’è questo curioso compromesso per inversionem per cui, alla svalutazione quantitativa degli archi (solo un violino, una viola, un violoncello, un contrabbasso) corrisponde una loro robusta esaltazione nel tessuto sonoro ritmico, sotteso alle volate – molto stravinskiane – dei fiati. Il risultato, ben shakerato e servito dall’orchestra e da Roberto Abbado, non stanca; manca forse di drammaticità ma risulta gradevole. Bene anche tutto il cast vocale. Regia e scene hanno buoni spunti, ad esempio la cura nel gesto dei personaggi, ove ciascuno si muove secondo una propria cadenza iconica che lo caratterizza: resta un senso di nuptiae siccis ficis in alcune trovate quali l’impiego di (crash test?) dummies per impersonare la catarsi di Fedra e Ippolito, ma nel complesso non mi sento di marciarci troppo.
Una bella serata con un’opera che – ecco l’unica critica – non riesco a capire (prevengo l’obiezione del ridotto organico: quante volte Mehta ha eseguito in corso Italia la KV297b?) perché non sia stata proposta al Comunale, secondo quel trend iniziato (e a quanto pare finito, come la festa di Endrigo) con Antigone che mi pareva felicissimo e tanto distinguishing per il nostro teatro elettivo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...